Dopo l’annuncio della sua morte, in questi giorni fra i milioni di credenti (ma anche di non credenti) la domanda più frequente è chi sarà il prossimo Papa. Un quesito che non può trovare una risposta immediata, in quanto la Chiesa degli ultimi 12 anni – se si guarda la composizione del collegio cardinalizio – è profondamente cambiata.
In 12 anni di Pontificato, Papa Bergoglio ha indetto ben 11 concistori, creando oltre 100 nuovi porporati. Nel corso del tempo alcuni hanno superato la soglia di età per entrare in conclave (80 anni) e addirittura alcuni sono ormai deceduti. Per contro, i circa 120 elettori attuali provengono un po’ da tutto il mondo. Stante la demografia più vivace in certi continenti, il collegio cardinalizio attuale annovera più ecclesiastici dell’Africa, dell’Asia e delle Americhe.
Chi sarà il prossimo Papa?
Pietro Parolin è entrato in seminario a Vicenza nel 1969. Nel 1980 è stato ordinato sacerdote e si è poi iscritto prima alla Gregoriana di Roma e, dal 1983, alla Pontificia Accademia ecclesiastica. Dopo la laurea in diritto canonico, Parolin ha iniziato a lavorare nel servizio diplomatico della santa sede.
Il 31 agosto 2013, qualche mese dopo la sua elezione a papa, Francesco aveva nominato Pietro Parolin Segretario di stato Vaticano. Un ruolo diplomatico molto importante per la curia romana che gli è stato assegnato per le sue esperienze in giro per il mondo. Il cardinale veneto ha infatti lavorato in Nigeria e Messico. Impegni che gli sono valsi nel 2002 la nomina, da parte di Wojtyla, a sottosegretario della sezione per i rapporti con gli stati. Nel 2009 arriva poi la decisione di Ratzinger di inviarlo come nunzio apostolico in Venezuela. Ma il suo lavoro in Vietnam e, soprattutto in Cina, non è passato inosservato da Bergoglio. Parolin è infatti riuscito a raggiungere un accordo molto importante con le autorità di Pechino: quello relativo alla nomina dei vescovi. Il cardinale veneto negli anni ha accumulato un’esperienza diplomatica di rilievo. E soprattutto è stato impegnato proprio in quei luoghi “ai confini del mondo” a cui papa Francesco era molto legato. Aree dove la Chiesa ha una forte presenza o possibilità di crescita.
Il fronte dei progressisti, invece, potrebbe essere rappresentato dal presidente della Cei, Matteo Zuppi, naturale erede di Francesco. Molto attento ai temi che hanno rappresentato il cavallo di battaglia del pontificato di Bergoglio, l’arcivescovo porterebbe a sé i voti di tutto il mondo di Sant’Egidio. Attento ai più poveri, ai migranti, a lui il Papa affidò la missione di suo delegato in Ucraina, per trovare vie di pace dopo l’invasione russa. Sua l’operazione di facilitazione del ritorno dei bambini ucraini dalla Russia. Punto debole: la chiesa italiana non è un blocco unico verso la sua figura, ma si trova spaccata.
Terzo italiano (ma non di importanza) è il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme. Cinquantanove anni, uomo capace nella gestione economica e di governo, figlio del cugino di Pier Luigi Pizzaballa, portiere dell’Atalanta degli anni Sessanta e settanta, dalla figurina introvabile. Il cardinale si è a lungo speso per cercare di mediare tra il popolo israeliano e quello palestinese. Si è espresso in difesa dei palestinesi di Gaza, mantenendo comunque buoni rapporti con le autorità israeliane. Due punti a suo sfavore: troppo giovane (i cardinali sembrano orientati a un papato di transizione) e troppo «politico», per la sua delicata posizione in una Terra insanguinata.
Peter Erdo, 72 anni, è considerato un grande intellettuale, si oppone al celibato facoltativo dei sacedoti ed è un pro-life convinto. Si oppone con forza alle unioni omosessuali e difende i valori dell’Europa cristiana. Eventuale punto a sfavore: il suo sostegno politico al governo di Orban.
Sarebbe invece il cardinale lussemburghese Jean Claude Ollerich il capofila dei progressisti stranieri. Lui potrebbe «lanciare» la candidatura del vescovo maltese Mario Grech, 68 anni, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Negli ultimi tre anni ha potuto incontrare tutti i cardinali e i rappresentanti della Chiesa cattolica venuti a Roma per il sinodo sulla sinodalità. Mediatore tra le richieste di una Chiesa aperta e solidale e il riconoscimento delle preoccupazioni dei conservatori, potrebbe essere la vera sorpresa del Conclave.
Dall’Asia potrebbe uscire il primo Papa della storia con il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, 67 anni. Uomo di curia, progressista ma non troppo per alcune sue posizioni più tradizionaliste, come la bocciatura di una legge sulla salute riproduttiva nelle Filippine. In più occasioni si è espresso duramente contro l’aborto e l’eutanasia, sostenendo che ci sono situazioni in cui i principi morali universali non si applicano, come la comunione per le coppie che convivono in matrimonio ma senza un matrimonio sacramentale, e questioni legate all’omosessualità.





