Un trend che continua a salire: la cosmesi italiana ha ormai raggiunto i 1,5 miliardi di fatturato. Lo riporta l’Assemblea pubblica di Cosmetica Italia da Valerio De Molli, managing partner e ad di The European House – Ambrosetti. I dati, come spiegato, raccontano un valore che cresce fino a 41,2 miliardi se si considera l’intera filiera.

Cosmesi italiana a 16,5 miliardi di fatturato: ecco come

Ma non si parla solo di make-up. Infatti, ogni giorno ognuno di noi usa almeno 8 prodotti cosmetici: dentifrici, creme solari, profumi e molto altro. Si tratta di prodotti che hanno consumi stabili anche nelle famiglie a basso reddito: la spesa raggiunge i 13,4 miliardi di euro (219 pro-capite), il valore dello 0,5% del Pil italiano. Il che li rende beni primari a tutti gli effetti. Ciò che spinge più di tutto la cosmetica italiana è l’export, che rappresenta la metà del fatturato. Infatti, le esportazioni valgono 7,9 miliardi di euro; nell’ultimo anno sono aumentate del 12,5%, con un differenziale positivo di 13 punti percentuali rispetto alla media dell’intero comparto manifatturiero. Gli Stati Uniti sono la prima destinazione della nostra produzione (14,5%), poi seguiti da Francia (10%), Germania (9,5%) e Spagna (6,8%).

Inoltre, l’innovazione ha visto investimenti complessivi pari a circa il 6% del valore della produzione, a fronte della media nazionale del 3%. Particolare attenzione ha avuto l’aspetto ecologico, che nel 2024 hanno raggiunto un valore stimato di circa 300 milioni, pari al 2% del fatturato complessivo del comparto. Il presidente di Cosmetica Italia, Benedetto Lavino, chiede che venga realizzato “un patto strategico” tra industria e istituzioni, per evitare situazioni che rallentino la produzione. Si tratta soprattutto del prezzo dell’energia, poiché il suo impatto crescente sul fatturato ha superato il 5% al picco dei costi energetici. C’è poi da considerare il “sovraccarico” dovuto all’impianto normativo articolato che impatta sulla filiera. Perciò per Ambrosetti bisogna “portare avanti un processo di semplificazione normativa a livello europeo”.

Marianna Soru

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