Politica

Ddl Zan, nel sondaggio delle femministe 7 italiani su 10 bocciano la sua filosofia

Adv

Sono molti mesi che sentiamo parlare del Ddl Zan contro l’omotransfobia, una legge attesa da 24 anni, portata in senato il 5 novembre del 2020. Al Senato il 28 aprile 2021 con 13 sì e 11 no è stata decisa la calendarizzazione e la relazione d’avvio ai lavori è attesa per oggi. L’obiettivo di questo decreto è quello di combattere la discriminazione verso la comunità lgbt ma anche gli atti discriminatori verso le persone con disabilità e le donne ma che consentirebbe anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di omofobia.

Alessandro Zan, questo il nome del deputato, vorrebbe modificare una normativa già esistente sui reati d’odio e attacchi alle persone per via dell’identità genere o dell’orientamento sessuale. In questi ultimi giorni se ne è parlato molto anche per via dei fatti del 1° maggio durante il concerto annuale, in cui Fedez ha criticato in particolare Ostellari per la sua disapprovazione al decreto

I risultati del sondaggio

Ebbene, da un sondaggio fatto su La Stampa intitolato “Paese spaccato” di cui i risultati sono stati diffusi sul giornale da Marina Terragni, sette italiani su dieci rifiutano secondo Secolo d’Italia, la “filosofia” messa in atto dal ddl Zan. Il sondaggio in questione è stato fatto da alcune single femministe che hanno promosso una raccolta fondi e gli hanno dato vita basandolo su tre quesiti. Il primo riguarda l’atteggiamento verso la partecipazione di atlete trans a spot femminili: soltanto il 30% ne è favorevole. Il secondo quesito, che domanda se si è favorevoli alla scelta del sesso con un’autodichiarazione nonostante il dato biologico alla nascita, ha trovato ancora meno persone favorevoli del primo, soltanto il 20%.

In effetti, considerando queste percentuali, non sembrerebbero essere molte le persone che mostrano un atteggiamento aperto verso queste tematiche che sono ormai alla portata del giorno. Non possiamo però basare il pensiero di tutti i votanti sui risultati di un solo questionario fondato da 3 quesiti. Bisognerebbe allora farne uno più ampio con un numero di domande maggiore e con maggiori possibilità di risposta e magari dare possibilità di espressione senza l’obbligo di rispondere soltanto sì o no e solo in questo modo si potrebbe avere una visione più ampia dell’atteggiamento delle persone verso le tematiche riportate all’interno del Ddl Zan.

Adv
Adv
Adv
Back to top button