I ricercatori del King’s College di Londra e dell’Università di Trieste hanno scoperto il meccanismo che porta alla fusione delle cellule infettate da Sars-Cov-2. Sono arrivati pertanto al farmaco in grado di bloccare questo processo. Un processo che potrebbe spiegare perché il 70% dei pazienti con Covid-19 grave sviluppa una trombosi.
Il gruppo di ricerca dietro la scoperta
La sensazionale scoperta è frutto di uno studio di un gruppo di ricercatori del King’s College London, dell’Università degli studi di Trieste e del Centro di Ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb) di Trieste, pubblicato sulla rivista Nature. Il gruppo di ricerca è stato guidato da Mauro Giacca, professore dell’Università di Trieste, docente di Cardiovascular Sciences al King’s College di Londra.
Screening su oltre 3mila farmaci
Per trovare il farmaco i ricercatori hanno compiuto uno screening di laboratorio su oltre 3.000 farmaci già approvati per la terapia di diverse malattie. Si è arrivati così alla niclosamide, usata da più di 50 anni per le infezioni intestinali, ma che è anche in grado di bloccare gli effetti dannosi che la proteina Spike di Sars-CoV-2 causa alle cellule.
Cellule anomale e la proteina Spike
Ricerche precedenti avevano scoperto che i polmoni dei pazienti morti per Covid-19, oltre a mostrare un esteso danno e la presenza di coaguli che bloccano la circolazione del sangue, contengono un vasto numero di cellule anormali, molto grandi e con molti nuclei, infettate dal virus anche dopo 30-40 giorni dal ricovero in ospedale. Queste cellule anomale sono generate dalla capacità della proteina Spike del coronavirus di stimolare la fusione tra le cellule infettate e le cellule vicine.
La scoperta
Stimolati da queste osservazioni, i ricercatori hanno ora scoperto il meccanismo che consente la fusione delle cellule e trovato un farmaco in grado di bloccare questo processo. «Siamo molto soddisfatti dai nostri risultati – dichiara Mauro Giacca – per almeno due motivi. Primo, perché abbiamo scoperto un meccanismo completamente nuovo, attivato dalla proteina Spike e importante per il virus. Le nostre ricerche mostrano come Spike attivi una famiglia di proteine della cellula, chiamate Tmem16, che sono indispensabili per la fusione cellulare. Secondo, perché questo meccanismo è anche alla base dell’attivazione delle piastrine, e potrebbe quindi anche spiegare perché il 70% dei pazienti con Covid-19 grave sviluppa una trombosi. E ora sappiamo che c’è almeno un farmaco, la niclosamide, in grado di bloccare questo meccanismo».
La niclosamide è un farmaco sintetizzato negli anni ’70 e usato a partire dal 1982 per la terapia delle infezioni intestinali dovute alla tenia. Il nuovo studio mostra come questo farmaco, inibendo Tmem16 e la fusione delle cellule, blocca anche la replicazione del virus.
Al via la sperimentazione in India
Sulla base di questi risultati, una sperimentazione clinica su 120 pazienti è già partita in India, dove l’infezione è ancora molto diffusa e si sta somministrando la niclosamide a un gruppo di pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19. Si tratta di una sperimentazione appena avviata, e pertanto sarà di fondamentale importanza attendere i risultati nel corso dei prossimi mesi per confermare l’efficacia del farmaco.
«Penso che questa ricerca sia importante – continua Giacca – anche perché sposta l’attenzione dal tentativo di bloccare la moltiplicazione del virus, come finora hanno cercato di fare con alcuni farmaci, con scarso successo, a quello di inibire il danno causato all’organismo dalle cellule infettate. Sono sempre più convinto che Covid-19 sia una malattia causata non dalla semplice distruzione delle cellule infettate dal virus, ma dalla persistenza di queste cellule nell’organismo per periodi lunghi di tempo».
Gaia Radino





