Donne e lavoro: pochi i passi avanti nel mondo. E in Italia?

Donne e lavoro: nel giorno della Festa della Donna è bene fare il punto su questo rapporto fondamentale. Secondo l’ultimo studio di Grant Thornton “Women in business: beyond policy to progress” i passi avanti sono tanti quanti quelli indietro. Nel mondo e anche in Italia, che si conferma tra le prime 10 nazioni  per presenza femminile negli organi decisionali. Al di sopra della media europea. Ma si può fare molto di meglio. Vediamo come.

Donne e lavoro
Il rapporto tra donne e lavoro credits: San Paolino’s Voice

Donne e lavoro. Uno dei rapporti che, nel mondo, è cambiato poco. Nonostante esempi virtuosi e proclami. Nonostante le donne che lavorano siano in numero sempre maggiore.

Partiamo dalla situazione mondiale. Lo scorso anno il mercato del lavoro globale ha registrato un aumento della percentuale di imprese con almeno una donna dirigente. Passata dal 66% al 75%. Mentre la proporzione fra componenti maschili e femminili nei vertici aziendali scende dal 25% al 24%. Africa, Europa dell’Est e alcuni stati asiatici guidano la classifica delle aree più virtuose.

Questo quanto emerge dall’ultimo rapporto stilato da Grant Thornton “Women in business: beyond policy to progress”.  Secondo lo studio, il mondo del lavoro si limita ad accettare ed impiegare donne per riempire una “scatola delle diversità”. Ma senza creare una cultura inclusiva sana.

“Se da una parte è estremamente positivo vedere sempre più imprese guidate da donne, dall’altra delude il fatto che queste siano così poche. Significa che la maggior parte delle imprese non sanno mettere a frutto la diversità

Questo il dato aggregato a livello mondiale, ma in Italia?

Donne e lavoro: cosa succede in Italia?

Passando dal mondo al nostro Paese, come si dipana il rapporto tra donne e lavoro in Italia? Senza dubbio è un rapporto in crescita. Attualmente, su 23 milioni di occupati, un terzo sono donne. Un numero in lenta ma costante crescita. Una percentuale ancora troppo bassa se confrontata con altri Paesi europei: il 50% della Germania e il 66% dell’Olanda.

Molte donne, in Italia, lavorano part time. Con esattezza, secondo i dati Istat, il 32,8%. La percentuale del part time maschile è l’8%. E questo anche se molte lavoratrici vorrebbero passare al full time, ma non gli viene concesso. Perché impiegate in settori che lo utilizzano storicamente, come a grande distribuzione e grande distribuzione. O a causa della crisi, visto che il passaggio da part time a tempo pieno è a discrezione del datore di lavoro. 

Donne e lavoro: le mamme
Donne e lavoro: per le mamme è molto difficile rientrare nel mondo del lavoro credits: UnaDonna

Per molte di loro si parla di “part time involontario”. Nelle parole di Emilio Reyneri, professore emerito di Sociologia del lavoro all’università Bicocca di Milano: “lavoratrici che fanno part time ma vorrebbero un full time“. La stima dice che sono 60 su 100.

L’ostacolo maggiore restano nonni e figli da accudire. È ancora alto il numero di chi esce definitivamente dal mondo del lavoro dopo il primo nato. E le difficoltà nel rientrare sono tante. Nonostante gli asili nido. Perché le mamme vengono ancora viste come un “problema”: sono meno disponibili a trasferte e a lunghi straordinari. Una visione che davvero sarebbe ora di cambiare.

Donne e lavoro: come andare davvero avanti?

Come ottenere un rapporto più equo tra donne e lavoro? A guardare i dati Istat, una delle risposte sembra essere lo studio. Raggiungere la laurea tende a ridurre anche il gap di genere salariale, che ancora persiste.

Dal Rapporto sulle retribuzioni di Od&M consulting (Gi Group) emerge che nei primi sei mesi del 2017 tra i giovani laureati la differenza salariale è più contenuta. È del 7,8% (2.040 euro) per i ragazzi con 1-2 anni di esperienza rispetto alle ragazze. Sale all’8,1% con 3-5 anni di anzianità. Ma si accentua tra i non laureati arrivando al 10,4%.

E allora un consiglio “rivoluzionario” oggi come venti, trenta, cinquanta anni fa: permettete alle ragazze di studiare. E alle mamme di tornare al lavoro. Il mondo ringrazierà.

Federica Macchia

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