Non si arresta la rottamazione portata avanti da Donald Trump. Ieri sera, il presidente ha licenziato il generale Capo di Stato maggiore Charles Brown Jr. e altri cinque generali a capo di Esercito, Marina e Aeronautica. Di norma, i capi più alti in grado delle Forze Armate conservano i loro incarichi anche al cambio di amministrazione, ma il tycoon aveva già reso nota l’intenzione di nominare nuovi collaboratori militari, a lui più politicamente affini.

Brown è un ex pilota di jet, oltre che un generale “a quattro stelle”, il grado più elevato tra quelli delle gerarchie dell’Esercito. È stato, inoltre, il secondo uomo afroamericano a rivestire la carica di Capo di Stato maggiore nella storia degli USA. A sostituirlo, sarà tale Dan Caine, un generale dell’Aeronautica non molto famoso nell’ambito militare, che Trump ha conosciuto più o meno sei anni fa in Iraq. Si tratta di una scelta che ha destato più di una perplessità. Caine, infatti, era ormai in pensione, dopo una carriera chiusa come tenente generale (“a tre stelle”, quindi di rango inferiore a Brown).

Donald Trump: prosegue il terremoto interno

Donald Trump
Il generale Charles Brown Jr., licenziato da Donald Trump

Nell’ultimo periodo, Trump e il suo braccio destro Elon Musk stanno apportando grandi cambiamenti all’interno dell’amministrazione, con licenziamenti a tappeto anche tra i dipendenti federali. Ad essere stata messa alla porta è anche l’ammiraglia Lisa Franchetti, prima donna statunitense a guidare la Marina. Quando il segretario alla difesa Pete Hegseth era ancora un commentatore televisivo, l’aveva presa di mira più di una volta, sostenendo che fosse stata scelta solo in quanto donna. Non aveva risparmiato aspre critiche anche a Brown, considerato troppo incline a programmi di inclusione, diversità e rispetto dell’uguaglianza.

In una dichiarazione, Hegseth ha ringraziato Franchetti e il generale Slife «per il loro servizio e la dedizione al nostro Paese». Ha chiesto poi nomine per i loro sostituti. Nella sua udienza di conferma al Senato il mese scorso, aveva criticato gli avvocati militari per aver imposto «inutili restrizioni legali ai soldati in battaglia, mettendo le proprie priorità davanti ai combattenti di guerra, alle loro promozioni, alle loro medaglie, davanti al sostegno di coloro che fanno le scelte difficili in prima linea.».

Federica Checchia

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