La tecnologia è sempre stato un mezzo per capire a quanto ci si può spingere per arrivare a toccare il limite umano; similmente succede anche con l’architettura che sin dall’epoca romana tenta di ridurre il margine minimo che divide la sicurezza dalla soglia di rottura. 

Chiaramente non si può paragonare questo progresso alla visione distopica di molti registi di film noti quali Blade Runner o L’Uomo Bicentenario.

Per quanto uno di questi sia il prodotto di una mente geniale e l’altro il risultato di una performance commovente da parte di Robin Williams, esse riflettono esattamente il contrario della comprensione del limite, confermando e sottolineando quanto il limite della nostra insensibilità sarà un giorno a trasformare noi stessi nei robot del nostro immaginario.

Blade Runner. Warner Bros
Blade Runner – Photo Credit: Warner Bros

Tralasciando la filosofia e l’ipotetica convinzione di un futuro senza speranze, I robot come ancora non li conosciamo ma che vediamo tutti i giorni, sono in realtà la soluzione alle nostre problematiche – la soluzione ai nostri limiti come lo è d’altronde l’amore.

L’amore infatti non si pone come conferma o sostituzione di noi stessi bensì trova nell’altro un modo per interfacciarci con l’Io oltre noi stessi; un’estensione.

La robotica ieri ed oggi

Prendiamo due esempi nel settore tecnologico di sostituzione e conferma. 

La caduta del Boeing 737 MAX 8 dell’Ethiopian Airlines: dovuto all’installazione frettolosa di un nuovo sistema anti stallo che sostituì il pilota il quale non riuscì ad intervenire e prendere tempestivamente il controllo del velivolo.

Il difetto del salvagente AZ – 5 per l’inserimento delle barre di controllo nel reattore 4 alla centrale nucleare di Chernobyl: la conferma della dittatura sovietica si rivelò attraverso la sua negligenza. 

L’invariabile rimane l’economia; l’economia fa girare il mondo mentre l’uomo funge da cardine, rimanendo fermo, inerme e confuso. 

CTP-1. Englishrussia.com
CTP-1 Mezzo tecnico di liquidazione – Photo Credit: Englishrussia.com

La robotica nelle circostanze dolorose del disastro nucleare a Chernobyl, arrivò in soccorso quando si dovettero rimuovere i detriti di grafite altamente nocivi e radioattivi dal tetto.

Purtroppo nella zona più a rischio prossima al reattore 4 non si riuscì a trovare una tecnologia capace di sopportare gli alti livelli di radiazione e furono quindi utilizzati uomini. 

La robotica oggi come ci sta aiutando? Non di certo attraverso la realizzazione di gadget finalizzati a consolare il nostro ego, ma stando in prima linea durante questa emergenza sanitaria. Il robot è diventato un’estensione nella circostanza in cui la situazione potrebbe aggravare la salute dell’uomo più di quanto si possa immaginare.

La robotica per la salvaguardia della nostra salute

La rivista Wired ha riportato qualche giorno fa le parole di Guang Zhong Yang – editore della rivista Science Robotics – e dei suoi collaboratori su un editoriale uscito il 25 marzo. In esso Yang sottolinea l’importanza della ricerca durante una conferenza stampa, affermando: 

“La robotica ed i sistemi di automazione possono giocare un importante ruolo nel fronteggiare malattie infettive quali il Covid – 19. I robot possono potenzialmente essere impiegati per la disinfezione, la fornitura di farmaci ed alimenti, la misurazione dei segni vitali e l’assistenza ai controlli alle frontiere.”

Essi non si sostituiscono al medico dunque; non potranno mai sostituirsi perché la professionalità e la bravura di quest’ultimo si basa sulla capacità di saper diagnosticare con successo una malattia grazie ad anni di sacrifici e studi approfonditi. 

I robot sosterrebbero la professionalità dell’équipe medica tenendola fuori dalle aree di contagio come è stato cercato di fare per i liquidatori nelle zone radioattive a Chernobyl. 

Sculptura. KUKA AG
Sculptura – Photo Crediti: KUKA AG

I robot si occuperebbero di mansioni molto semplici e meccaniche, dando l’opportunità a medici ed infermieri di occuparsi d’incombenze a misura d’uomo, evitando così di passare troppo tempo a contatto con un paziente infetto.

Capire l’utilità di questa tecnologia ci serve soprattutto al fine di salvaguardare il benessere della nostra umanità. Capire per fidarci ma in primis bisognerebbe evitare di farci calpestare dal nostro egoismo: noi siamo il prodotto di ciò che creiamo.  

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