Cronaca

Coronavirus, il vaccino di Oxford non sarà pronto per la seconda ondata

Il vaccino contro il Coronavirus in sperimentazione presso l’università di Oxford potrebbe non essere pronto alla somministrazione in caso di seconda ondata di contagio. A dichiararlo è il professor John Bell che, nonostante le ricerche siano sulla buona strada, vede l’obiettivo ancora distante.

Passi importanti ad Oxford sulla ricerca del vaccino, che però non potrà prevenire la seconda ondata

La sperimentazione sul vaccino contro il Coronavirus ad Oxford sta facendo enormi progressi. I test ora in Fase 3, dopo la momentanea sospensione, sono finalmente ripresi, ma la strada è ancora lunga. Secondo il professor John Bell, docente di medicina all’Università di Oxford e membro della task force sui vaccini anticoronavirus del Regno Unito, “Un vaccino potrebbe arrivare solo verso la fine della seconda ondata. Probabilmente a Oxford siamo circa tre o quattro mesi avanti rispetto a chiunque altro sul vaccino anti covid ma non riusciremo a battere la seconda di contagio“. Il professore spiega che “Probabilmente ora siamo all’inizio della seconda ondata, ma un vaccino potrebbe arrivare solo verso la fine della seconda ondata“.

Il professore dichiara che i progressi fatti in soli otto mesi di sperimentazioni sono notevoli. Infatti è da considerare che solitamente le tempistiche per studiare i vaccini si aggirano attorno agli otto anni. Tuttavia, afferma il professore, “Non significa che sarà possibile accorciare ulteriormente i tempi“.

La ripresa dei test sui volontari dopo la momentanea interruzione

I test di sperimentazione del vaccino sull’uomo erano stati sospesi momentaneamente a causa di una reazione avversa grave in uno dei volontari. L’interruzione però è stata breve perché a stretto giro la Medicines Health Regulatory Authority (MHRA), l’autorità inglese incaricata di valutare il caso, ha confermato che era sicuro riprendere le sperimentazioni per garantire un vaccino. Anche AstraZeneca, l’azienda farmaceutica che sta sviluppando il vaccino con l’Università di Oxford, ha affermato che la sospensione fosse “di routine”.

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