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COP 27: Siamo “Su un’autostrada verso l’inferno climatico”

Il ventisettesimo vertice sul clima delle Nazioni Unite è in corso: la COP 27 è ufficialmente iniziata. La conferenza si svolge a Sharm-El-Sheikh, luogo in cui per i prossimi dieci giorni i capi di stato e di governo dovranno discutere sul destino del nostro Pianeta.

COP 27: l’introduzione di Antonio Guterres

La COP 27 si apre con un discorso di Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite dal 2017. Il suo messaggio è molto chiaro: “siamo su un’autostrada per un inferno climatico e abbiamo il piede sull’acceleratore“. La temperatura globale continua a salire, così come le emissioni, e il nostro Pianeta sta per raggiungere il punto di non ritorno, il momento in cui i danni saranno irreversibili. Nel suo discorso sottolinea come la risposta alla crisi climatica sia nelle nostre mani, ma anche che “siamo in guerra per la nostra vita e stiamo perdendo“.

Antonio Guterres parla di come, negli ultimi mesi, la nostra attenzione sia stata rivolta alla guerra in Ucraina e di come abbia oscurato la crisi climatica. Questa – continua Guterres – prosegue su una temporalità e su una scala diverse. L’emergenza ambientale è una questione centrale nel nostro secolo ed è inaccettabile che venga messa in secondo piano. Conclude il suo intervento sottolineando che questa decade sarà cruciale: in questo arco temporale, la lotta alla crisi climatica verrà vinta o persa.

L’agenda di adattamento di Sharm El-Sheikh

Quasi la metà della popolazione mondiale sarà a grave rischio a causa dell’impatto della crisi climatica entro il 2030. Il secondo giorno vede così il lancio di un’agenda globale e condivisa per mobilitare l’azione attorno a 30 risultati di adattamento. Si tratta di un’agenda di adattamento volta ad accelerare le azioni di trasformazione per adattarsi ai gravi rischi climatici che le comunità vulnerabili devono affrontare.

Sono stati delineati 30 risultati di adattamento per migliorare la resilienza dei quattro miliardi di persone che vivono in comunità vulnerabili entro il 2030. Ciascuno di essi presenta soluzioni globali che possono essere adottate a livello locale per rispondere al meglio alle esigenze.

Martina Cordella

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