Cultura

Digital Media Festival presenta “Involontaria”

Secondo appuntamento del terzo e ultimo giorno di Digital Media Festival, “Involontaria” web serie sul volontariato musicoterapeutico.

Il bene espresso a servizio del prossimo in forma prevalentemente volontaria, priva di interessi è l’intemerata dimostrazione dell’umanità che si esprime nella forma più genuina. Il lato sbagliato della medaglia si avverte nel racconto mediatico di tali limpide gesta che può scadere nella terribile retorica. È un rischio che bisogna pur prendere per esprimere e inoltrare il senso estremo della solidarietà. “Involontaria” di Alessandro Guida, rappresenta la medaglia.

Neva Leoni, Greta, protagonista di “Involontaria” foto dal web.

Prodotto da “Officine buone”, associazione no profit, “Involontaria” è il secondo capitolo eterozigoto di “Involontario” dal quale modifica appunto la trama e i protagonisti, ma mantiene vivo il contesto. Al Digital Media Festival è stata proposta la prima delle dieci puntate che verranno accolte su MTV prima in forma di lungometraggio e su Youtube poi seriografate. Tratto da una storia vera quella di Greta, giovane mollata e disillusa, cantante e suonatrice con un non precisato problema oncologico che si imbatte all’uopo di una visita medica in un concerto tenuto dai Coma Cose (mitici), all’interno delle mura ospedaliere, a favore dei degenti. Folgorata dal momento e dal volontario viene sospinta a piè pari a partecipare attivamente all’attività ricreo-curativa. Greta è interpretata dall’attrice in erba Neva Leoni, apparsa nel web prima e in televisione poi (“Il paradiso delle signore”) ed è circondata da altre stelle del piccolissimo schermo tali Ludovica Pagani bonissima, Greta Menchi bonissima e ambiguissima e Michela Giroud follissima. Durante la serie si dipaneranno, naturalmente cantanti come Levante, Ludovico Guenzi e attori trasportati dal cinema vedi Herbert Ballerina, vedi Antonio Catania.

"Involontaria" foto dal web. Involontaria
“Involontaria” foto dal web.

Le premesse tutt’al più promettenti scadono in una non rara banalità nella messa in scena tipica dei prodotti web visuali che la povertà di fondi non giustifica, vedi l’iphone di Soderbergh. Una recitazione stentata, inoltre, sintomo di una regia non impeccabile, dimostra come che il livello dei professionisti di youtube è ancora acerbo e che una forma visuale vogliosa di imporsi non può certamente permettersi l’inflazionata produzione di prodotti tecnicamente simili e scarni. Una serie che è un prodotto in serie non è certo motivo di entusiasmo ma riflessione sul concetto e sul futuro delle web serie.

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