Si definisce “perfomer, con un’attitudine rapper, icona pop e soprattutto diva“: Myss Keta, per sua stessa ammissione, è davvero difficile da incasellare in un’unica definizione.

Di lei, si sa pochissimo, e questo per sua scelta. Da sempre cela il suo vero volto dietro una mascherina, la sua età è sconosciuta, così come il nome – anche se alcuni sostengono si chiami Monica, altri Laura – ogni informazione personale è celata, negata, nascosta. Una segretezza che ha oscuramente contribuito a creare il fascino di questo personaggio. Circola la notizia, mai confermata, che abbia 35 anni. L’unica cosa certa che riguarda Myss Keta è la sua provenienza, Milano

Il suo personaggio nasce nel 2013 dall’idea del collettivo Motel Forlanini, che voleva cogliere lo spirito underground della città e condensarlo in una figura riconoscibileMilano, sushi e coca è il suo primo singolo, che ottiene un grande riscontro mediatico, insieme a una serie di critiche rivolte ai contenuti provocatori proposti.

La prima volta che Myss Keta utilizza una mascherina a coprirle il volto è nel video di Burqa di Gucci (2014), insieme a un paio di occhiali da sole. Il look, che le garantisce l’anonimato, da quel momento diventa un tratto distintivo del personaggio, venendo riproposto in forme e colori e materiali diversi in tutte le sue successive apparizioni pubbliche.

«L’identità nascosta, ma soprattutto la maschera che la occulta, sono elementi molto affascinanti e ricchi di significato», ha spiegato sul suo personaggio in un’intervista a Vogue. Ormai è abituata a parlare di se stessa in terza persona. «Il mio cervello ragiona così, immaginate cosa vuol dire stare dentro di me… È che a volte mi guardo da dentro e altre da fuori, anche se gira che ti rigira sono sempre io».

Ha una collezione di “svariate centinaia” di maschere. Si sente una “supereroina milanese”. Non ha paura di rimanere incastrata nel personaggio. “Il rischio di mostrare un proprio lato ‘intimo’ è quello che accomuna tutti gli esseri umani. La maschera di Myss rispetto ad altri artisti è esplicitata, visivamente e fisicamente. È la maschera che ogni artista porta con sé sul palco. Ma dietro la maschera c’è un cervello che si muove, un artista che si evolve, un progetto che cambia. Non vedo il rischio di rimanere incastrata”.

“La maschera di Myss rispetto ad altri artisti è esplicitata, visivamente e fisicamente. È la maschera che ogni artista porta con sé sul palco. Ma dietro la maschera c’è un cervello che si muove, un artista che si evolve, un progetto che cambia. Non vedo il rischio di rimanere incastrata. Senza maschera mi conoscono solo mia madre e l’ostetrica”. 

Tornando all’identità nascosta e alla mascherina, ha spiegato che «sicuramente sono stati un forte catalizzatore che ha permesso anche al progetto di svilupparsi prendendosi molti rischi a livello artistico e politico. Datemi una mascherina e vi dirò la verità».

In un altro video, Le ragazze di Porta Venezia, presenta la sua “squad”, come la chiama lei, ovvero le sue collaboratrici Miuccia Panda, Donatella, la Prada, la Cha-Cha e la Iban, che la accompagnano durante i concerti.