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Draft 2018: i vincitori della notte delle scelte

Nella notte tra il 21 e il 22 Giugno si è tenuto il Draft NBA, che ha visto confermate molte previsioni della vigilia, ma che ha anche regalato sorprese. Chi ne è uscito vincitore?

Le squadre che hanno gettato le migliori basi per il futuro, per motivi diversi, sono sostanzialmente tre: Mavericks, Suns e Nuggets.

DALLAS MAVERICKS

Luka Doncic con la maglia del Real Madrid, squadra con la quale ha vinto campionato ed Eurolega in questa stagione

Sono i vincitori indiscussi di questo Draft: hanno mantenuto lo stesso salary cap, riuscendo a salire di posizioni per assicurarsi Doncic alla numero 3 (Scambiato per Young e la prima scelta del prossimo anno che sono finiti ad Atlanta, ndr) senza doversi accollare contratti eccessivi. Hanno formato il backcourt potenzialmente più forte della Lega per gli anni a venire accoppiando al già talentuoso Dennis Smith Jr., preso con la settima scelta assoluta nel Draft dell’anno scorso (Per una panoramica sulle migliori promesse dello scorso Draft, clicca qui), il gioiello di Lubijana, fresco vincitore della Liga ACB e dell’Eurolega con il Real Madrid. Non si sono però fermati qui e alla 33 hanno deciso di puntare su un altro ball-handler come Jalen Brunson, leader dei Villanova Wildcats vincitori quest’anno del titolo NCAA, assicurandosi una riserva di tutto rispetto. Hanno poi imbastito una trade con Philadelphia in cui hanno spedito la scelta numero 54 per la 56 e la 60, assicurandosi così due contratti a cifre contenute e potendo puntare con decisione ai migliori lunghi disponibili nella free-agency che sta per iniziare (DeMarcus Cousins e DeAndre Jordan su tutti). Non è tutto, poiché proprio con l’ultima scelta disponibile, la franchigia di Cuban ha selezionato Kostas Antetokoumpo, fratello minore del più famoso Giannis, alimentando ancora di più le voci che li vedrebbero interessati alla stella dei Bucks nell’estate del 2020. Vedremo nelle prossime stagioni se il tempo darà loro ragione, ma le premesse ci sono tutte, anche per far bene già dall’anno prossimo, soprattutto se sarà aggiunto il centro che tanto manca al roster di coach Carlisle.

 

PHOENIX SUNS

DeAndre Ayton prima del Draft, già col cappellino di Phoenix: il lungo era talmente consapevole di essere la prima scelta che ha cancellato i workout con le altre franchigie interessate

Avevano a disposizione la prima scelta assoluta e non hanno regalato sorprese scegliendo DeAndre Ayton, il miglior giocatore, almeno potenzialmente, di questo Draft e senza dubbio quello di cui avevano bisogno: un centro con versatilità e tanti punti nelle mani. Le sorprese per la squadre del neo allenatore Kokoskov (Primo Head Coach europeo nella storia della NBA) sono arrivate al momento di scegliere con la numero 16 (Scelta acquisita due stagioni fa da Miami nello scambio che portò Dragic a South Beach): la franchigia dell’Arizona ha scambiato Zahire Smith, scelto in quel momento, e la scelta di Miami al primo giro del 2021 (Ottenuta nel medesimo modo della precedente) per la numero 10 di Philadelphia, ovvero Mikail Bridges, un 3&D versatile e con una mentalità vincente, pezzo pregiato della squadra di coach Jay Wright, reduce dalla vittoria del titolo NCAA a marzo con i suoi Wildcats. Scelti poi Okobo (Playmaker francese di grande talento su cui bisognerà lavorare molto) e King al secondo giro, i Suns si trovano ad avere a disposizione uno dei migliori gruppi di giovani della Lega, guidato da un Devin Booker sempre più in ascesa (24.9 pt., 4.7 ast. e 4.5 rim. di media per lui nella passata stagione, la sua terza in NBA). Il nuovo coach, tutto lo staff tecnico e la dirigenza dovranno impegnarsi per istillare al meglio una mentalità vincente sin da subito, per cercare di tornare il prima possibile ai Playoff, che mancano ormai da 8 stagioni, affidandosi anche ai veterani già presenti in squadra come Chandler e Dudley o aggiungendone di nuovi, grazie alla buona flessibilità salariale, in estate.

 

DENVER NUGGETS

Michael Porter Jr. in azione in una delle sue pochissime partite con Missouri

La squadra di coach Malone si presentava al Draft con la modestissima quattordicesima scelta, visto il mancato arrivo ai Playoff soltanto al fotofinish, ma l’infortunio di Porter (L’ala in uscita da Missouri ha saltato praticamente tutta la stagione collegiale dopo un’operazione alla schiena, ndr) ha permesso loro di sceglierlo e di essere i migliori candidati ad essere ricordati come reali vincitori di questo Draft nei prossimi anni. Il rischio è altissimo, perché non si sa se e quando Porter tornerà ai livelli di fisico e di fiducia che lo facevano essere il secondo nella classifica ESPN delle 100 migliori promesse per il Draft 2018 e perché molte voci insistono sul fatto che probabilmente salterà tutta (o quasi) la sua prima stagione da professionista, ma se la storia ci insegna qualcosa (Vedi Griffin e Embiid) ciò non è del tutto negativo: i Nuggets hanno dimostrato di essere una squadra da oltre 50% di vittorie nella Western Conference e quindi crescere in un ambiente con mentalità non certo di rebuilding, potrà solo giovare ad un ragazzo talentuossisimo come Porter. La franchigia della Mile-High City ha poi scambiato Jackson (scelto alla 43) e una seconda scelta futura per assicurarsi i servigi di Jarred Vanderbilt (Scelto alla 41 dai Magic), giocatore già fisicamente pronto per il grande salto. Certo, Denver è già strapiena nel reparto lunghi, ma sta sondando con insistenza il mercato per trovare degli acquirenti, soprattutto per Faried e quindi, in caso “Manimal” venga scambiato, ci sarebbero dei minuti anche per l’ex Kentucky così come per Porter se rientrasse a stagione in corso.

 

Grayson Allen in uno scontro piuttosto fisico due stagioni fa con il suo nuovo compagno di squadra ai Jazz, Donovan Mitchell

Oltre ai tre team che si sono mossi meglio, ce ne sono altri che, nonostante la posizione delle scelte possedute, si sono mossi benissimo e, lavorando sotto traccia, hanno cercato di accaparrarsi la possibile “Steal of the Draft”. Tra questi i Celtics, che negli ultimi anni hanno sempre saputo pescare bene, che alla numero 27 (Scelta con cui l’hanno scorso è stato preso Kyle Kuzma, “Steal of the Draft” dei Lakers nella scorsa stagione) hanno selezionato Robert Williams, un lungo che, nonostante sia sceso di posizioni rispetto alle aspettative, apparentemente è dotato delle qualità giuste per essere complementare a quelli già nel roster di coach Stevens. Sei scelte prima, alla 21, invece i Jazz hanno scelto il più noto (Almeno per chi segue il college basketball) Grayson Allen: la combo-guard da Duke può garantire da subito un arsenale offensivo ampissimo e un’intensità da vero leader qual è stato per coach K all’università. Menzione speciale per i Pacers che con la scelta numero 23 hanno chiamato Aaron Holiday, fratello dei già NBA Justin e Jrue, stella di UCLA nella passata stagione e possibile playmaker di impatto dalla panchina sin da subito visti i 3 anni di college alle spalle, anche se la stazza non gioca a suo favore (185 cm. per 83 kg.). Infine, tra i possibili outsider di questo ricchissimo Draft, troviamo Hamidou Diallo, scelto con la 45 dai Nets e scambiato a OKC: la guardia, annoverata nel 2017 tra i migliori prospetti del mondo, ha perso quotazioni per i suoi problemi fisici e caratteriali che ne hanno condizionato la carriera collegiale, ma il talento c’è e si vede, così come lo ha visto Presti che, aggiudicandoselo, ha probabilmente messo vicino a Westbrook un altro giocatore con tanti punti nelle mani, soprattutto se gli verranno dati fiducia e minuti, vista l’assenza, almeno a inizio stagione, di Robertson.

 

Marco Azolini

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