Pallavolo

Costanza Manfredini, tra università e voglia di tornare in campo

Costanza Manfredini quest’anno in forza in A2 all’Olimpia Teodora Ravenna ha una ricca esperienza in serie A girando tutta l’Italia, partendo dal Club Italia e conquistando numerose promozioni sul campo.

L’abbiamo lasciata in palestra su un plinto a fare lavoro individuale per l’attacco, prima che anche gli allenamenti di serie A venissero definitivamente sospesi. Oggi la interrompiamo nello studio mentre combatte con una materia di studi davvero tosta… il latino!

Manfredini con la maglia dell’Olimpia Teodora – Foto Massimiliano Natale

Costanza Manfredini ironica e seria ma mai seriosa. Un lockdown tra alti e bassi e qualche novità

Laureanda in lettere moderne, hai colto questo periodo di pausa per fare una scelta importante. Hai deciso di iscriverti alla magistrale..

Vorrei fare la magistrale per tenermi aperta la possibilità di fare l’insegnante, anche mia madre fa questo lavoro e ho visto in lei da sempre un ottimo modello. Non ci avevo mai pensato prima, non pensavo fosse nelle mie corde. Ma con il tempo ho cambiato prospettiva, ora mi vedo bene dietro la cattedra. La trovo anche una strada che lascia aperta la possibilità di conciliare la vita lavorativa e quella famigliare.

Inoltre vorrei coniugare il mio sport con questi studi. Nel campo del giornalismo, dell’editoria sportiva. Dopo tanti anni di conflitti con lo studio, passando dalla filosofia scienze delle comunicazioni, ho trovato finalmente qualcosa che mi appassiona. Studiare qualcosa che non ti convince diventa ancora più impegnativo se lo fai nelle pause tra un allenamento e l’altro, ore in cui la concentrazione e la lucidità non ti assistono.

Su tuo Instagram leggiamo: “Al jogging preferisco decisamente un bel libro e dal 4 maggio leggerlo sulla panchina di un parco sarà già una conquista”.. cosa stai leggendo in questi giorni?

Per studio devo focalizzarmi sui classici. Nel tempo libero preferisco il genere scandinavo, ma in quarantena ho spaziato. Ora ad esempio sto leggendo “1984” di Orwell. Leggere mi piace molto, molto più di guardare film. Allena la mente. Mi piace studiare lo stile di scrittura degli autori e migliorare la proprietà di linguaggio. Dovendo studiando molto per l’università avevo perso l’abitudine a leggere libri scelti da me e in questo periodo ho recuperato tutto il tempo perso. Adoro il cartaceo, non riesco a cedere al digitale. E così parto sempre con la valigia piena di libri!

Come hai vissuto questo periodo di lockdown?

Ci sono state varie fasi. Il periodo che sono rimasta a Ravenna ho vissuto da sola. L’illusione mista alla speranza di ricominciare il campionato mi ha aiutato. Mi sono dedicata a fare le cose per me. Leggere, cucinare, un bel bicchiere di vino. Una chiacchierata virtuale con gli amici. Più il tempo passava più mi rendevo conto che non era possibile e neanche giusto tornare in campo. Poi sono riuscita a tornare dal mio fidanzato a Conegliano, ma ancora non ho visto i miei che sono a Milano.

Per me era un anno importante sotto tanti punti di vista. Dovevo sposarmi a giugno e dal punto di vista pallavolistico avevo molte aspettative. Ma questa situazione straordinaria ha tirato fuori aspetti del carattere che non pensavo di avere. Ad esempio ho manifestato una pazienza inaspettata. Non me lo aspettavo di mantenere la testa. È proprio vero l’essere umano si adatta. Studi la nuova realtà e trovi nuovi modi per affrontarla.  

Nella riorganizzazione del futuro farò forza sulle mie capacità mentali da atlete, volte al sacrificio. Qualsiasi cosa che farò l’anno prossimo, sarà qualcosa in cui dovrò impegnarmi, sudare per raggiungere l’obiettivo che mi porrò.

Questa emergenza ha interrotto un momento di ottima forma dell’Olimpia Teodora Ravenna..

Sono rimasta dispiaciuta per molti motivi. Era una stagione in cui stavamo facendo bene. Avevamo messo in piedi un nuovo sistema di giocare, che all’inizio non riuscivamo a fare nostro ma che ora stava funzionando, dando ottimi risultati. Eravamo in quella fase in cui inizi davvero ad accenderti, vedi l’obiettivo playoff. Fino a quel momento avevamo vinto tutte le gare della Pool Promozione.

Inizi a farti aspettative, spostando lo sguardo più in alto. Dovevamo giocarci la gara con Pinerolo che rappresentava una bella prova per capire davvero a cosa potevamo puntare. Era una squadra molto valida, costruita per fare bene. Il nostro era un gruppo dove si lavorava bene, di persone positive che si completavano a vicenda. Avevamo le carte in regola per arrivare fino in fondo.

Ma più passa il tempo più capisco che sarebbe stato difficile portare a termine il campionato, anche con misure di sicurezza. Era necessaria un’altra realtà economica, come può essere quella del calcio. Può permettersi di assicurare le strutture, lo screening medico adeguato, chi va a fare la spesa ai giocatori. Per la pallavolo, anche di A1, questo non era sostenibile. Mi ha dato serenità questa consapevolezza.

A quattordici anni sei andata a giocare fuori casa e hai girato davvero tutta Italia..

Giovanissima sono andata a Ravenna con il Club Italia. Una volta finiti gli studi ho esordito in A2 a Sassuolo. Non ho fatto mai due anni consecutivi nella stessa squadra, se non a Fontanellato. Non tanto per scelta, ma per caso. Mi sono sempre trovata bene nelle squadre dove ho giocato. A volte mi sarei fermata volentieri, ma non ho trovato l’accordo. Nella vita di uno sportivo metti in conto una valigia sempre pronta. Forse prima era più semplice, vedevi più spesso quei giocatori “bandiera” che rimanevano per anni nella stessa squadra.

Hai cominciato la tua carriera in posto 4 e poi c’è stato un cambio definitivo di ruolo..

Il cambio vero l’ho fatto l’anno di Rovigo. Non ero un fenomeno in ricezione. Mi costava mentalmente tanto allenarmi in quel fondamentale. Anche nel gioco, se mi puntavano in ricezione poi andavo giù anche in attacco. Ad un certo punto mi sono chiesta se valesse le energie che impiegavo. Sicuramente per centimetri e caratteristiche come banda potevo puntare ad arrivare più in alto, se solo il bagher mi avesse assistito (ride, ndr). A venticinque anni mi sono resa conto che dovevo far pace con questo e dovevo fare quello che mi veniva più naturale. L’attacco.

Gli anni in posto 4 mi hanno reso un giocatore completo. Un opposto che sa difendere è un valore aggiunto. Questo cambio mi ha permesso di esprimermi in attacco a mente libera ed iniziare a divertirmi davvero. Mi assumo una bella responsabilità in questo ruolo: attaccare la palla che scotta.

Ironica, seria ma non seriosa..

Sono molto critica con me stessa e allo stesso tempo sono autoironica. E lo stesso approccio ce l’ho con gli altri. Pretendo molto e per spronare mi piace ironizzare. Se trovi la chiave giusta riesci a tirare fuori il meglio dalle persone. Sono molto autoironica e mi viene usare la stessa chiave.

Ieri guardavo “The Last Dance” su Netflix. C’è una frase conclusiva che mi ha colpito di Micheal Jordan. “Sono stato un tiranno, non sono una persona gentile. Ma non ho mai preteso dagli altri qualcosa che non ho dato io per primo”. Ha sempre lavorato al massimo in palestra e preteso lo stesso dagli altri per vincere.” Non mi reputo assolutamente una tiranna, anzi. Ma sono d’accordo che in uno sport di squadra serve il 100% da tutti. Bisogna allenare se stessi ma contribuire al tempo stesso ad alzare il livello dei compagni. Quest’anno con Rebecca (Piva) in questo senso ho trovato una bellissima complicità in allenamento. Lei reagiva bene e ci stimolavamo a vicenda.

Ogni allenamento deve essere utile. Sicuramente non tutti portano a migliorare nell’immediato, ma deve darti qualcosa. Ma devi tenere nella testa l’obiettivo del giorno, per riportare tutto nella gara della domenica. Riconosco di non riuscire sempre. Ci alleniamo tutti i giorni, entri nella routine però per fare la differenza devi fare nella continuità.

Manfredini con la Coppa Playoff della promozione in A1 – foto Maurizio Lollini

Qual è stata la vittoria indimenticabile?

Tutte le vittorie le ricordi benissimo, ma le emozioni vere sono quando alzi la coppa. L’ultima volta è stato nel 2018 con Chieri. Abbiamo vinto il campionato ai playoff. Le promozioni le ho sempre guadagnate tramite la fase post-season. Quell’anno è stato particolarmente bello e faticoso. Abbiamo vinto arrivando a gara 3 contro Cuneo, disputando tutti tie-break. Abbiamo vinto contro San Giovanni in Marignano, con il quale non avevamo mai vinto, quindi un’impresa memorabile. L’ultimo anno con la formula a girone unico. Un anno pieno di infortuni, periodi bui, pieni di sconfitte e poi un incredibile rush finale. Ma se vado indietro nei ricordi c’è tutto il periodo della giovanile che ricordo con grande emozione. La medaglia d’oro con le juniores all’Europeo in Francia e le due di bronzo, una al Mondiale e l’altra con le prejuniores.

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