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Come parlare di femminismo a mia figlia di tredici anni

Cosa posso insegnare a mia figlia sul femminismo? E cosa possono insegnare lei, e la sua generazione, a me?

A volte vorrei essere una di quelle professoresse americane dei film con la gonna a scacchi e i golfino di lana bouclè che scrive sulla lavagna FEMMINISMO e chiede ai suoi studenti: cosa ne sapete? Credo che oggi si alzerebbero molte mani di alunne preparate e appassionate all’argomento.

In questi ultimi anni si è parlato tantissimo di femminismo, di girls power, di attivismo e di studi di genere. Molto più di quanto se ne parlasse quando ero piccola io, nonostante le battaglie per la parità di genere fossero di un paio di decenni prima.

La differenza con la mia generazione

Cresciuta in pieni anni ottanta, ho assimilato un modo di vedere la donna al sapor di Fininvest e film con scarsa attenzione al linguaggio. Inclusivo era al massimo il costo di una macchina con tutti gli optional compresi. All’università ho iniziato a leggere Carla Lonzi e Simone de Beauvoir, a interessarmi di qualcosa che sentivo vicino come ideale ma che apparteneva a un altra generazione. Mi percepivo, grazie alle nostre zie che avevano lottato affinché potessi emanciparmi, proiettata verso un futuro che immaginavo scontatamente in discesa per tutte le donne.

Negli anni novanta, seguendo l’ondata punk, sono finita travolta dalla terza ondata e incuriosita dagli studi sull’ intersezionalità che iniziavano a prendere piede. Poi nei duemila l’entusiasmo dei socialforum, ha di nuovo acceso una voglia di condividere ideali di ugualianza, anche di genere, e parlare di diritti. Fino al 2001, quando Genova ha visto il fallimento di ogni esperienza collettiva lasciandoci un indelebile trauma.

Femminismo e social nella generazione di mia figlia

Poi il web e social hanno iniziato a creare, oltre che molti danni al tempo ancora sconosciuti, una nuova coscienza globale e un nuovo modo per conoscere le cose prima degli altri. Leggendo le cose giuste, “seguendo” i personaggi all’avanguardia o i tweet sagaci, potevo approfondire temi che mi interessavano. Il costo da pagare per tutto questo è stato la definitiva scoparsa di una matrice politica del movimento femminista. Ognuna per se e per i propri follower. Ognuna con una storia forte da raccontare ma tutte nauseate dalla politica e troppo deluse per lottare contro il patriarcato dei partiti. In questi ultimi anni qualcosa sta cambiando, si riaffaccia l’idea di movimento femminista, si lotta per l’identità e la parità di genere con fervore e unità e sopratutto ci si informa in maniera più attiva e cosciente.

Come si parla di femminismo oggi agli adolescenti

Quando parlo a mia figlia di femminismo, parto da questo. Dal fatto che ha un grande privilegio ovvero quello di vivere in un’ epoca in cui c’è ancora molto per cui lottare, sicuramente, ma la questione è aperta e accessibile a chiunque la voglia approfondire. Le attiviste che spopolano sui social, i film e le serie pieni di spunti girl power non sono la soluzione al problema. Sicuramente però, abituano questa nuova generazione di donne a considerare certe posizioni e le incoraggiano a inziare un dibattito.  

Quello che cerco di insegnare a mia figlia e che il nostro linguaggio è importantissimo. Vorrei capisse bene come dietro ogni parola, se usata male, ci può essere un offesa e che tutto va contestualizzato nel tempo in cui viviamo in cui, finalmente, ci siamo resi conto che non esiste solo la nostra narrazione di donne bianche privilegiate. (Noto però che quando le faccio vedere qualche film anni novanta, storce il naso su alcune battute irrispettose che adesso stonano anche a me).

Le spiego che non tutte le donne hanno il ciclo perchè ci sono anche le trans. Vorrei che quando le chiedono il sesso della sorella, si sentisse libera di poter dire che è una femmina biologicamente ma la sua identità di genere ancora non la conosciamo. 

Spiegare alle adolescenti la differenza tra amore e possesso

Nonostante faccia tutto il possibile, penso che dovrei parlare di femminismo ancora di più a mia figlia. È fondamentale farlo negli anni in cui diventano donne e i dati sulla violenza di genere dimostrano che un’idea sbagliata della coppia e dell’amore può diventare pericolosa a un’età sempre più giovane. Bisogna che imparino da subito a riconoscere l’amore da tutta una serie di degenerazioni. Che si sentano abbastanza forti da poter scappare da situazioni che possano metterle in pericolo, che vedano un’alternativa di rapporto. 

La questione del corpo

Non è facile parlare di femminismo a mia figlia quando sono costretta a toccare delle mie debolezze. Come non è facile cercare di non castrarla quando va in giro in shorts. Non farle avere paura di nulla, crescerla sicura e fiera del suo corpo ma contemporaneamente aprirle gli occhi su quello che la circonda. Perché purtroppo è mio dovere proteggerla da quegli sguardi che intercettano il suo corpo armonioso e che potrebbero, nella migliore delle ipotesi, metterla a disagio.

Come è altresì complesso non attingere alla propria storia personale fatta di violenza subita, di catcalling, di sopprusi maschili e insegnarle a gestire tutto questo.

Vorrei insegarle a non credere che per colpa del ciclo mestruale, sia squalificata da certe situazioni ( la giornata al mare, la partita di pallavolo, i pantaloni stretti…) Non voglio che creda che per lei valgono regole diverse da quelle che valgono per gli uomini. Non voglio che cresca pensando che le donne debbano essere discrete e piene di segreti e di sensi di colpa. 

Vorrei che fosse sicura del suo corpo anche se non è perfetto. Ma questo qualcuno deve spiegarlo prima a me perché ancora non ne sono convinta a quarantatré anni.

Come rendere sicure le nostre figlie su cose che rendono insicure noi per prime? Quando lo capisco ci scrivo un altro articolo…

Quando iniziare a parlare di femminismo?

Molto spesso iniziamo a parlare alle nostre figlie di femminismo troppotardi per paura o pudore o perché pensiamo non abbiano gli strumenti per capire.

Penso all’altra mia figlia, neonata, che mi ascolta quando nomino le cose e che tra qualche mese mi dimostrerà che riesce ad asscociare le parole agli oggetti. Questa immagine mi fa pensare che non è mai troppo tardi per affrontare con le nostre figlie certi argomenti. Anche se ci possono sembrare ostici, anche se a noi per prime fanno male.

Quello che può accadere, e che rimarremo felicemente stupite dalla capacità di elaborare di questa nuova genrazione di piccole donne. Tutte un pò più Jo e meno Meg.

@Milavagante

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