Nonostante i problemi di corruzione nel Partito Socialista Spagnolo, Pedro Sanchez non si ritira. Nonostante le inchieste di corruzione che hanno scosso i vertici del Psoe, Pedro Sanchez non ha alcuna intenzione di farsi da parte.

“Non getterò la spugna e andremo avanti”

ha detto in un discorso teso davanti al parlamento, ammettendo di aver valutato le dimissioni e la convocazione di elezioni anticipate. A far tremare la Moncloa è stata soprattutto la detenzione preventiva di Santos Cerdan, ex numero tre del partito, finito al centro di un’indagine che rischia di travolgere la credibilità del governo di minoranza.

Un piano anti corruzione per il Partito Socialista spagnolo, insieme all’OCSE

Ma Sanchez rilancia, e prova a blindare la sua leadership con un piano anticorruzione scritto insieme all’Ocse. Tra le promesse: un’agenzia indipendente per l’integrità pubblica, controlli random sui patrimoni dei funzionari di alto livello, un uso massiccio dell’intelligenza artificiale per scovare segnali di frode negli appalti pubblici e più tutele per chi denuncia le magagne.

Resta da capire se basterà un piano, un algoritmo e qualche slogan per disinnescare la crisi di fiducia che scava dentro al Psoe. Sanchez giura di resistere. Ma intorno a lui, la paura è che a spazzar via la polvere sia ancora una volta la piazza — non un software.

Maria Paola Pizzonia