Due donne sono state insultate da una guardia svizzera in Vaticano. L’episodio, risalente a fine ottobre, mostra quanto la violenza simbolica contro le donne, spesso intrecciata a pregiudizi etnici e religiosi, resti radicata anche nei luoghi del potere spirituale. Ma questo non deve distrarci dal genocidio in corso a Gaza.

Il 29 ottobre due donne, entrambe ebree, sono state insultate e derise da una guardia svizzera all’ingresso di Piazza San Pietro.
“Les juifs!”, avrebbe gridato il militare, accompagnando l’insulto con un gesto di disprezzo. Le due si trovavano all’Arco delle Campane, in Vaticano, per partecipare a un’udienza sul dialogo interreligioso: un contesto che rende l’episodio ancora più paradossale.

Una delle due, la scrittrice israeliana Michal Govrin, ha raccontato a Kathpress il suo stupore. Un episodio del genere, proprio in Vaticano, è per lei una ferita simbolica. La vicenda non parla solo di antisemitismo: parla del modo in cui il linguaggio del potere maschile continua a manifestarsi anche nei luoghi che si presentano come morali o spirituali. L’autorità religiosa e quella militare si sovrappongono, ma non possiamo ignorare il contesto in cui ciò avviene: ovvero un genocidio in corso, perpetuato da autorità sioniste. Il fatto che Israele stia commettendo plurimi crimini di guerra potrebbe essere collegato a questo episodio, e non notarlo sarebbe follia.

Donne insultate al Vaticano, ma il problema è più ampio

Il portavoce della Guardia svizzera, Eliah Cinotti, ha confermato l’apertura di un’indagine interna “riservata”, e il comandante ha espresso “scuse profuse” alle due donne. Ma basta un’inchiesta o un comunicato per disinnescare una cultura del privilegio che da secoli attraversa il corpo della Chiesa? una cultura in cui le donne non sono mai davvero soggetti, ma ospiti tollerate? Ci interessano le scuse del Vaticano, quando è complice silenzioso? In un incontro con il presidente israeliano Isaac Herzog, il Papa e il Vaticano hanno ribadito che la “soluzione dei due Stati” è l’unica via d’uscita dalla guerra tra Israele e Palestina. Questa è una risposta critica, perchè anzitutto rinvia indefinitamente la responsabilità dell’occupazione israeliana, trasformando la libertà palestinese in un progetto futuro anziché un diritto presente. Inoltre, preserva gli squilibri di potere: uno Stato palestinese “piccolo, debole e controllato” accanto a un Israele forte significa quasi sempre uno status di subalternità permanente per i palestinesi.

Infine, l’episodio avviene proprio mentre Papa Leone XIV riaffermava, durante un’udienza, che

La Chiesa non tollera l’antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso.

Parole fuorvianti e insufficienti, in quanto il problema resta confinato al piano simbolico.

Il corpo delle donne nello spazio sacro, i corpi dei civili sotto le macerie

Il Vaticano è uno degli spazi più maschili e gerarchici del pianeta. Le donne possono entrare come fedeli, turiste, religiose, ma non come figure di potere. Il fatto che due di loro siano state insultate proprio lì è un segno: il confine del sacro coincide ancora con quello del patriarcato. In questo episodio il genere si intreccia con l’appartenenza religiosa, ma c’è il rischio che, se letto sotto la lente sbagliata, diveti l’ennesimo esempio di “fumo negli occhi” che confonde anti-sionismo e anti-semitismo nelle masse. Questa confusione è fondamentale per legittimare il genocidio a Gaza.

A tal proposito, il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin ha dichiarato che

l’operazione israeliana nella Striscia di Gaza ignora il fatto che sta colpendo una popolazione in gran parte indifesa: anche la legittima difesa deve rispettare il principio di proporzionalità.

Maria Paola Pizzonia