Il termine crisi, deriva dal verbo greco, κρίνω, con il primo significato di “separare” in occasione della trebbiatura. Seguirono altri significati, non più legati all’uso agricolo, ma connessi ad una serie di significati secondari: “capacità di giudizio”, “interpretazione”, “discernimento”, ma anche “esito”, “disputa”, “gara”. A noi moderni è pervenuta un’accezione quasi solo negativa. Muovendoci sul filo della storia ripercorriamo le tappe di alcune crisi nella storia, e di tutte le volte in cui l’uomo ha pensato non farcela.
La Crisi nella Storia dell’Età del Bronzo
Intorno al XII secolo a.C. il Mediterraneo nell’età del Bronzo viene colpito da una crisi durissima. Si parla di un vero e proprio “Grande Collasso” che portò con sé abbandoni di intere regioni, cambiamenti economici e rapidi mutamenti politici. Particolarmente minacciosi furono i cosiddetti “Popoli del mare”, ancora non ben identificati, ma che a più riprese si rivolsero anche verso l’Egitto. A tutto ciò, o in virtù di ciò si associarono un crollo demografico, un superamento delle vecchie ideologie e persino una crisi climatica. Nel 1250–1190 cade Troia ma già all’inizio del XII sec. a. C. furono saccheggiate distrutte le realtà palaziali di Tebe, Micene, Tirinto e Pilo.
A questo complesso scenario vale la pena riflettere come possibile via di fuga l’introduzione nelle armi da combattimento, del ferro, di reperimento relativamente più comune, meno costoso e a disposizione di comunità più allargate. Almeno per via teorica.

Roma, la città che sembrava immortale
Palatino 753 a.C., un piccolo villaggio vicino ad un fiumiciattolo nel giro di qualche secolo diventerà il cuore di uno dei più grandi imperi della Storia. I primi secoli sono relativamente prosperi, di conquiste, consolidamenti e sottomissioni ma vi è un punto di rottura e di non ritorno oltre al quale Roma non è più la grande Roma.
Quando Roma non regge più all’urto che la stava facendo vacillare? Sicuramente nel momento in cui molti popoli stranieri, ben armati, varcarono i confini dell’Impero, riuscendovisi ad insediarvisi poiché Roma non ha pù la forza di estrometterli. Formalmente Roma cade nel 476, anche se nei fatti implode almeno un secolo prima quando il meccanismo di assorbimento di immigrati, la barbarizzazione dell’esercito, che Roma aveva praticato con successo, aveva cominciato non funzionare più. Così si riversano nell’Impero gruppi che non volevano integrarsi e con i quali è stato impossibile vivere pacificamente.
Date simbolo di questi accadimenti solo il 401 con il sacco di Roma di Alarico, poi il 455 dei Vandali
Spesso si considera il Cristianesimo come una causa della fine dell’Impero. Tuttavia è una lettura viziosa, la nuova religione escatologica si insedia tra le file di nobili e meno nobili poichè la più antica religione pagana aveva già perso parte del suo potere religoso e istituzionale lasciando così un ambito vuoto, facile preda delle nuove religioni orientali.

Peste, instabilità politica e recessione economica: la crisi nella Storia del Trecento
Dopo secoli di crescita prospera e aumento demografico vengono a un certo punto meno gli spazi materiali ove dare risposte al bisogno alimentare dovute all’insufficienza delle risorse agricole. I raccolti non nutrirono più la popolazione e i prezzi fluttuarono esageratamente. A tutto ciò si aggiunse un periodo di freddo molto accentuato. Si andò incontro ad una rapida carestia che investì tutta Europa
Altro aspetto che aggrava il quadro complessivo è l’insorgere verso la fine del 1347 di una malattia gravissima, la peste, che arrivò in circa in due anni in tutta Europa.

Peste, fame e guerra: nel Trecento le guerre sono particolarmente lunghe e sfiancanti. Questo si spiega perché nel Trecento gli Stati sono comunque abbastanza forti e la crescita non ha rafforzato solo l’economia ma anche la politica: i re, i tiranni, i Comuni. Questi Signori si propongono grandi ambizioni e si affidano alle compagnie di ventura che trascinano stancamente le guerre finché non vengano pagati dai loro signori. Politicamente forti si, ma spesso economicamente fragili.
La crisi nella Storia dal ’29 ad oggi
Dal secolo XIX ad oggi l’economia reale e quella delle banche hanno sempre meno contatti tra loro. Nel 1929 a seguito di un’economia troppo liberista si verificarono eventi come merce invenduta, salari bassi e consumatori volti al risparmio, le azioni fermavano la loro salita, tutto in un clima di generale paura e incertezza. Il 24 Ottobre 1929 crollò la Borsa di Wall Sreet che trascinò alla catastrofe milioni di lavoratori.

Ad oggi l’incertezza causata dall’emergenza dal Coronavirus ci permette di camminare su un pericoloso crinale dove da un lato vi sono paure e dubbi, dall’altro opportunità e ottimismo. Si può dire che è una situazione “fortunata” nell’accezione latina del termine; Fortuna è un vox media ovvero ha significato intermedio tra sorte ‘buona’ e ‘cattiva’, potendo indicare indifferentemente l‘una e l‘altra, sta ha noi sfruttare al meglio uno dei due.





