Criptovalute, l’importanza di una legge: l’Italia in prima linea

criptovaluta - immagine web

Un settore che da tempo è sulla cresta dell’onda, passato da piccola nicchia per pochi esperti a strumento popolare: si parla di criptovalute, o monete virtuali che dir si voglia. Diffusi da qualche anno e diventati molto più di quello che erano inizialmente, ovvero un modo per mandare e ricevere pagamenti in qualunque parte del mondo con un semplice click.
Oggi le criptovalute sono veri e proprio strumenti di pagamento e finanche asset sui quali investire; e chi ha deciso di puntare qualche anno fa su queste monete, quando ancora erano agli albori, ora ne sta raccogliendo i frutti.
Fin qui la parte bella; ma c’è un però. Le criptovalute hanno anche diverse criticità legato alla loro natura di strumento borderline per il quale una legge chiara e definitiva ancora non esiste. Ci si sta muovendo in queste settimane, dopo mesi di dichiarazioni di intenti. Vediamo cosa potrebbe accadere a breve partendo da una rapida definizione di questi strumenti.

Cosa sono le Criptovalute

Le criptovalute, come si può leggere sul sito Criptovalute24, sono monete virtuali, smaterializzate, che quindi non esistono fisicamente e che non rientrano sotto il controllo dei vari istituti finanziari, come le banche, né dei governi centrali o di qualsiasi altra autorità. Ecco perché si dice che sfuggano a qualsiasi regolamentazione.
Una alternativa alle monete tradizionali che esistono solo nel mondo virtuale e che non vengono emesse da alcuna autorità. Nate nel 2008 con il Bitcoin, prima criptovaluta emessa alla quale ne hanno fatto seguito altre (oggi ne esistono oltre 2000), equivalgono sostanzialmente a stringhe di codice che vanno ad identificare una valuta unica.

La regolamentazione delle CriptovaluteSi diceva dell’importanza della regolamentazione, visto che ad oggi si sono mosse quasi del tutto nell’ombra. Da tempo se ne parla e di recente si è assistito ad una dichiarazione congiunta dei ministri delle finanze dei principali paesi Ue, ovvero Italia, Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi.
Il punto di partenza sarà il divieto da parte della UE di “ingresso di privati al di fuori delle regole”. Quello che si teme è di vedere seriamente compromessa la sovranità dei singoli stati sulla politica monetaria. Anche l’Italia rientra quindi nel novero dei paesi che si sono rivolti all’Unione Europea per chiederle una regolamentazione rigida in materia di criptovalute.
Oltre alla destabilizzazione delle politiche monetarie di ciascun paese, fattore cui si accennava, il rischio è quello di favorire il riciclaggio da parte delle organizzazioni criminali a livello mondiale; che non a caso fanno spesso ricorso alle criptovalute proprio per la loro caratteristiche di garantire pagamenti non tracciati che coprono l’identità di chi li emette. 

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