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Aprile 21, 2021, mercoledì

David Bowie in pillole: dieci canzoni per conoscere il Duca Bianco

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David Bowie 10 canzoni. Sono passati cinque anni dalla tragica scomparsa di David Bowie. Tornando indietro con la mente a quel 10 gennaio 2016 si possono ricordare le immagini passate su ogni canale, social network, blog, e sito internet di un memoriale a Brixton pieno di fiori e persone giunte a rendere omaggio. E insieme alle diapositive del presente, venivano accostate quelle del passato, quando David Robert Jones cambiò per sempre la cultura occidentale con la sua arte.

Un pierrot e un re, un alieno e un terrestre. David Bowie era tutto e il contrario di tutto, una personalità oltre gli schemi, quegli stessi schemi che sarà lui a ridefinire con le sue esibizioni e le sue canzoni. Ma chi era quel giovane ragazzo della middle class londinese che un giorno cambiò nome per dedicarsi alla musica? Scopriamolo in questo “viaggio fantastico” attraverso 10 canzoni che ci hanno fatto amare il Duca Bianco (e continuano a farlo).

1. “Space Oddity

“Space Oddity” (stranezza spaziale) o anche “Space odd ditty” (strana filastrocca dello spazio) è la prima canzone di Bowie di successo internazionale. Il tema dell’isolamento e del disorientamento sono il leitmotiv di questo brano che divenne un vero spartiacque nella sua carriera. La canzone fu usata dalla BBC come commento sonoro allo sbarco sulla Luna mentre l’Apollo 11 toccavano il suolo. Ne fu incisa una versione italiana “Ragazzo Solo Ragazza Sola” con testo di Mogol nel dicembre dello stesso anno.

2. “Changes

Con il capolavoro “Hunky Dory” del 1971, Bowie getta la pietra miliare che segna la massima esposizione del glam rock. Il disco inanella una serie di perle dopo l’altra. Forse la più famosa di queste è “Life On Mars?” ma con “Changes” stila un manifesto programmatico della sua arte: cambiare è sopravvivere. Una melodia senza tempo che fa i conti con i movimenti post-Sessantotto e le trasformazioni del mondo intorno a sé.

3. “Starman

Moltissimi lo ricordano come Ziggy Stardust, uno dei tanti volti che Bowie ci ha mostrato di sé stesso. Nato nel 1972 con la pubblicazione di “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars“, il personaggio venuto dalle stelle ha stravolto il costume degli anni ’70 con la sua celebre apparizione a Top Of The Pops nello stesso anno in cui suonò la celeberrima “Starman”. Un’intera generazione d’artisti si dichiarerà profondamente cambiata dopo quella performance.

4. “Rebel Rebel

L’ultima fiammata glam rock è targata 1974 con “Diamond Dogs”, un disco che fece scalpore. Inizialmente concepito come una rock opera su “1984” di George Orwell, il disco fu ristampato a causa dell’immagine in copertina che ritraeva l’artista con un corpo da cane di cui erano in vista genitali. Al suo interno, la celebre “Rebel Rebel”, una celebrazione alla generazione anticonformista del glam rock che stava lentamente avviandosi verso il declino.

5. “Station to Station

Inizia la fase più sperimentale di Bowie, quella di incontro con la musica elettronica e krautrock dei Kraftwerk. Ma ci troviamo anche negli anni di declino fisico e psicologico, dove l’artista di fama mondiale entra nel tunnel della dipendenza da droghe e si avvicina all’occultismo. Nasce la figura del Sottile Duca Bianco con l’album “Station To Station” che prelude la “Trilogia Berlinese”.

6. “Heroes

Il secondo capitolo della Trilogia è forse il disco più famoso di David Bowie. Qui tutto è iconico e assume i sacrali tratti che le opere d’arte conservano. Dalla copertina alla title-track, “Heroes” ha segnato intere generazioni: il mondo diviso dal Muro di Berlino sembrava improvvisamente unito sotto lo stesso cielo quando le persone si trovavano a cantare: “possiamo essere eroi solo per un giorno“. Tra gli ospiti in studio Brian Eno e Robert Fripp dei King Crimson.

7. “Let’s Dance

L’apice del successo commerciale arriva negli anni Ottanta con “Let’s Dance“. Prodotto da Nile Rodgers degli Chic, il disco ha fatto scatenare sulla pista da ballo intere generazioni. Il Serious Moonlight Tour poi è stata la toruneé più grande che si fosse vista all’epoca, tra ballerini, coreografie, luci ed effetti speciali. David Bowie era sul tetto del mondo e si divertiva a vederci ballare.

8. “Tonight”

Una delle canzoni più belle del Bowie anni ’80 è contenuta in un disco sottovalutato dal pubblico e dalla critica. “Tonight” non sarà forse il miglior lavoro di Bowie, ma al suo interno contiene alcuni pezzi memorabili come la sognante title-track e “Blue Jean”, oltre a un duetto con Tina Turner.

9. “7 Years In Tibet”

Gli anni ’90 sono i nuovi ’70. Bowie si trova immerso in un ambiente musicale altamente mutevole dove preferisce cambiare strategia: seguire invece che essere seguito. Da questo forse nasce l’ingiusta critica ai suoi lavori di fine millennio. In “Earthling“, nominato a due Grammy Awards nel 1997, si sente il grunge, la drum & bass, la sottocultura rave che doveva ancora prendere una forma definita. In tutto questo, la sua conversione alla religione buddhista.

10. “Blackstar”

Cia ha lasciato come ha vissuto, con un colpo di teatro. Due giorni dopo la pubblicazione del suo capolavoro finale, “Blackstar“, Bowie scomparve a causa di un tumore. Forse il mondo è sempre stato il suo palcoscenico e noi i suoi spettatori. Ha deciso di chiuderla a modo suo. Ci ha donato uno dei dischi, nella sua cupezza, più brillanti del decennio scorso che ci mostra come la vita, e dunque l’arte, vincono sulla morte.

Simone Zangarelli

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