Era il 16 giugno 2025, vigilia di gara-3 della finale scudetto tra Virtus e Brescia. L’annuncio è devastante: Achille Polonara ha la leucemia mieloide, una malattia del sangue e del midollo osseo nella quale le cellule mieloidi (precursori dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine) proliferano in modo incontrollato, sostituendo le cellule sane. Uno shock per i tifosi e per tutti gli appassionati che avevano seguito con apprensione – e con sollievo, alla fine – la prima battaglia di Achille contro un tumore ai testicoli. Come raccontato alla Gazzetta, le prime avvisaglie erano arrivate il mese prima, con una febbre persistente e una stanchezza insolita: “La febbre non andava via, ero debole, stanco, ma ho pensato fosse dovuto al momento stressante della stagione”. Poi alla vigilia di quella gara-3 la febbre si alzò ancora di più: 38.1, e non scendeva. Si pensava a una mononucleosi, invece l’esito degli esami fu sconfortante: leucemia mieloide. “Alla diagnosi ho provato sconforto. Dopo due anni a lottare per sconfiggere un tumore mi è cascato il mondo addosso nello scoprire di avere una patologia ancora più grave. Quando ho sentito la parola leucemia l’ho accostata alla morte, fa paura” aveva raccontato.

Dopo la paura iniziale Achille Polonara ha affrontato la malattia con lo stesso coraggio con il quale aveva sconfitto il tumore ai testicoli, cominciando un primo ciclo di chemioterapia contro la leucemia mieloide fatto di flebo, liquidi, antibiotici, boccette antinausea: “Nei primi giorni non sono stato benissimo: ho avuto nausea e mal di pancia e mi hanno alimentato tramite flebo”. Come raccontato al Corriere della Sera, fu proprio l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna ad indirizzare Polonara verso Valencia: “Lì erano già disponibili delle pastiglie specifiche che potevano abbassare il rischio di recidiva. A Bologna le avrebbero avute solo a settembre, sarebbe stato più complicato”. Dopo il primo ciclo e la cura con le pastiglie, ad agosto è cominciato il secondo ciclo di chemioterapia, affrontato da Polonara con quell’ottimismo che lo ha sempre contraddistinto anche nei momenti più bui. Tanto che, proprio a fine agosto, Achille Polonara annuncia ufficialmente la firma con la Dinamo Sassari, con la quale aveva deciso di tornare in campo una volta migliorate le sue condizioni: “Sto molto bene. Ho completato proprio in questi giorni il secondo ciclo di chemio e ora sto effettuando alcune analisi prima di tornare a Bologna e attendere il trapianto”.

“C’è stato un momento in cui ho pensato di farla finita, ho pensato di aprire la finestra e buttarmi giù dal balcone. Poi ho pensato ai miei figli e a mia moglie e non l’ho fatto ma c’è stato un momento in cui l’ho pensato per davvero” ha raccontato a Le Iene. Il 15 settembre Polonara ha annunciato di aver trovato un donatore di midollo: “È una ragazza americana compatibile al 90%. Sono stato molto fortunato” aveva raccontato. Il 23 settembre è cominciata la procedura per il trapianto, conclusasi il 25 con esito positivo.

Pochi giorni dopo il trapianto, la situazione precipita. Lo ha raccontato la moglie Erika alla trasmissione Le Iene a Nicolò De Devitiis: “Quando gli hanno tolto il catetere è svenuto, gli è partito un trombo e il suo cervello è andato in carenza di ossigeno. Le possibilità di vita erano molto basse”. Sono giorni difficilissimi, come raccontato dallo stesso Polonara: “Mi avevano detto che al 90% sarei morto. Non ricordo molto, dieci giorni di buio totale. Sentivo le voci ma mi sembrava di essere in un’altra città. Dormivo”