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Chi dichiara la guerra non la combatte, resta a guardare

La distanza tra chi dichiara le guerre e chi le combatte, è abissale. È colpa della destra, della sinistra, dell’Europa, degli Stati Uniti, della Cina o della Russia. Si cerca sempre di dare un colpevole alle situazioni. Ed è giusto così, perché chi sbaglia, deve subire una condanna, in proporzione a quanto commesso. Ma non si può pretendere di accusare i civili di un paese in cui è il solo governo ad essere colpevole. La guerra la subiscono i cittadini, persone innocenti che si trovano al centro di interessi che a volte nemmeno conoscono.

Nella guerra le vere vittime sono i civili

Chi dichiara la guerra, spesso non la vede nemmeno nel suo realizzarsi. Dall’alto dei palazzi i civili vengono mossi sullo scacchiere di guerra come se fossero pedine. Ma il sangue macchia le divise e i vestiti di combattenti e civili, non certo di chi siede nei palazzi. Gli organi di informazione ci sbattono di fronte le immagini di una situazione che ci porta a una conclusione tanto spietata. Il passato non ci ha insegnato nulla.

Sono tanti gli interessi sottesi a questa situazione, e alcuni di essi non sono ancora venuti alla luce. Perché la guerra ci getta in incertezza pazzesca, in un ambiente di cui non conosciamo tutte le dinamiche e in cui non sappiamo cosa potrà accadere nel futuro più vicino. E se è vero che i più grandi disastri della storia sono avvenuti in modo improvviso, come l’attacco alle Torri Gemelle, è anche vero che essi sono frutto di situazioni che si protraggono da molti anni e di cui nessuno si è occupato. Come nel caso della Russia.

Michela Foglia

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