Si è da poco concluso il Campionato Italiano Gran Turismo che ha visto trionfare come campione Stefano Gai, della Scuderia Baldini. Ho avuto il piacere, nonché l’onore di intervistarlo. Curiosi di sapere cosa mi ha detto?

Chi è Stefano Gai? Sogni e risultati di un campione blasonato

Molti di voi sicuramente conosceranno un campione del calibro di Stefano Gai, ma è giusto inquadrare e presentare a dovere questo ospite così blasonato ed importante anche per chi, solo di recente, ha deciso di affacciarsi ad altre categorie motoristiche che non siano la Formula 1 o la MotoGP.

Stefano Gai Scuderia Baldini
Stefano Gai impegnato nella sua ultima gara del CIGT 2019 al Mugello – Photo Credit: Scuderia Baldini

Stefano Gai, classe ’85, è un pilota automobilistico all’attivo nel Campionato Italiano Gran Turismo con la Scuderia Baldini, di cui ha recentemente vinto l’edizione 2019. Stefano è cresciuto nel mondo delle corse da quando era piccolo, stando a contatto con la scuderia più forte al mondo: la Ferrari. Nel 2009, all’età di 23 anni, è stato il primo pilota della storia a vincere il Ferrari Challenge durante il proprio debutto conquistando il titolo del campionato monomarca Ferrari anche nel 2010 e successivamente nel 2011. Trofeo ottenuto per tre anni di fila, compiendo un’impresa non da poco.

Stefano Gai vanta un palmarès di successi notevole, a cui si aggiungono anche la vittoria nel campionato del Blancpain GT Series (anno 2014), un campionato molto ostico ed agguerrito dove è solo l’abilità del pilota a fare la differenza. Nel 2016 vince per la prima volta l’ambito trofeo del CIGT, concludendolo invece in seconda posizione nel 2017 e nel 2018, entrambi gli anni il campionato gli è sfumato all’ultima manche.

Messi da parte i fantasmi del passato e diventando più forte e paziente come un leone, conquista il 7 Ottobre 2019 il suo secondo titolo nel CIGT (sesto campionato complessivo in carriera) sul circuito del Mugello.

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Stefano Gai durante il conferimento del titolo Blancpain GT Series 2014 alla Night of the Champions – Photo Credit: Blancpain GT.com

La cosa che più mi ha stupito di Stefano è il carattere energico e forte, classico di quei piloti che non si arrendono mai. Cito una delle tante bellissime cose che mi ha detto durante l’intervista e che mi è rimasta più impressa: “Non bisogna mai smettere di credere in ciò che si fa e nei propri sogni, non solo nello sport ma anche nella vita”.

L’intervista a Stefano Gai

L’intervista, avvenuta telefonicamente, è stata una piacevole chiacchierata con un pilota GT di livello PRO che a dire il vero – qualche anno fa quando seguivo le sue gare – non mi sarei mai aspettato di fare. Di certo non è una conversazione che molti definirebbero “di routine”, ed è proprio questo che la rende speciale.

“Ciao Stefano! Nella tua carriera hai vinto diversi titoli, non è una sensazione nuova per te ma vorrei comunque sapere cosa si prova a conquistare un titolo così importante come il CIGT”.

“Sono sempre titoli importanti, soprattutto quest’anno il livello era molto alto ed i team agguerriti. Vincere, credo, valga qualcosa in più quando sei a bordo di una Ferrari – dice con un certo orgoglio Stefano – soprattutto quando corri con la Scuderia di Maranello da 13 anni e tutti i titoli li ho conquistati a bordo della “rossa”. Vestire il cavallino sulla propria tuta fa onore e bisogna portare in alto il suo nome. Tra l’altro la mia Ferrari vantava un numero importante sulla livrea, il numero 27 ed era anche un’auto molto “calda” a livello mediatico vista la presenza non solo di Giancarlo (Fisichella ndr;) ma soprattutto quella di Jacques Villeneuve ex campione del mondo F1 nel ’97.

Il titolo è arrivato all’ultima gara, forse un po’ per fortuna ma tutti gli altri team che competevano per il titolo, vale a dire BMW e Lamborghini, si sono ritirati una volta a testa. Se hai seguito le gare, noi ci siamo ritirati per un problema elettronico alla prima gara quando eravamo in testa, la Lamborghini ha rotto a Vallelunga e la BMW al Mugello. Possiamo quindi dire che l’ultima gara è stata disputata ad armi pari! Una massima che mi ripeto sempre è che non bisogna mai smettere di credere in ciò che si fa e nei propri sogni, non solo nello sport ma anche nella vita”.

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Stefano Gai festeggia la conquista del titolo CIGT al Mugello – Photo Credit: Scuderia Baldini

“L’ultima gara al Mugello è stata da cardiopalma. Volevo chiederti qual è stato il momento più difficile per te e quale invece in cui hai pensato che la gara era portata a casa”.

“Sapevamo che la gara sarebbe stata dura, anche perché il risultato ambito poteva arrivare, ma anche no. L’unica cosa certa è che avremmo dovuto dare il massimo, ma non abbiamo mai fatto i conti per portare a casa il titolo. Volevamo chiudere la gara nel migliore dei modi possibili. Solamente ad un’ora dalla fine, quando la BMW ha rotto la sua vettura abbiamo iniziato a crederci un po’, ma rimanendo lucidi e soprattutto coi piedi per terra, anche perché con la BMW fuori dai giochi era lotta serrata tra noi e la Lamborghini dell’Imperiale Racing Team.

Sono state una serie di condizioni favorevoli che ci hanno premiato. Il destino ci ha anche aiutato e la fortuna alla fine gira: se durante gli anni passati abbiamo perso proprio al Mugello solamente per sfortuna, quest’anno è stato l’esatto opposto. Io sinceramente ho realizzato la vittoria della gara soltanto a 2 giri dalla fine, quando Antonio era molto vicino alla Lamborghini che aveva da scontare una penalità di 5 secondi al traguardo”.

“Come pilota di gare endurance sostieni un determinato allenamento ed hai un regime alimentare definito da seguire?

“Allenarsi e tenersi in forma aiuta sempre. Io sono stato seguito dal mio preparatore atletico, Federico Stirpe, che è anche un mio carissimo amico. Ci siamo allenati molto già dall’estate scorsa e ne ho tratto beneficio e anche questo ha fatto la differenza. Il team Baldini lo ha anche preso per allenare i meccanici perché nei vari pit-stop anche loro fanno sforzi fisici notevoli.

Un’altra cosa che ho trovato d’aiuto sono stati i massaggi pre-gara, poiché ti consentono di entrare nell’abitacolo coi muscoli più rilassati e ti permettono di essere meno rigido e quindi più reattivo. Li ho trovati estremamente necessari anche nel post gara. Infatti, ti racconto un dietro le quinte del Mugello in cui anche Antonio che è un formulista, e che quindi è abituato a sforzi fisici molto più duri, ha avuto bisogno di qualche massaggio. Insomma, male non fanno e rilassano pure! Cosa c’è di meglio?! Per quanto riguarda la dieta, bisogna mantenersi e sapersi controllare senza mai strafare”.

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Ferrari 488 GT3 #27 Scuderia Baldini durante la gara di Monza nel CIGT – Photo Credit: Ferrari Races

“Dall’inizio della tua carriera sei sempre stato un pilota Ferrari crescendo in questa grande famiglia. Come ci si sente essere parte del mondo Ferrari?”

“Fin da piccolo, grazie a mio papà son sempre stato a contatto nel mondo dei motori – mi racconta Stefano Gai rivelando alcuni episodi della sua infanzia – e ricordo che mi portava sempre a vedere le gare assieme a lui. Erano dei bei momenti. Tra l’altro mio padre era uno dei soci di RossoCorsa ed è proprio con quel team che ho iniziato a correre, ovviamente a bordo di una Ferrari.

Come ti dicevo prima, correre con una Ferrari è una emozione incredibile ed al contempo indescrivibile; penso che sia un po’ il sogno di tutti già solo sedersi e guidarne una, figuriamoci vincere un campionato a bordo di essa. Non ti nascondo che in passato ho avuto proposte più vantaggiose per correre in altri team con altre vetture, ma le ho sempre rifiutate perché ero già dove volevo essere, ovvero in Ferrari. Continuerò a guidare una Ferrari fin quando potrò, spero il più a lungo possibile”.

“Che aria si respira all’interno della Scuderia Baldini?

“L’aria che si respira all’interno della Scuderia Baldini, è un’aria un po’ casereccia, detta alla romana concedimi il termine – dice con una certa gioia il campione del CIGT – con loro sto proprio bene. Dico casereccio perché sono come una grande famiglia per me, infatti i momenti più belli sono proprio a tavola, quando ci riuniamo per pranzare o cenare ed iniziamo a parlare del più e del meno sparando cavolate una dopo l’altra ridendo e scherzando. Un’altra cosa che è carina fare è andare dal cuoco e chiedere, curiosamente, qual è il menù del giorno perché dopo una giornata di allenamento vien fame!

Lì dentro ho avuto modo di stringere amicizia e conoscere un sacco di persone stupende. Si vive il classico spirito del motorsport classico, in cui il team è una grande famiglia e si sta tutti assieme e uniti a condividere tutto. Questo è anche un modo per scendere in pista in maniera serena, sono proprio loro che ti permettono di farlo. E’ fantastico”.

Stefano Gai Scuderia Baldini
[…] “I momenti più belli col team sono quelli trascorsi a ridere e scherzare a tavola”

“Una parola per descrivere i tuoi compagni di squadra che ti hanno accompagnato in questa stagione del CIGT?”

“La prima parola che mi viene in mente è IMMENSI, e penso sia la più azzeccata. A livello mediatico Jacques e Giancarlo sono molto noti. Il primo è campione del mondo F1 nel ’97 mentre Giancarlo è il pilota italiano che più ha corso nella classe regina, parliamo di 13 anni, ed è all’attivo in molte altre competizioni. Quando ero bambino loro correvano in Formula 1 e li guardavo in TV, adesso non ti nascondo che mette una certa pressione aver a che fare con piloti come loro due soprattutto con colui che ha battuto Schumacher, di cui ero grande fan da piccolo.

Un aneddoto interessante che posso raccontarti, riguarda una giornata di test a Misano, in cui stavano guardando i miei dati dopo aver compiuto un giro niente male. Analizzavano attentamente quel giro ed è stato bellissimo osservarli mentre lo commentavano, a breve non ci credevo!

Giancarlo – racconta Stefano parlando del suo rapporto con i piloti – è una persona eccezionale, siamo diventati molto amici e ci sentiamo anche spesso. L’arrivo di Antonio è stato promettente ed ha dato un aiuto incredibile in questa ultima gara.

L’abbiamo scelto assieme con Fabio (Baldini capo dell’omonimo team ndr;) e devo dire che non ci siamo sbagliati. E’ un ragazzo giovane ed estremamente umile tra l’altro è incredibilmente veloce, poi ha dietro l’impostazione della FDA e si nota. Penso che la Ferrari debba tenerlo d’occhio anche per una possibile carriera in Formula 1, ha il piede giusto. Mi sento in dovere di ringraziare tutti e tre, grazie al loro aiuto il titolo non si sarebbe giunto”.

Stefano Gai assieme i suoi compagni di squadra G.Fisichella e J.Villeneuve

“Passiamo al campo dell’elettrico ora e parliamo di Formula E. E’ una competizione in continua evoluzione ed infatti entreranno nella Season 6 marchi come Mercedes e Porsche. Ti piacerebbe anche solo provare una monoposto elettrica?”

“Sicuramente mi piacerebbe provarne una. Sai, è la classica curiosità del pilota che proverebbe qualsiasi vettura, elettrica e non. Sinceramente vedo la Formula E, e me l’hanno confermato anche persone che lavorano attivamente in questo sport, che è attualmente solo una categoria che ruota su campi quali marketing e spettacolo. L’elettrico sarà probabilmente il futuro, ma sinceramente non so tra quanti anni di preciso e sarà comunque difficile abituarsi ad auto comunque molto veloci ma che non emettono suoni come quello delle vetture di altre competizioni.

Personalmente ti dico che se il mondo del motorsport dovesse orientarsi nell’adozione di vetture full-electric ci adegueremo di conseguenza, così come è avvenuto in molti altri casi che all’apparenza erano assurdi in passato. E’ comunque un gran bel campionato composto da piloti di alto livello, tra l’altro attira tanta gente perché si disputa al centro delle varie città essendo così più alla portata di tutte quelle persone che magari non riescono ad andare in circuito fuori città”.

“Qual è il momento più cupo della carriera e quale quello più felice?”

“Il momento più triste è sicuramente l’ultima gara nel campionato CIGT del 2017, in cui ho visto andare in fumo tutti gli sforzi fatti e la stagione letteralmente dominata per un problema. Se ci penso ancora oggi mi viene un po’ la rabbia ma si va avanti!

Il periodo più positivo, bello mi viene da dirti la giornata dei campionati vinti, ma forse poiché è il più fresco ti dico la vittoria del CIGT del 2019 di qualche giorno fa, alla fine non ci credeva nessuno, e come ti dicevo prima non bisogna mai smettere di crederci. Ti direi questo ma solo perché è l’ultimo successo, tengo particolarmente a tutti gli altri”.

“Ho notato che hai un bellissimo rapporto col tuo Jack Russel che era anche con te il giorno della tua vittoria. Che rapporto hai con lui?”

“Lui si chiama Ugo, ed è un Jack Russel che ho deciso di prendere 7 anni fa. Lo considero come il fratello che non ho tra l’altro se guardi le foto in cui sono con lui, siamo praticamente identici! Lui sta principalmente coi miei genitori visto che molto spesso sono via di casa per motivi lavorativi, ma nei momenti più importanti, come l’ultima gara, lo voglio sempre con me. Pensa che ci son volte che mi manca talmente tanto che mi faccio anche 300 km pur di raggiungerlo e stare un giorno assieme a lui e ripartire il giorno dopo.

La domenica della gara era sotto il podio a festeggiarmi esattamente come tutti gli altri e dovevi vedere che euforico che era! Ogni volta che posso, passo sempre del tempo con lui e quando sono a casa non lo lascio un attimo. Non è mai capitato che rimanesse a casa da solo, per il semplice fatto che è parte integrante della nostra famiglia”.

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Stefano ed il suo dolce Jack Russel Ugo – Photo Credit: S.Gai

“Secondo te si fa un abuso eccessivo dei simulatori visti gli svariati incidenti accaduti in Formula 2 e Formula 3? Tendono a far dimenticare il feeling di come si comporta l’auto in pista?

“Può essere. Innanzitutto bisogna far distinzione tra i simulatori professionali ed i videogame. Questi ultimi hanno raggiunto una grafica tale che rendono tutto quasi “vero”, dandoti occasione di imparare una pista ma non possono darti il giusto e reale feeling dell’auto. Sono pur sempre dei videogiochi.

Quelli più professionali, sfruttati dai vari team, rendono simulativo quasi tutto al 100%. Dico quasi tutto perché gli unici elementi mancanti in grado di darti una simulazione reale sono i ‘G laterali’ ed appunto gli incidenti. Se sbatti l’auto a muro in un simulatore, ritorni tranquillamente in pista, nella realtà purtroppo non è così. Questo può spingere i giovani piloti a pensare ‘Rischio qualcosa in più, tanto non succede nulla’. Io non ho mai provato simulatori reali, ma penso comunque che i giovani piloti appena rischiano qualcosa alla prima staccata, andando lunghi magari, si danno una svegliata capendo che non sono in un videogioco”.

“Ultima domanda. Cosa diresti allo Stefano Gai ragazzino ed allo Stefano Gai più adulto, magari alla fine della sua carriera da pilota?”

“Bella domanda. Beh al Gai ragazzino direi che avrebbe dovuto iniziare un po’ più presto. Ammetto di aver iniziato da grande, non proprio da bambino ma nonostante ciò ho raggiunto diversi successi. Avessi iniziato prima, magari sarebbe stato più sarei anche stato nello stesso posto e vivendo anche esperienze più complete, come col mondo della Formula con cui non ho mai avuto a che fare.

Al Gai più grande direi invece di non andar via dal mondo dei motori. Mi piacerebbe avere una sorta di team in gestione, o rimanere comunque nel mondo delle auto come sto già facendo. Come ti dicevo prima faccio anche coaching di guida per Quattroruote, e non mi sognerei mai di vedere uno Stefano Gai alienato dal mondo dei motori. E’ un mondo talmente bello che non vedrei null’altro al di fuori di questo adatto a me. Tu ce lo vedi uno Stefano Gai dietro ad una scrivania a fare magari il contabile o a gestire scartoffie? Io sinceramente no!”

Dopo quest’ultima domanda io e Stefano ci siamo salutati. E’ stato molto paziente ma soprattutto gentile e disponibile. Si capisce fin da subito che anche lui è una persona umile: il suo modo di porsi, di “essere alla mano” ed essere sinceramente interessato all’interlocutore, tanto da pormi qualche domanda, hanno reso la chiacchierata al telefono semplice e spontanea come quella che farebbero due persone che si conoscono da tempo.

Chi mi legge sa bene che in questo genere di articoli sono solito esporre le mie considerazioni personali, e posso assicurarvi che oltre ad essere un pilota formidabile, dietro quella chioma color oro e quella barba incolta, si nasconde una brava persona!

Stefano gai
“Non bisogna mai smettere di credere in ciò che si fa e nei propri sogni, non solo nello sport ma anche nella vita” – Stefano Gai

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