L’Africa Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha confermato un nuovo focolaio di Ebola in una provincia remota del Congo orientale. Attualmente sono stati registrati 246 casi sospetti e 65 decessi. Il virus, altamente contagioso, viene trasmesso all’uomo da animali selvatici e contratto attraverso fluidi corporei quali sperma, sangue o vomito. L’Ebola, seppur rara, è estremamente grave e spesso può rivelarsi fatale.
In Congo nuovo focolaio di Ebola
L’agenzia impegnata nel controllo e nella prevenzione delle malattie ha dichiarato: «Sono stati segnalati quattro decessi tra i casi confermati in laboratorio. Casi sospetti sono stati segnalati anche a Bunia, in attesa di conferma». I risultati preliminari svolti in laboratorio hanno rivelato il virus in 13 dei 20 campioni analizzati. Tuttavia, sono necessari ulteriori test per poter identificare il ceppo. Quel che risulta già certo adesso è che non si tratti della variante Zaire, una delle più letali. Il più recente risulta essere il diciassettesimo focolaio verificatosi nel Paese e quello precedente risale soltanto a cinque mesi fa che, in quella circostanza, ha causato il decesso di 43 persone. Gli attuali casi sospetti, invece, sono stati registrati prevalentemente in Mongwalu, Rwampara e Ituri.
Affinché vengano adottate tutte le procedure necessarie per evitare una diffusione su larga scalda del virus, l’agenzia sanitaria sollecita le comunità delle aree coinvolte a segnalare immediatamente i sintomi. Inoltre, gli esperti esortano a evitare qualsivoglia contatto diretto con i casi sospetti e a collaborare con le squadre attive che proteggono le comunità. L’agenzia, tuttavia, ha espresso forte preoccupazione per possibili rischi di diffusione a causa della mobilitazione della popolazione e dell’insicurezza delle zone colpite. Pertanto, l’Africa CDC venerdì ha convocato una riunione urgente affinché sia possibile attuare un coordinamento di alto livello con le autorità sanitarie del Congo, dell’Uganda, del Sud Sudan e di altri partner fondamentali tra cui le Nazioni Unite.
Stefania Cirillo





