Non cessano le condanne a morte in Iran: sangue che continua a scorrere per Mohammad Ramez Rashidi e Naeem Hashemi Qatari.
Non è una novità: le autorità iraniane stanno compiendo una strage di stato sotto la veste di esecuzioni giudiziarie. Sono state messe a morte persone condannate per i più disparati reati: droga, manifestazioni, dissenso politico e minoranze etniche oppresse. Secondo Amnesty International, nei primi cinque mesi dell’anno sono state già eseguite quasi 300 condanne a morte. Nel solo nel mese di maggio, le autorità hanno ucciso con una frequenza media di tre persone al giorno. Questa arbitraria privazione della vita delle persone è un evento tanto tragico quanto emergenziale: non ci sono altre parole, deve finire.
La Repubblica islamica è attualmente guidata dalla teocrazia sciita ed è al centro di forti critiche e di sanzioni internazionali tanto per la fattispecie del coinvolgimento nella vendita di armi a Mosca nella guerra in Ucraina. Ma la principale questione in ballo fa riferimento all’ultima massiccia protesta governativa in nome di Mahsa Amini, la 22enne studentessa curda morta per il velo messo male mentre era in custodia della “polizia morale”. Le condanne a morte emesse durante gli ultimi 8 mesi di protesta sarebbero almeno 34 secondo Wikipedia. Il sito pubblica un elenco con nomi e cognomi dei condannati, accusati tutti di “corruzione sulla terra” o di “oltraggio alla religione”.
L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha espresso il suo sgomento per “il numero allarmante di esecuzioni” avvenute in Iran. In media, più di dieci persone sono state giustiziate ogni settimana dall’inizio dell’anno. Questo ha reso l’Iran uno dei Paesi con il maggior numero di esecuzioni al mondo.
Le ultime condanne a morte in Iran

Mohammad Ramez Rashidi e Naeem Hashemi Qatari, entrambi cittadini afgani, sono stati condannati a morte in relazione all’attacco del 4 Aban 1401 contro il Mausoleo di Shahcheragh. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa non governativa iraniana IRNA, la sentenza di morte per i due imputati è stata eseguita domenica mattina a Shiraz, in pubblica piazza.
I media governativi iraniano avevano afferamato che per l’attacco armato a Shahcheragh le vittime ammontano a 13 e i feriti sono più di 20. L’Organizzazione per i Diritti Umani in Iran aveva già precedentemente dichiarato che le condanne emesse per gli imputati del caso Shahcheragh “non hanno basi legali” e si basano su “confessioni estorte” dal media indipendente 1500tasvir.
Maria Paola Pizzonia
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