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DecimArt #3: Alien Isolation, la degenerazione capitalistica

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Cos’è DecimArt?

DecimArt è una rubrica che si propone di approfondire i contenuti di alcuni titoli videoludici di particolare interesse. Molti dei videogiochi di cui si andrà a parlare sono portati in streaming su twitch dal sottoscritto sui canali PadSolitario o SecondoPad.

Alien Isolation

Finalmente dopo anni di demolizione sistematica di questo brand da parte di SEGA è arrivato un titolo veramente accattivante. Alien Isolation ci porta a vivere in prima persona, in tutti i sensi, la storia di Amanda Ripley, figlia della celeberrima Ellen Ripley; protagonista della saga cinematografica avviata nel 1979 da Ridley Scott. Cavalcando il successo di Outlast e di survival horror di analoghe meccaniche, Isolation ci porta ad esplorare la stazione Sevastopol in cerca di informazioni sulla sorte della scomparsa madre della protagonista. Come i fan ben ricorderanno, tra gli eventi di Alien e quelli del sequel di James Cameron passa più mezzo secolo; durante il quale il personaggio interpretato da una giovane Sigourney Waver ha dormito in criostasi.

Da amanti di Alien per gli amanti di Alien

Ciò che più contraddistingue questo capitolo di Alien è sicuramente la passione manifestata dagli sviluppatori nella realizzazione di questo titolo. Tutto in Alien Isolation rivela una conoscenza dettagliata dei film; in particolar modo della prima pellicola. Il level design della Sevastopol è perfettamente coerente con l’ambientazione e le tecnologie visibili nei film così come lo è l’atmosfera angosciante e claustrofobica. La sensazione che ogni passo falso possa condurre ad un’inevitabile dipartita, di essere costantemente braccato da una creatura virtualmente invincibile e la consapevolezza che nulla verrà in nostro soccorso. Coloro che hanno più volte apprezzato le pellicole cinematografiche avranno modo di cogliere una grande quantità di dettagli, anche minuscoli, che richiamano i film. Non vengono naturalmente a mancare alcune delle citazioni più famose della saga inserite elegantemente nei dialoghi.

Da grande fan della saga non ho potuto che amare la cura mostrata nello sviluppo di questo titolo seppur dal punto di vista della lore non aggiunge nulla.

Non male per la SEGA

Alien Isolation si presenta chiaramente come un prodotto con numerosi problemi tecnici attribuibili in gran parte al ridotto budget che ha caratterizzato gran parte dei progetti SEGA degli ultimi anni. In particolar modo le animazioni, specie quelle facciali, risultano di bassa qualità; quelle facciali sono addirittura quasi assenti se non nelle cinematic ma anche quelle non sono certo eccelse. Giocando il titolo su PC ho potuto notare un framerate molto incostante soprattutto nei filmati; segno di una scarsa ottimizzazione per questa piattaforma (il mio consiglio è quindi di giocarlo su console visto che la grafica non è certo il punto forte di Alien Isolation). Tra gli altri difetti riscontrati vi è sicuramente una certa legnosità nelle meccaniche di interazione ambientale; un difetto abbastanza grave considerando che il gameplay consiste nello sfruttare il più possibile l’ambiente per sfuggire allo xenomorfo di turno.

Nell’ottica di mantenere uno stile quanto più possibile vicino a quello scottiano, la storia è stata molto dilatata nei tempi risultando lenta nella sua narrazione. Per quanto sia apprezzabile questa fedeltà allo stile autoriale di Scott, dal punto di vista del giocatore risulta effettivamente più lungo del dovuto e con un ritmo poco incalzanti; si tratta, in realtà, più di una scelta stilistica che di un difetto vero e proprio.

Sul piano della storia il grande difetto è sicuramente nel finale che ovviamente non vi spoilero ma risulta fin troppo aperto considerando che non è mai uscito un sequel. Dalla Director’s Cut di Aliens: scontro finale sapevamo già che Amanda sarebbe sopravvissuta. Il delegato della Weyland Yutani, Carter J. Burke, nel tentativo di convincere Ellen Ripley a seguirlo sulla colonia LV-426, aveva rivelato alla protagonista che la figlia era deceduta mentre lei stava ancora dormendo in ipersonno. Il dettaglio essenziale che ci porta a pronosticare che Amanda sopravviverà è che la foto mostrata da Burke a Ellen è di una Amanda ormai invecchiata.

L’alienazione in Alien

Non è un segreto che, fin dal 1979, Alien muova una critica forte al capitalismo contemporaneo. Si tratta naturalmente di una sua manifestazione estremizzata, ma non troppo, in un futuro a noi lontano: quello dei viaggi spaziali e della terraformazione. Non ci sono dettagli che ci illuminino su come funziona il sistema economico in questo universo ma la presenza di una grande compagnia, la Weyland Yutani, egemone nello spazio e interessata esclusivamente al guadagno, lascia ben intendere a chi rivolge la sua critica questa saga.

Lo xenomorfo gioca costantemente un doppio ruolo. Da una parte si tratta del bersaglio principale di una spietata compagnia che vuole impiegarlo come bio-arma; rappresenta quindi il profitto e l’interesse economico posto prima di ogni altra cosa, anche delle vite umane. Dall’altra rappresenta il capitalismo stesso: un mostro che si insinua nella gente comune alimentandosi di essa e che quando ha finito di nutrirsi e di crescere abbandona il corpo dell’ospite uccidendolo, per poi moltiplicarsi infettando sempre più persone. Una creatura che non genera nulla se non se stessa fino a quando non ci saranno più esseri viventi da usare.

Metaforicamente parlando la nascita di un esemplare da un corpo umano rappresenta la rinascita stessa dell’uomo in una nuova forma; in altre parole, la sua alienazione. A cambiare non è solamente l’aspetto bensì la struttura sociale che caratterizza questa nuova specie: Sia nell’anatomia che nei comportamenti sociali gli Alien ricordano molto gli insetti che si muovono in sciami e come loro sono comandati da una regina. Anche questo aspetto richiama facilmente molte critiche mosse al capitalismo delle grandi multinazionali, che spesso tendono a trattare i propri dipendenti come numeri, parti di un ingranaggio o insetti operai privandoli della dignità.

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Matteo Cucchi

PadSolitario

SecondoPad

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