Come spesso accade nelle famiglie “d’arte”, Luca Vissani come il papà lavora nella ristorazione e gestisce molto bene il ristorante di famiglia, Casa Vissani, dove ricopre il ruolo di manager.
Inoltre, si è specializzato come Sommelier Fis, quindi esperto di vini e offre la sua professionalità anche all’interno del ristorante. Qui, inoltre, col tempo ha potuto apportare molte novità, facendo anche crescere il team di professionisti che già lavorava con suo padre.
Luca Vissani e il padre condannati anni fa dal Fisco
La Corte d’appello di Perugia, il 19 aprile 2017, aveva condannato Vissani e suo figlio Luca a una pena di sei mesi di reclusione ciascuno, convertita in 45mila euro di multa. In primo grado, nel 2016, la stessa condanna era stata pronunciata con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare di Spoleto. I fatti contestati risalgono alla primavera del 2013.
La Finanza aveva riscontrato gli illeciti nel corso di un accertamento contabile che si era svolto tra il maggio ed il giugno del 2013 nel ristorante di Vissani a Baschi. La terza sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Gianfranco e Luca Vissani, perché proposti personalmente: la riforma Orlando del 2017, infatti, «ha privato l’imputato della facoltà di proporre personalmente ricorso per Cassazione», che adesso può essere quindi presentato soltanto attraverso un avvocato cassazionista. I Vissani dovranno pagare anche le spese processuali e versare una somma pari a quattromila euro ciascuno allo Stato. La battaglia che lo chef ha ora definitivamente perso con il fisco aveva avuto un altro capitolo nel 2016, quando nei suoi confronti venne formulata l’accusa di essersi sottratto al pagamento delle imposte per gli anni dal 2005 al 2007.
Il tribunale di Terni aveva anche disposto il sequestro di suoi beni per 3,4 milioni di euro nel procedimento che lo vedeva accusato di aver venduto alcuni immobili e quote della società «Vissani srl» al «fine di sottrarsi al pagamento delle imposte» per i tre anni in questione. Nel procedimento penale, Vissani aveva sostenuto di aver venduto i beni per pagare le tasse, mentre i magistrati avevano invece sostenuto che «avrebbe corrisposto all’erario solo limitata parte della somma»
Il botta e risposta da Gambero Rosso
Nell’ultima Guida ai Ristoranti 2024 appena pubblicata, Casa Vissani è stata declassata da due a tre forchette. Il celebre spazio di Baschi, tra Todi e Terni, dove Vissani luccica e spadella da decenni è come retrocesso nel purgatorio delle due forchette. Ma il celebre chef amico di D’Alema, anzi il figliolo Luca, direttore di sala, non l’ha presa bene, anzi: si è proprio infuriato pubblicamente. “Dopotutto non si presentano al ristorante da tre anni, però dicono che scricchioliamo…”, ha sostenuto Luca.
Ma la risposta dal team della celebre guida gastronomica non s’è fatta attendere: “È giusto, è umano che di fronte a un declassamento ci si ‘difenda’, e concedere il diritto di replica è la prima regola di un’informazione trasparente e corretta”. La rivista ha così pubblicato le foto con gli scontrini di casa Vissani. La visita risale al 2023. Insomma, le due forchette, invece di tre, hanno un fondamento. Dal retrogusto amarissimo, per chef Vissani.





