
Lino Stoppani, presidente Fipe, contro le misure di distanziamento sociale scelte dal governo: “Questa non è ristorazione”.
Presidente Fipe contro le misure scelte
“Se le indiscrezioni circa le misure di distanziamento previste dal governo, con una persona ogni quattro metri quadrati, venissero confermate, i ristoranti italiani perderebbero in un sol colpo quattro milioni di posti a sedere, ovvero oltre il 60 per cento del totale”.
Sono queste le parole usate da Lino Stoppani, presidente Fipe (Federazione Italiana Pubblico Esercizi).
Secondo quest’ultimo, le raccomandazioni che il Comitato tecnico-scientifico ha pensato per il settore della ristorazione, rappresenterebbero la “morte della ristorazione italiana”.
Gli ostacoli della ristorazione
Secondo Lino Stoppani, questa non rappresenterebbe una soluzione. Sarebbe, invece, solo un enorme ostacolo alla ripresa reale dell’attività.
Continua, poi, il presidente Fipe:
“Dal punto di vista economico è devastante. Bastano due conti per capirlo. Prima dell’emergenza Covid-19 i ristoranti italiani, con una superficie media di 90 metri quadrati e 62 coperti (dati Agenzia delle Entrate) avevano un posto a sedere ogni 0,7 metri quadrati. Ora, secondo queste indiscrezioni, e cioè con la previsione dei 4 metri quadrati di distanziamento tra un cliente e l’altro, lo spazio disponibile diventa un terzo: perderemmo quindi due terzi di coperti e due terzi di ricavi”.
Il calcolo
Secondo Stoppani, i ristoranti italiani con una media di 62 coperti sono 112mila, per un totale di sette milioni di posti a sedere.
“Con un taglio di due terzi di coperti al giorno, il settore arriverebbe a perdere all’incirca quattro milioni di potenziali clienti per ciascun servizio (vale a dire pranzo o cena). Un numero che moltiplicato per due servizi, pranzo e cena, salirebbe a 8 milioni di coperti. Fissato a 25 euro il valore medio di uno scontrino, significa che la ristorazione arriverebbe a perdere ogni giorno qualcosa come 200 milioni di euro”.
Questa cifra impressionante, dimostrerebbe l’insostenibilità del provvedimento.
Per il presidente Fipe, le imprese lavorerebbero in perdita, soprattutto perché i costi fissi non si possono ridurre tanto velocemente.
“Da qui lo spettro della disoccupazione per 300mila operatori del settore su un totale di un milione e 200mila persone. Non possiamo né vogliamo permetterlo anche alla luce del fatto che da settimane chiediamo di discutere dei termini della riapertura”.
Parla, inoltre, di un protocollo stilato. Tra le varie misure, sono presenti dispositivi di protezione individuali per il personale, prenotazione per gestire al meglio i flussi di clientela, gel per l’igiene delle mani all’entrata e persino sui tavoli, prodotti monodose per il condimento, menu contactless, distanziamento interpersonale tra i clienti, obbligo per i clienti di utilizzo della mascherina al di fuori del proprio tavolo.
Non è arrivata, però, nessuna risposta.
“Ora il governo non può chiederci di mantenere quattro metri di distanza tra commensali dello stesso tavolo, altrimenti avremmo ristoranti con solo tavoli da uno”.
L’alternativa per Fipe
Proprio per questo viene proposto un piano alternativo da Fipe:
“Se si optasse per i due metri di distanza tra i tavoli, senza distanziamento tra i commensali allo stesso tavolo, la perdita sarebbe del 30 per cento dei coperti”.
“Quest’ultimo è l’unico scenario sostenibile, il solo in grado di permettere agli imprenditori del settore di continuare a lavorare, magari recuperando una parte dei posti a sedere persi occupando lo spazio al di fuori dei locali”.
“Mi auguro che sia il governo sia i presidenti delle Regioni tengano bene a mente questi calcoli prima di prendere una decisione definitiva. O sarà la fine”.





