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Di “Karate Kid”, “Cobra Kai” e bullismo

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Era il 1984 quando John G. Avildsen ci regalò un film che presto sarebbe diventato un cult del cinema pop. Karate Kid – Per vincere domani non solo riaccese l’interesse del pubblico per i film sulle arti marziali, che negli anni ‘70 avevano visto un boom grazie a Bruce Lee, ma portò sullo schermo, in modo più o meno diretto, lo scottante tema del bullismo.

Il bullismo soft di Karate Kid

Karate Kid presenta la tipica struttura dicotomica tra buoni e cattivi, sottolineata dalla presenza di un protagonista positivo, Daniel, e di un antagonista bullo, Johnny. Tramite questa storia, il maestro Miyagi ci ha insegnato che per vincere domani si deve mettere la cera e togliere la cera oggi. Che i bulli perdono e che l’happy ending arriva per chi se lo merita. Una bella lezione di vita, ma purtroppo è una lezione lasciata a metà. E a risolvere il problema ecco che arriva, una trentina di anni dopo, Cobra Kai

Ciò che mancava nella storia narrata in Karate Kid è quel caos che regna nella nostra vita. Nella realtà non esistono buoni e cattivi, non esistono eroi e bulli. Esistono persone che vengono spinte da una parte o dall’altra, e che a volte si ritrovano ad essere sia vittime di alcuni che carnefici di altri. Cobra Kai esplora questo aspetto che, seppur a volte sopra le righe, rende bene sullo schermo il vento di azioni, reazioni e scelte in cui ognuno di noi deve navigare.

Il dualismo in Cobra Kai

Tutti i personaggi che incontriamo in Cobra Kai hanno un dualismo intrinseco che, a seconda di come vengono influenzati, li fa risultare agli occhi degli spettatori come eroi o come bulli. E spesso quando cambia l’influenza cambia anche la percezione del personaggio. Daniel LaRusso stesso, eroe indiscusso dei primi tre film, è qui ritratto come una persona con un lato oscuro che a volte ci fa mettere in discussione la sua completa positività nei film. Mentre ritroviamo il bullo Johnny Lawrence e lo scopriamo a sua volta vittima di forme di bullismo più complesse e strutturate.

L’esempio forse più evidente di questo dualismo è Eli Moscowitz. Nelle prime puntate della prima stagione ci viene presentato come un ragazzo insicuro, tormentato dai suoi compagni a causa della sua deformazione al labbro (labbro leporino), una vittima. E quando Miguel lo convince a partecipare ad una lezione di prova nel nuovo dojo Cobra Kai del sensei Lawrence si ritrova ad essere vessato anche da lui. Eli esce dal dojo quasi in lacrime, per poi ripresentarsi alla lezione successiva con un taglio mohawk blu, il tatuaggio di un falco sulla schiena ed improvvisamente sicuro di sé.

Johnny contro Daniel - Photo Credits: Free Topix
Johnny Lawrence contro Daniel LaRusso – Photo Credits: Free Topix

Colpisci forte, colpisci per primo, nessuna pietà

Eli mette in pratica una lezione di Johnny: colpisce per primo, capovolge la sceneggiatura della sua storia. Sceglie di concentrare l’attenzione degli altri su particolari che lo fanno sentire sicuro di sé, e in questo modo il suo labbro perde importanza anche agli occhi dei bulli. Accecato dalle ingiustizie che ha subito per anni, e influenzato poi negativamente da altri personaggi, Eli arriva però quasi a rinnegare il suo nome facendosi chiamare Falco e lentamente a trasformarsi lui stesso in un bullo. 

Il motto del dojo Cobra Kai, “colpisci forte, colpisci per primo, nessuna pietà” è un insegnamento cruento che se messo in pratica in modo corretto può parzialmente aiutare, ma che deve essere contestualizzato e non seguito alla lettera. Qui diventa chiaro come non solo il messaggio sia importante, ma di come sia fondamentale la figura del messaggero, o meglio in questo caso del maestro. Uno stesso concetto espresso e spiegato da due persone diverse può portare ad influenze e risultati completamente opposti.

Di bullismo, cyberbullismo e body shaming

Cobra Kai vuole portare alla luce tutte le forme di bullismo attraverso le storie dei personaggi. C’è chi, come Johnny Lawrence, è stato maltrattato dal padre adottivo. Chi come Miguel e Demetri subisce il classico bullismo fatto di spintoni, prese in giro e zaini buttati nel cesto dell’immondizia. Eli e Aisha vengono vessati per il loro fisico, uno a causa di una deformazione congenita e l’altra perché vista dalle compagne come grassa. Sam si ritrova a dover affrontare catene di cyberbullismo sui social in seguito ad una falsa voce messa in giro dall’ex-ragazzo. Sempre con lei si sfiora anche la differenza di trattamento e percezione tra femmine e maschi, “è diverso per una ragazza. Anche se vinci non pensano che tu sia tosta, ti credono pazza”.

Restando sul tema ci si spinge fino ad un accenno di molestie sessuali con una Tory costretta a dover prendere in considerazione una certa proposta del proprietario di casa quando non riesce a pagare l’affitto in tempo. Addirittura John Kreese ha un background che spiega il suo modo di pensare e agire. Ogni personaggio naviga nel buio confine tra vittima e carnefice, impersonando l’uno e l’altro in base alle proprie scelte.

Se Karate Kid ci ha insegnato che tutti possiamo diventare campioni della nostra storia, Cobra Kai sta cercando di insegnarci come farlo nel modo moralmente corretto.

Falco, Johnny Lawrence e Miguel Diaz in Cobra Kai - Photo Credits: Disappointment Quotes
Falco, Johnny Lawrence e Miguel Diaz in Cobra Kai – Photo Credits: Disappointment Quotes

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Articolo a cura di Eleonora Chionni

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