Dodici persone sono state iscritte nel registro degli indagati per l’esplosione avvenuta lo scorso 23 ottobre in uno stabilimento di Toyota Material Handling a Bologna. Lo scoppio di un macchinario nella centrale termo-frigorifera dell’impianto appartenente all’azienda che produce carrelli elevatori dell’omonimo gruppo giapponese ha provocato il crollo di un capannone e la conseguente morte di due lavoratori. Ci sono stati inoltre, tredici feriti, in modo più o meno grave.
Tra le persone indagate figura anche Michele Candiani attuale amministratore delegato di Toyota Material Handling. Oltre a lui, ci sono il coordinatore del gruppo di lavoro che ha progettato la struttura e altri che hanno lavorato alla sua realizzazione e manutenzione. Nei prossimi giorni, i tecnici valuteranno se, in fase di progettazione o in seguito, ci siano stati degli errori, e se tutto fosse in regola o meno.
Lo stabilimento di Bologna della Toyota Material Handling avrebbe avuto problemi di sicurezza
Nel pomeriggio del 23 ottobre 2024, intorno alle 17:20, l’esplosione aveva provocato la morte di Lorenzo Cubello, di 37 anni, e Fabio Tosi di 34 anni. Lo stabilimento si trova in zona Borgo Panigale, vicino all’aeroporto Marconi. Alla Toyota Material Handling di Bologna lavorano circa ottocentocinquanta persone, delle quali circa trecento erano in servizio quel giorno.
Gian Pietro Montanari, membro dell’assemblea generale della FIOM, il sindacato dei metalmeccanici interno alla CGIL, aveva rivelato al Resto del Carlino che dato che c’erano state «situazioni a livello produttivo dove si è ritenuto che l’azienda non facesse abbastanza per il rispetto delle procedure» relative alla sicurezza sul lavoro.
Federica Checchia
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