Il conflitto tra Israele e Hezbollah, il movimento politico e paramilitare sciita libanese (sostenuto dall’Iran), è tutt’altro che recente. Infatti, da quando l’organizzazione è nata negli anni ’80 per fronteggiare l’occupazione del Libano meridionale da parte di Israele, hanno combattuto diverse guerre. La situazione attualmente non è mutata. A questo si somma la richiesta di Naim Qassem, il leader Hezbollah, che ha esortato il Libano a cancellare l’incontro con Israele previsto per oggi a Washington.
Hezbollah chiede di annullare l’incontro. Israele e Libano con due prospettive diverse
Naim Qassem si rifiuta categoricamente di effettuare negoziazioni dirette con Israele, ha infatti affermato in un discorso televisivo: «Rifiutiamo i negoziati con l’entità israeliana usurpatrice… Chiediamo una posizione storica ed eroica annullando questo incontro negoziale». Anche il fronte delle richieste non sembra essere perfettamente in linea. L’incontro programmato in data odierna dovrebbe avere l’obiettivo di discutere di negoziati diretti tra i due Paesi.
Da un lato le autorità libanesi vorrebbero concentrare il discorso sul cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hezbollah, dall’altro Israele vuole focalizzarsi sui colloqui di pace con il Libano stesso con cui è in guerra da decenni. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato: «Vogliamo lo smantellamento delle armi di Hezbollah e vogliamo un vero accordo di pace che duri per generazioni». Per Qassem, ovviamente, i negoziati «sono inutili e richiedono un accordo e un consenso libanese». Oltre a ciò, Hezbollah si rifiuta categoricamente di riporre le armi.
Cosa ci si aspetta da questo incontro?
Poco dopo l’annuncio della tregua tra Teheran e Washington concordata mercoledì scorso, Israele ha sottolineato che quel cessate il fuoco non riguardava in alcun modo il Libano. Pertanto, nell’arco delle successive ore, sono stati effettuati più di cento attacchi in tutto il territorio libanese, comprese le aree residenziali e commerciali del centro di Beirut. Naim Qassem non ha intenzione di arrendersi e lo ha ribadito anche mentre le truppe israeliane avanzavano nel sud del Libano. «Resteremo sul campo fino al nostro ultimo respiro», ha sottolineato il leader di Hezbollah. Come accennato poche righe prima, questa non è in alcun modo la prima guerra tra Tel Aviv e il gruppo paramilitare sciita.
L’ultimo scontro è iniziato il 2 marzo di quest’anno, due giorni dopo che Israele e Stati Uniti hanno iniziato una guerra contro l’Iran. A seguito dell’uccisione di Ali Khamenei, guida suprema iraniana, Hezbollah ha iniziato a rispondere attraverso il lancio di missili. Da questo momento la guerra conta un numero elevato, non solo di sfollati, ma di persone che sono rimaste uccise dal conflitto. Più di un milioni hanno dovuto lasciare il Libano e oltre 2.000 persone sono morte. L’esito di questo conflitto ha spinto il Libano ad accusare Hezbollah di aver trascinato il Paese in guerra e di agire solo per conto dell’Iran.
Wafiq Safa, membro di alto rango del consiglio politico di Hezbollah, ha dichiarato che le azioni del movimento sono state preventive. Safa sostiene che Israele si stesse preparando per una seconda battaglia contro il Libano, avendo però come obiettivo principale Hezbollah. Il membro di alto rango ha poi ricordato il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele ed Hezbollah nel 2024. Tuttavia, Tel Aviv ha continuato a effettuare attacchi quasi quotidiani in Libano per evitare che il gruppo potesse ricostruirsi; temono infatti che i colloqui a Washington possano essere un modo per “legittimare” la pressione militare israeliana. L’incontro al quale parteciperà anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, come riporta Quotidiano Nazionale, dovrebbe ugualmente svolgersi oggi: ma le prospettive sembrano estremamente fragili.
Stefania Cirillo





