Cresce la tensione tra Venezuela Washington. Dopo che jet venezuelani hanno sorvolato per due giorni di fila una nave della Marina americana, il presidente Donald Trump ha minacciato di abbattere gli aerei militari di Maduro in caso di manovre “pericolose”.

Per contrastare i narcos, e dare un segnale forte a Caracas, il capo della casa Bianca ha inviato, appunto, 10 F-35 a Porto Rico, pronti a intervenire anche contro le forze venezuelane. Maduro, su cui pende una taglia da 50 milioni di dollari messa dal Pentagono, è nel mirino di Washington, come ha ricordato giovedì il segretario di Stato Marco Rubio ribadendo che gli Usa considerano il presidente venezuelano un “narcoterrorista incriminato” e “fuggitivo dalla giustizia americana”. Oltre agli F-35 Washintgton ha schierato nel quadrante un incrociatore lanciamissili, tre cacciatorpediniere lanciamissili e un sottomarino d’attacco rapido a propulsione nucleare. E 4.000 Marine pronti ad entrare in azione. Maduro ha denunciato l’aggravarsi della pressione Usa come “la più grande minaccia che il nostro continente abbia mai visto negli ultimi 100 anni” e ha dichiarato che il suo Paese è pronto per una “lotta armata in difesa del territorio nazionale”. Maduro ha chiesto a Washington di abbandonare quella che definisce una politica di “cambio di governo (regime change) violento” in America Latina e nei Caraibi, esortando Trump a rispettare l’indipendenza del Venezuela. Ma la Casa Bianca considera l’ultima elezione del 2024 del presidente venezuelano illegittima.

Trump ha innalzato a 50 milioni di dollari la taglia sulla cattura di Maduro, ritenuto al vertice di un cartello denominato “Cartel de los Soles”. Il leader venezuelano respinge con forza tali accuse, sostenendo che il Paese non produce né coca né cocaina e rivendicando i progressi ottenuti nella lotta al narcotraffico, riconosciuti da organismi internazionali. Per Caracas, le imputazioni americane hanno finalità politiche e servono a giustificare un’azione ostile contro il governo.

In un messaggio trasmesso dalle principali reti radiofoniche e televisive venezuelane, Nicolás Maduro ha negato che le divergenze con Washington possano giustificare un conflitto armato, sostenendo la necessità di ricorrere al dialogo. Tuttavia, ha avvertito che il Paese è pronto a una “fase di lotta armata” qualora si verificasse un’aggressione militare. Durante un evento con la milizia popolare, il presidente ha parlato di una “risposta pianificata e organizzata di tutto il popolo” per difendere la sovranità nazionale. Caracas interpreta la strategia statunitense come parte di una politica di “regime change violento” che, secondo Maduro, minaccia la stabilità di tutta l’America Latina