Musica

Coldplay, l’11 Settembre e l’urgenza di “A Rush of Blood to the Head”

A Rush of Blood to the Head” è il secondo album in studio dei Coldplay, uscito per l’etichetta Parlophone il 26 Agosto 2002. La registrazione dei brani dell’album era iniziata appena prima degli attentati dell’11 Settembre e questo evento segna le tematiche dell’album, che anche per questo motivo rimane a distanza di anni uno dei più memorabili della band.

I Coldplay e la travagliata nascita dell’album

A Rush of Blood to the Head” è l’album di “Clocks“, “Green Eyes“, “The Scientist” e di “In My Place“, tutti singoli molto conosciuti e amati dai fan. Eppure, la produzione di questo album non è stata priva di tensioni all’interno della band, che si è perfino trovata sul punto di cestinare “Clocks“: se oggi invece la conosciamo è solo grazie al manager Phil Harvey, che ha fatto cambiare loro idea insistendo sul concetto di urgenza di cui parlava il testo.

E il senso di urgenza è probabilmente stata la chiave di volta del blocco dei Coldplay. Il secondo album è sempre un banco di prova arduo per un artista, si sa. Nel caso dei Coldplay, lo scoraggiamento arrivava ogni qualvolta la band si riuniva per portare idee su nuovi pezzi o avanzamenti sul lavoro di uno di questi. Chris Martin si scontrava con idee che non suggerivano un evoluzione del sound della band, o comunque non come lo immaginava lui. Ma, complice anche il clima cupo che si respirava dopo l’11 Settembre ovunque, non solo negli USA, la band si è concentrata sul dare un risposta a questo sentimento.

L’11 Settembre in “A Rush of Blood to the Head”

“He said I’m gonna buy this place and burn it down
I’m gonna put it six feet underground
He said I’m gonna buy this place and watch it fall
Stand here beside me baby in the crumbling walls
Oh I’m gonna buy this place and start a fire
Stand here until I fill all your heart’s desires
Because I’m gonna buy this place and see it burn
Do back the things it did to you in return
He said I’m gonna buy a gun and start a war
If you can tell me something worth fighting for
Oh and I’m gonna buy this place that’s what I said
Blame it upon a rush of blood to the head”

Coldplay
L’artwork della copertina di “A Rush of Blood to the Head”, realizzata dal fotografo Sølve Sundsbø.

Questi sono i versi della prima parte del brano “A Rush of Blood to the Head” che dà il titolo all’album. La risposta che hanno dato i Coldplay all’11 Settembre si è discostata da quanto, forse, i più si aspettavano: un messaggio di pace, di speranza. Invece il testo sembra voler entrare dentro la mente di chi sta dall’altra parte, racconta l’espressione malsana di una rabbia altrettanto malsana che genera tragedie di proporzioni incontrollabili. Anche “Politik” si fa portatore di riflessione politica, come suggerisce il titolo.

Tuttavia, basta premere play su “Green Eyes“, ad esempio, per ritrovare una chitarra che culla o puntare su “In My Place“, il primo singolo estratto, per trovare una ballata che porti la mente altrove. L’album risulta essere così complessivamente equilibrato e dà anche una seconda risposta, più emotivamente intima, ai tempi difficili ed incerti in cui è stato pubblicato.

Francesca Staropoli

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