Nico Cutugno ha scoperto di essere figlio di Toto Cutugno, uno degli artisti italiani più famosi al mondo, grazie alla copertina della Settimana Enigmistica, nel 1996: «Avevo 7 anni. Sulla copertina della rivista c’era la sua foto. Mio nonno materno non resistette più, lo indicò e mi disse: “Quello è tuo padre”».
Nico, che ha raccontato la sua storia nell’autobiografia Fino all’ultimo respiro, è stato riconosciuto ufficialmente soltanto nel 1997 però Toto Cutugno ha sempre frequentato casa sua ed è sempre rimasto in contatto con la madre del bambino, pur essendo già sposato con un’altra donna: «Per tutta la vita non rinuncerà né a sua moglie né a me e a mia madre. Coltivò due famiglie», ha raccontato al Corriere della Sera.
Toto Cutugno e la mamma di Nico si erano conosciuti in aereo, il loro era stato un amore improvviso. Dopo la nascita del bambino, Toto Cutugno andava spesso a trovarlo: «Diceva di essere un ingegnere costretto a trascorrere lunghi periodi lontano da casa. Veniva e se ne andava, io ero piccolo, non avevo idea che fosse così famoso. Ricordo che una volta eravamo in macchina e alla radio passarono una sua canzone. Mi sembrò una voce familiare, ma non feci domande. Lui guidava. Divenne muto e serio all’improvviso, era teso». Il suo primo ricordo del padre è legato a un regalo molto prezioso che ricevette da lui: «Avrò avuto sì e no tre anni, forse era un mio compleanno: ricevetti una macchinina elettrica super costosa. Fuori range per un bambino così piccolo».
A un certo punto i segreti si sgretolarono davanti alle fotografie pubblicate da un giornale scandalistico: «Lo ritraevano assieme a mia madre. Ammise di aver avuto un figlio fuori dal matrimonio, poi nel 1997 volle riconoscermi ufficialmente». All’inizio per lui non fu facile: «I miei compagni di scuola mi prendevano in giro, facevano battute sulle auto di lusso che qualche volta mi portavano a scuola, sugli autisti. Una volta mi portò a Disneyland e l’autista ci lasciò proprio sotto alle Montagne Russe che io volevo provare. Ero sbalordito». Nitido il ricordo di quando arrivava a casa per stare qualche giorno con loro: «Per me era come aspettare Babbo Natale: pieno di doni ma poi destinato a scomparire per un po’. Da bambino non percepivo una vera presenza, con i suoi lati buoni e cattivi, ma una festa che si rinnovava e che, puntualmente, poi finiva. Lunghe assenze, grandi regali, inevitabili addii».
Nonostante la pubblica ammissione, Toto Cutugno non ruppe il matrimonio e continuò ad avere due famiglie. Secondo Nico è stato possibile perché «per entrambe le donne provava amore, anche se di tipo diverso, e che amava troppo suo figlio». Ricorda che sua madre s’impegnò molto per «costruire una normalità apparente. Ma i loro caratteri spesso si scontravano e allora nascevano discussioni. Quando lei decise di rifarsi una vita lui soffrì molto».





