Tre nomi, tre vite spezzate: chi erano i tre Carabinieri
Marco Piffari aveva 56 anni e viveva in provincia di Padova. Arruolato nel 1987, era Comandante della squadra operativa. Il brigadiere qs Valerio Daprà del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Padova era nato a Brescia. Arruolato nel 1988 aveva compiuto pochi giorni fa 56 anni: lascia due figli di 27 e 26 anni. Il carabiniere scelto Davide Bernardello del nucleo operativo radiomobile della compagnia di Padova era operatore dell’aliquota di pronto intervento.
La famiglia Daprà aveva messo radici in città diverse decine di anni fa. Originari di Vicobarone, una frazione di Ziano Piacentino, si erano trasferiti prima nel Bresciano per il lavoro del padre, impegnato alla Robo di Stradella, poi a Pavia quando il padre era stato assunto alle Poste, dove ha lavorato una vita intera nella sede centrale.
Un nucleo unito, conosciuto e stimato da molti, legato a quella normalità fatta di amicizie e luoghi cari: la trattoria Del Naviglio, la Casa sul Fiume, ristoranti dove ancora oggi tutti li ricordano con affetto e dove il dolore si è fatto collettivo. Quando i Daprà si ritrovavano spesso andavano a cena o p ranzo insieme proprio in questi locali, molto conosciuti in città. «Era stato qui un mese fa», racconta il padre parlando di Valerio. «Passava ogni volta che poteva, anche solo per un saluto, per una cena in famiglia. Era rimasto legato a Pavia, agli amici di sempre. Anche suo fratello, carabiniere pure lui e già in pensione, viene spesso a trovarmi. Siamo sempre stati molto uniti». Valerio aveva perso la madre due anni fa, un dolore profondo affrontato con quel coraggio silenzioso che lo aveva accompagnato per tutta la vita.
Appena compiuti diciott’anni, con il diploma di terza media in tasca, si era arruolato nell’Arma dei Carabinieri, scegliendo la via più dura, quella dei paracadutisti del Tuscania. Aveva girato il mondo in missione, dalla Somalia all’Iraq, portando con sé il senso del dovere e una serietà che tutti gli riconoscevano. Negli ultimi anni era in servizio al battaglione speciale di Padova. E in Veneto aveva messo le radici anche con la sua famiglia. Lì lascia la compagna e un figlio di 26 anni, che ora attendono di poterlo salutare per l’ultima volta. Poi, la notte della tragedia. A Castel d’Azzano, vicino Verona, un’esplosione improvvisa durante un’operazione di servizio ha spazzato via ogni cosa. La casa dove si trovavano i carabinieri è crollata in pochi istanti. Per Valerio e i suoi colleghi non c’è stato scampo. Da allora, la notizia ha raggiunto anche la città di Pavia, aprendo una ferita. I messaggi si moltiplicano, le chat si riempiono di ricordi e di incredulità. Pavia piange uno dei suoi figli migliori, cresciuto tra le sue strade, tornato ogni volta che poteva, legato a un padre che ora si aggrappa ai ricordi come a un’ancora.
«Era un bravo ragazzo, un figlio che dava orgoglio. Non riesco ancora a crederci» ha spiegato ieri sera il padre raggiunto al telefono e ancora affranto da un dolore insopportabile. I funerali non sono ancora stati fissati, ma con ogni probabilità si terranno in Veneto. Prima ci saranno tutti gli accertamenti previsti dalla procura di Pavia. Intanto a Pavia, nella città che lo ha visto crescere, il nome di Valerio Daprà resterà legato per sempre al senso del dovere con indosso la divisa da carabiniere.
Christian Daprà, chi è il figlio di Valerio Daprà: biografia e carriera
Christian Daprà, nato nel 1999 (non conosciamo la data di nascita esatta), è il figlio del brigadiere capo Valerio Daprà, uno dei tre carabinieri morti a seguito di un’esplosione a Castel d’Azzano, in provincia di Verona, il 14 ottobre 2025. Christian è nato dal primo matrimonio del padre con la madre Carole.
Dopo la tragica morte del padre, Christian è stato spesso protagonista di interviste televisive e per la carta stampata, nelle quali ha raccontato della figura paterna. Oggi Christian lavora come programmatore e al Corriere della Sera ha dichiarato: “Un lavoro di cui anche mio papà andava molto fiero. Lo faceva con l’atteggiamento di un padre che è contento se i figli sono contenti”. Christian vive ad Anzio, nel Lazio, e descrive così il rapporto con il padre scomparso tragicamente: “Non siamo stati sempre insieme nel corso delle nostre vite. Lui aveva un lavoro che gli richiedeva di spostarsi. Se non c’era era solo perché era impegnato nel suo dovere, spesso all’estero in missione. Se non era a lavorare, però, la famiglia era la sua priorità. Mi sono sentito, e mi sento anche adesso, un figlio fortunato”.
Toccanti anche le parole di Sandra Botton, compagna di Valerio Daprà dal 2008. La donna, come riporta Leggo, ha voluto ricordare il compagno come un uomo che amava gli animali e il giardinaggio: “qui a casa trovava sempre qualcosa da fare: tagliare l’erba, curare le piante, andare nel campo col trattorino… non stava mai fermo. Gli piaceva molto anche la palestra”, che frequentava con la figlia Tatiana, ha ricordato. Un uomo semplice, come tanti, che è stato ucciso durante quella che doveva essere un compito semplice in divisa. Oggi Sandra Botton piange il suo grande amore e i figli Tatiana e Christian il loro papà.





