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Costa Concordia, 10 anni dal fatidico inchino

Era il 13 gennaio 2012, la nave da crociera Costa Concordia stava navigando da Civitavecchia verso Savona. Alle 21.04 il comandante Francesco Schettino iniziò una manovra simbolica di passaggio ravvicinato, il cosiddetto “inchino”. Il transito però non avvenne come pianificato: la nave urtò uno degli scogli delle Scole, il più piccolo, nei pressi dell’Isola del Giglio, in Toscana.

L’impatto causò un enorme squarcio sulla fiancata laterale, il quale danneggiò 5 compartimenti diversi. Nella falla si riversò un’ingente quantità di acqua che danneggiò l’impianto elettrico della nave causando un black out. Nel giro di pochi minuti anche il generatore d’emergenza finì per esaurirsi, e la nave venne dichiarata ingovernabile.

L’arrivo dei soccorsi

Sin dall’inizio risultò evidente a tutti che non era più possibile continuare a sostare nella nave, bisognava evacuarla. Verso mezzanotte la Costa Concordia cominciò ad inclinarsi su un fianco, aumentando i problemi che già persistevano. Ai passeggeri venne ordinato di indossare i giubbotti di salvataggio, molti di loro andarono nel panico lanciandosi in acqua. Contemporaneamente arrivarono i soccorsi messi a disposizione dalla Capitaneria di Livorno, tentando di salvare le persone che si erano gettate in mare.

In totale vennero mobilitate 50 diverse unità navali e 8 elicotteri. I soccorsi ebbero una durata complessiva di 9 ore. Il panico e la confusione regnavano sovrani. Molti abitanti dell’Isola del Giglio misero a disposizione le loro imbarcazioni per soccorrere i naufraghi.

Costa Concordia, una tragedia del tutto evitabile

Quella sera a bordo erano presenti 4229 persone (3216 passeggeri e 1 013 membri dell’equipaggio). A perdere la vita furono in 32, tra cui Dayana Arlotti di soli 5 anni. Il lato peggiore di tutta questa faccenda è che le cose sarebbero potute facilmente andare in modo diverso. L’errore più grande fu proprio quello del comandante, che all’arrivo dei primi soccorsi decise di abbandonare la nave. Francesco Schettino preferì infatti mettere in salvo se stesso saltando su una scialuppa di salvataggio, infrangendo così il codice della navigazione.

Il comando di bordo inizialmente tentò di minimizzare la situazione, anche questo contribuì all’aggravarsi delle circostanze. Il comportamento del comandante fu fatale. Pur essendo stato aspramente sollecitato da Gregorio de Falco, al tempo Capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, a tornare a bordo, decise comunque di non agire. La presenza di un’autorità sulla nave avrebbe permesso di evitare molti danni e di salvare delle vite umane.

Attualmente Francesco Schettino si trova agli arresti domiciliari nella sua casa di Meta di Sorrento, condannato a sedici anni di reclusione. Le accuse sono quelle di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave in pericolo. Insieme a lui venne condannato anche il primo ufficiale di coperta Ciro Ambrosio.

Quanto avvenuto alla Costa Concordia simboleggia come l’errore di un essere umano a volte possa costare la vita a molta gente innocente. Francesco Schettino avrebbe potuto essere un eroe, ma ha preferito la vigliaccheria.

Ludovica Nolfi

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