Tennis

Coppa Davis: la Russia è campione. Decisivi Medvedev e Rublev

Per il quarto tie su cinque giocati Daniil Medvedev e Andrey Rublev rendono inutile giocare lo spareggio di doppio e consegnano alla Russia la sua terza Coppa Davis. Capitan Shamil Tarpishchev torna dunque ad alzare l’insalatiera dopo 15 anni di digiuno.

Finale Coppa Davis: Rublev pone fine alla favola Gojo

Il primo match di singolare è sceneggiato dai due attori in campo non forse come le grandi storie di sport vorrebbero, ma come, più realisticamente, ci si aspettava alla vigilia. Sì, perché nonostante la sorpresa di queste settimane, Borna Gojo, abbia stupito tutti battendo tutt’e tre gli avversari più blasonati (tra cui il nostro Sonego) che gli si sono parati davanti, aveva ben poche possibilità contro Rublev. Il numero cinque del mondo doveva per forza ripetere la partita di ieri contro Koepfer, dopo le prestazioni sottotono contro Quiroz, Lopez e Ymer. Nel primo set il russo effettivamente non si fa attendere e prende subito in mano il match senza più lasciarlo. Al servizio perde appena due punti, uno sulla prima e uno sulla seconda, mentre in risposta pressa continuamente un Gojo che si aggrappa all’orgoglio (pessimo gioco di parole) e a un dritto che spesso lo tira fuori dai guai.

Dopo aver annullato una palla break nel primo game e una nel secondo, il croato cede la battuta nel settimo senza riuscire più a recuperarla. Chiuso il parziale sul 6-3, l’opera di martellamento di Rublev continua nei primi giochi del secondo set, quando guadagna un totale di cinque palle break, di cui tre consecutive da 0-40 nel terzo game. Le occasioni sprecate scoraggiano il russo e rinvigoriscono il croato, il quale non concederà più chance di break fino al tie-break. Dal quarto al dodicesimo game è la calma prima della tempesta. Una tempesta che alla fine affonda Gojo, che lascia a testa altissima e ci lascia con grandissima curiosità di vedere cosa potrà fare l’anno prossimo se sarà in grado di riproporre il tennis proposto in questo torneo (potenziale di svolta per la sua carriera).

Il villain Medvedev diventa eroe e trionfa

In una narrativa secondo cui i meno favoriti croati sono considerati gli eroi della storia e i russi sono gli antagonisti troppo forti da battere, Medvedev calza perfettamente e con piacere i panni del villain. I tifosi spagnoli lo sanno bene; dopotutto se a fine match dichiari “battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana”, vuol dire che provi un sadico piacere a risultare antipatico. Come tutti i villain ben riusciti, però, anche Medvedev diventa un magnete che attira, rivelandosi poi egli stesso un eroe, un antieroe. In un mondo dove vengono esaltate le doti di sportività di Federer e Nadal, Daniil vuole essere diverso, perché alla fine come dichiarato dal russo, non siamo tutti uguali. In campo, si sa, Medvedev è certamente diverso da tutti gli altri, sia stilisticamente sia per come riesce a interpretare le partite.

Marin Cilic, che in carriera ne ha incontrati di avversari, stasera ne ha avuto ancora una volta la prova. Dopo un tie-break durato 16 punti in cui il croato ha avuto le sue occasioni per chiudere il primo set, Medvedev prende completamente il controllo del match, andando a rigirare quanto serve il coltello tra le ferite aperte di un Cilic che in cuor suo sa che non potrà uscirne vincitore. Il secondo set allora dura la metà del tempo impiegato per chiudere il primo, con il russo che, forte dei break piazzati nel quarto e nell’ottavo game, pone fine a questa edizione di Coppa Davis sul 6-2. La Russia (che chiude l’anno come l’aveva cominciato vincendo l’ATP Cup) torna così ad alzare l’insalatiera che mancava nelle bacheche della federtennis russa da ben 15 anni. Potendo contare su una squadra così giovane, difficilmente dovrà aspettare tanto nei prossimi anni.

ENRICO RUGGERI

Photo Credit: via Twitter, @toisports

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