Il M5s incorona Giuseppe Conte e archivia Beppe Grillo. È un ‘addio’ sonoro quello che la comunità degli iscritti dà al suo fondatore. Il 63% dei militanti vota per abolire il ruolo del “garante”, rinunciando così a qualsiasi compromesso. È l’esito più netto e sorprendente di un’assemblea costituente che chiude una logorante guerra interna e cambia pelle al movimento. La base, a suon di click, decide di superare anche il limite del doppio mandato, storica bandiera pentastellata. E dice ‘sì’ alle alleanze, purché legate a “un accordo programmatico preciso”. Con il voto dei quesiti sul posizionamento politico, inoltre, gli iscritti decidono di definirsi “progressisti indipendenti”. 

Conte ha vinto la sfida della costituente, lanciata all’indomani della batosta delle europee, e vede approvata in pieno la sua linea politica

L’abolizione della figura del “garante” azzera di fatto i poteri di Grillo, e darà a Conte piena autonomia nella gestione del partito. I poteri che erano di Grillo, sempre secondo il risultato delle votazioni, passeranno a un nuovo organo appositamente eletto. Conte, subito dopo l’annuncio dei risultati, ha detto riferendosi a Grillo: «Non mi sarei mai aspettato che il garante si mettesse di traverso ed entrasse a gamba tesa».

In tutto, i poco meno di 90 mila iscritti al M5S hanno votato su 40 quesiti. Tutti e 40 hanno raggiunto il quorum del 50 per cento dei votanti, necessario per convalidare la votazione. I quesiti riguardavano oltre alla figura del garante anche altre questioni legate all’organizzazione del partito e all’indirizzo politico del movimento.

L’abolizione del limite dei due mandati per i politici del M5S è una delle novità più importanti: fin dalla sua fondazione, il Movimento aveva imposto ai suoi membri eletti in cariche pubbliche, dal parlamento ai consigli comunali, di fare al massimo due mandati. Era un modo per evitare che per chi veniva eletto la politica diventasse una professione, in linea con le aspirazioni populiste del partito. Nel corso degli anni, però, questo ha provocato enormi problemi di ricambio della classe politica del M5S, che ha perso molti dei suoi dirigenti più noti.

Un altro quesito importante ha riguardato il posizionamento politico del M5S: gli iscritti potevano decidere se definire il partito «progressista indipendente», «progressista», «di sinistra» oppure se mantenere la tradizionale equidistanza tra destra e sinistra. È stato scelto di definire il partito «progressista indipendente», perché «in opposizione alle forze di destra, esiste un ampio spazio politico, progressista, legittimamente occupato dal Movimento, forza autenticamente democratica e pacifista, non riducibile solo alle più tradizionali forze di sinistra».

Le parole di Conte e di Grillo

“Tracciamo una nuova rotta, a dispetto delle scissioni e dei tradimenti”, dice trionfante nel suo intervento conclusivo. “Il fuoco è vivo, il M5s non sarà mai una timida brezza, ma un vento forte”, rilancia. Una bufera, invece, si abbatte sul garante, che si prepara a diventare ex: Beppe Grillo non si presenta a ‘Nova’, l’evento conclusivo dell’assemblea al palazzo dei congressi di Roma. E lascia il commento della giornata a una foto sul suo account Whatsapp: “Da francescani a gesuiti”, è la frase scritta accanto al ritratto di una reliquia di San Francesco. 

Per l’81,20% dei votanti tra gli iscritti al Movimento 5 stelle ha negato il divieto alle alleanze politiche. Solo il 13,87% si è detto favorevole e il 4,93% si è astenuto. Quanto alla collocazione, per il 36,70% ci si deve definire ‘progressisti indipendenti’, in seconda posizione, con il 26,24% dei voti, ‘nessun posizionamento’, poi con il 22,09% ‘forza progressista’, per l’11,53% ‘forza di sinistra’. Il 3,44% si è invece astenuto.

Sì a modifiche statuto e codice etico

Il 61,23% degli iscritti al Movimento 5 stelle, in pratica 54.452 persone, ha votato per le proposte di modifica dello Statuto. La percentuale si è abbassata per quanto riguarda le proposte di modifica del Codice etico, a cui hanno preso parte 48.112 persone, pari al 54,10% degli aventi diritto di voto. Quanto alle proposte sui temi strategici, ha votato il 52,18% della base, pari a 46.402 persone. Per ultimo, le proposte varie sull’organizzazione sono state votate dal 51,53% dei votanti, ovvero 45.825 persone.