Nel 2023 una donna di 63 anni del bolognese era stata vittima del batterio Lysteria, contenuto in una confezione di salmone affumicato. Quella che poteva essere una banale intossicazione alimentare si era trasformata poi nel coma. La donna, che è stata in cura per due mesi all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, aveva denunciato l’azienda. E in questi giorni è arrivato il verdetto: niente rimborso per lei.
In coma a causa del salmone affumicato, ma niente risarcimento
La donna aveva riportato conseguenze importanti, ricevendo la condizione di invalidità all 100% inizialmente, ora ridotta al 35%. Nonostante il miglioramento, si trova comunque in una situazione instabile e di invalidità. Ha infatti raccontato cosa significhi vivere in questa condizione. “Tuttora non posso correre, faccio fatica a camminare e a volte a respirare, spesso non mi ricordo alcune parole, non riesco ad affrontare dei gradini se troppo alti, per arrivare in tempo alla fermata dell’autobus devo partire molto prima. La mia vita è stata stravolta e continua ad esserlo”.
Il ricovero è durato due lunghi mesi. La donna è stata anche in coma e ha riportato effetti gravi. Tra questi la polmonite bilaterale, crisi epilettiche, trombosi e problemi cardiaci. Roberta si era rivolta all’assicurazione sanitaria, che però è stata irremovibile: “L’assicurazione non vuole risarcire”, ha raccontato. E il verdetto arriva nonostante l’Ausl di Bologna avesse anche svolto un sopralluogo a casa della donna non appena accaduto il fatto: era stato trovato il Listeria in due delle quattro confezioni comprate ancora non aperte e sigillate. I numeri parlavano di unità di 3 milioni per grammo, una quantità esageratamente alta e fortemente nociva. Inoltre, la relazione riporta chiaramente che il salmone “era stato correttamente conservato in frigo e consumato entro la data di scadenza”.
Marianna Soru





