I costumi nel cinema, dall’usato al set

Ao’, scendi. Servono du’ stracci per il cinema“.

Iniziavano così tante mattinate. Dove “scendi” si usava anche se il negozio era a pian terreno. Tra i vicoli di Roma che si svegliava, al profumo di vaniglia, e altri odori persi che ripulivano l’aria. Tra i sampietrini bagnati e lucidi, appena lavati. L’alba, spuntava, al rintocco della caccia per l’abito usato. Nulla di più appropriato, stravagante e luccicante, per la vetrina variopinta del cinema.

Li chiamano ancora negozi dell’usato, in senso riduttivo. Stracciaroli o pezzari in un romanesco spicciolo ma esaustivo. Ma questi ambienti sono dei guardaroba magici. Con abiti stipati e affollati, con l’odore caratteristico di vissuto e canfora che ti aspetta fin dalla soglia. Dall’abbondanza di lustrini, in voga negli anni passati, passando per le giacche di pelle da centauro convinto. Da sempre, merce ricercata da costumisti, sarte e scenografi. Le maestranze del cinema, che inseguono scampoli e pezze usate, per ricostruire il mondo fatato fatto a film.

Via del Governo Vecchio, Roma - Foto dal web
Via del Governo Vecchio, Roma – Foto dal web

Costumi nel cinema: Roma e i merciaioli

Si conoscono gli indirizzi, i rioni di Roma dove i negozi sono di tendenza e i loro proprietari, figure retrospettive dal fascino non sfiorito. Si intrecciano spesso con loro amicizie e confidenze, da copione anche queste. Dialoghi fraterni, come tra vecchi di quartiere, che si fanno compagnia con racconti inesauribili. Da sempre, via del Governo Vecchio, è la strada, a Roma, dove restano le affezionate e sopravvissute botteghe vintage. E, salendo su verso rione Monti, passeggiando per i vicoli, si scovano vestiti e atmosfere. Così, girando per via Sannio e Porta Portese.

Chi romano di nascita o turista di passaggio, non si è mai svegliato presto per cercare tra i banchi del mercato l’occasione per vestirsi o, a volte, per travestirsi. Quante storie hanno da raccontare i bancarellari. Loro comprano al kilo gli abiti e pare vivano per questi cenci. Non brandelli inanimati, ma capi che racchiudono una storia, la vita di chi li ha indossati e vissuti. Già nell’Italia del dopoguerra, le balle contenenti i vestiti “americani”, erano attrattiva per il cinema.

Porta Portese, Roma - ph Federica De Candia
Porta Portese, Roma – ph Federica De Candia

Costumi nel cinema: professione scenografo

Un buon costume è quello che si fonde con il personaggio e la storia. Lo sa bene chi fa lo scenografo per mestiere e per passione. È un lavoro sublime. Per arrivare all’alto della bravura, nella scelta di un abito perfetto, si parte dal basso di una bottega dalle stoffe accatastate. O dalle montagne di pezze al sole e al vento. La competenza sta nel fare di stracci all’apparenza, ricamati da sogno. O nel riconoscere un vestito prezioso in mezzo a quelli che finiranno al macero.

E tanti costumi che hanno avuto successo nel cinema, sono nati da un acquisto di pochi spiccioli. L’estro creativo conta molto nel saper riadattare, rivalutare, un capo che, come in una favola a lieto fine, passerà dalle stalle alle stelle. Gabriella Pescucci, famosa costumista del cinema italiano, ha lavorato a film di Fellini, Scola e Leone. E sul set di Medea di Pasolini, collaborava con il leggendario costumista Piero Tosi.

Negozio vintage, Roma - Foto dal web
Negozio vintage, Roma – Foto dal web

La Sartoria Tirelli

Dei primi lavori ricorda la fatica di trovare soluzioni con importi ristretti. E la celebre sartoria Tirelli, a Roma, ha curato i costumi dei film di Luchino Visconti e Tim Burton. Vincendo in totale 16 oscar. I più grandi successi iniziarono sempre rovistando nelle soffitte, recuperando i vecchi stracci per creare.E gli abiti che hanno fatto storia nel cinema sono tra i più imitati. Simbolo di un’epoca e tra i più ricercati nei guardaroba vintage.

L’abito bianco di Marilyn Monroe, in Quando la moglie è in vacanza. La gonna plissettata che fa dell’attrice un’icona, si sollevava sulle grate della metro. Oggi possibile con le buche in strada. Il tubino nero di Colazione da Tiffany, con cui tutti si raffigurano Audrey Hepburn. O il bikini di Ursula Andress in Agente 007. Facile da reperire tra le bancarelle il modello due pezzi, elastico alto in vita. Lascerà il segno come la serie Licenza di uccidere.

“Lo stracciarolo a vvoi ve pare un’arte da fàlla bbene oggnuno che la facci?”

200 anni fa si chiedeva il Belli. Intuendo la bellezza e delicatezza di quel ruolo. I Costumisti “scrivono” i film. Perché la ricerca del bello passa da ago e filo. E, andrà ancora molto di moda, la giacca manica corta stretta di spalle di Alberto Sordi. O la sua maglietta bianca inamidata in Un americano a Roma. Basta solo trovarle. Perché se manca l’arte di arrangiarsi manca la poesia.

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