Ci sono persone che non seguono la moda, la inventano. Diane Keaton era una di queste. Con il suo cappello a tesa larga, i pantaloni larghi a vita alta, le cravatte rubate all’armadio maschile e i dolcevita rigorosamente neri, ha creato un’estetica che non ha mai avuto bisogno di trend o stagioni. Non era “lo stile Annie Hall” come tutti lo chiamavano — era semplicemente lo stile Diane Keaton.
Cos’è lo stile Diane Keaton e perché sarà sempre immortale
È raro che un look diventi parte della cultura pop al punto da trasformarsi in linguaggio. Eppure Keaton c’è riuscita, mescolando rigore e ironia, femminilità e androginia, fino a diventare un’icona di libertà creativa. Dagli anni ’70 fino all’ultimo red carpet, è rimasta fedele alla sua uniforme fatta di giacche oversize, cinture extra large e occhiali statement. Niente compromessi, niente pose forzate: solo un’autenticità disarmante che oggi manca terribilmente.
Il mondo della moda non ha mai smesso di guardarla come una musa. Ralph Lauren la definiva “una pioniera del personal style”, mentre Thom Browne ha spesso citato il suo approccio sartoriale come fonte d’ispirazione. E non era raro vederla in prima fila alle sfilate, cappello in testa e sorriso ironico, perfettamente consapevole di essere la più cool della stanza senza nemmeno provarci.
Il libro Diane Keaton: Fashion First
Nel 2024 aveva pubblicato il libro Diane Keaton: Fashion First, una sorta di manifesto in cui raccontava il suo rapporto con l’abbigliamento con la stessa leggerezza con cui indossava un gilet su una camicia bianca. “Vesto solo ciò che mi piace”, aveva detto. “Amo ancora un dolcevita, un cappello e una giacca. E sì, una cintura larga.” Nessun discorso sulla moda come status, solo gusto personale e coerenza.
Ma Diane Keaton non si è mai limitata ai vestiti. Aveva portato il suo bianco e nero — la sua estetica preferita — anche nel design, collaborando con brand come Hudson Grace e Fabricut, firmando collezioni di interni, tessuti e lampade che sembravano uscite da un film d’autore. Tutto parlava di lei: elegante ma accessibile, rigoroso ma con un tocco di eccentricità.





