Martina Strazzer, a distanza di settimane dallo scandalo della contabile incinta lasciata a casa al termine del contratto lavorativo, ha deciso di dire la sua e lo ha fatto accettando di essere intervistata da Selvaggia Lucarelli.

Un’intervista lunghissima e rilasciata gratuitamente sulla newsletter della Lucarelli. “Accetta di farsi intervistare, preferisce incontrarmi di persona, viene lei a Milano e si presenta all’appuntamento in anticipo, senza avvocati e uffici stampa. Non chiede le domande in anticipo, non mette paletti, non vuole rileggere l’articolo. Dentro di me penso che a 25 anni, nella sua situazione in cui una parola sbagliata la seppellirà, o è molto avventata o è molto centrata. Di sicuro, coraggiosa“, ha scritto Selvaggia.

«Incontro Sara nel luglio del 2024 consapevole del fatto che sia incinta di 4 mesi. Stavamo iniziando un percorso di internalizzazione delle pratiche amministrativo-contabili, quindi volevamo una referente interna per la contabilità – spiega Martina Strazzer nell’intervista con Selvaggia Lucarelli a Vale Tutto -. Lei si dice convinta di poter svolgere due compiti: quello di impostare un reparto amministrativo in grado di concludere il 2024 in modo impeccabile, senza commercialista.

E poi di guidare l’allora reparto amministrativo composto da due persone in qualità di professionista esperta. Lei è sicura della riuscita di questo obiettivo e la assumo con un contratto di un anno a tempo determinato».

Perché non le è stato rinnovato il contratto? Lei risponde così: «Sara era in congedo da novembre. Al momento delle scadenze contabili, a marzo, bisogna presentare la documentazione contabile e amministrativa a dei consulenti affinché la approvino. Viene fuori che ci sono dei gravissimi errori, procedurali e numerici. Non era una questione di metodo. E lei la contabilità l’ha guidata, quindi sbagliavano anche le altre due dipendenti. Me lo hanno riportato i consulenti, io non mi occupo di contabilità».

Non le aveva promesso un contratto a tempo indeterminato: «Non mi ero esposta, prima delle scadenze contabili mi ero limitata a dirle che fino a quel momento il lavoro andava bene. Quello che ci tengo a dire è che quando i consulenti mi hanno chiamata per riferirmi che la contabilità andava male, io sono caduta dal pero. Fino a quel giorno non avevo preoccupazioni sulla sua figura». Decide quindi di parlare con lei. 

L’incontro con Sara e Martina Strazzer

Martina Strazzer racconta di aver incontrato Sara per parlare, ma il risultato non è stato dei migliori: «Sara è stata convocata per avere dei chiarimenti ma lei era come un muro. Ha incontrato più volte i due consulenti, anche perché io volevo capire se fosse incompetenza o magari si potesse essere rotto il gestionale, magari si erano sfalsati i numeri e lei aveva dato direttive alla altre due dipendenti di correggere… era tutto assurdo». 

Selvaggia Lucarelli spiega che con la sua newsletter ha voluto approfondire anche il background di Sara, la dipendente rimasta a casa: «Ho raccolto qualche informazione lavorativa su Sara dai suoi ultimi ex colleghi e datori di lavoro e- non scenderò troppo nei dettagli, non è un dossier su di lei- tutti sono stati concordi nel dire una cosa: Sara ha competenze molto basiche in materia di contabilità e non reagisce bene alle critiche, ha un carattere spigoloso, mi sono stati riportati racconti di liti con colleghe e anche che si sia licenziata per andare a lavorare con Strazzer dal giorno alla notte, con un’iniziale segnalazione per mobbing nei confronti dei suoi ex datori di lavoro, poi ritirata».

Le colpe 

Martina Strazzer ha ammesso di aver commesso degli errori: «Mi assumo la responsabilità di aver trasformato una normale selezione di risorse umane in un un simbolo valoriale. Col senno di poi è stato inopportuno, e l’ho fatto con leggerezza».

L’influencer continua: «Sara ne aveva parlato sul canale TikTok riservato al personale in cui raccontava il suo ruolo, mettendo la sua faccia. Io ho ripreso il suo racconto nella mia prospettiva imprenditoriale. Non ho colto il rischio che tutto questo comportava». Un semplice errore di comunicazione, quindi?