Le notizie che trattano dell’intelligenza artificiale sono in aumento, potremmo dire pressoché quotidiane. Veniamo a conoscenza di migliorie, aggiornamenti e sviluppo o, più banalmente, del modo in cui le Big Tech ne fanno uso. Tuttavia, anche un numero elevato di persone sceglie di utilizzare l’IA per attività personali, ricreative e/o lavorative. Sono proprio questi utenti che spesso ignorano l’impatto ambientale che uno strumento tecnologico analogo può avere. Quel che ci è concesso vedere rappresenta unicamente la parte superficiale, quella pronta all’uso e senza sforzo. Eppure, l’intelligenza artificiale non è un’entità astratta, bensì concreta e resa operativa solo attraverso i data center. Le strutture, infatti, ospitano al proprio interno computer, server, sistemi di archiviazione e molto altro ancora. Ma, per far sì che funzioni, è necessario un quantitativo di acqua notevole. Proprio questo rientra tra gli aspetti più controversi e dibattuti dell’IA.
Quanta acqua potrebbero consumare i data center in futuro? Forse più di quanto ci possiamo permettere
Come si evince dall’introduzione, è proprio l’uso sempre più frequente dell’IA a contribuire a un mutamento dell’acqua necessaria, così come di energia. Non parliamo, infatti, di un processo assestante. L’utilizzo dello strumento richiede l’impiego di meccanismi complessi e dispendiosi anche in termini di elettricità. Uno studio condotto dall’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) rivela quanto sia realmente impattante l’IA anche per l’occupazione del territorio. È sufficiente prendere le stime del 2025 che evidenziano 189 milioni di tonnellate di CO2 emesso. I valori previsti per il 2030 salgono a 399 milioni di tonnellate di emissioni e a un consumo pari a 9.300 miliardi di litri d’acqua all’anno.
Il livello di impatto ambientale ovviamente può subire variazioni in base alla zona in cui il data center è collocato e al tipo di energia utilizzata per il funzionamento. L’IA alimentata attraverso i combustibili fossili avrà un livello di emissioni differente rispetto a quella alimentata attraverso le fonti rinnovabili. Affinché l’intelligenza artificiale possa diventare ulteriormente produttiva, è necessario che le aziende e i governi tengano conto dei fattori legati alla sostenibilità dei data center. Lo sviluppo tecnologico, altrimenti, non può davvero definirsi tale.
Stefania Cirillo





