L’attesissimo Dragon Quest III HD-2D Remake è proprio come lo immaginavano i fan più affezionati della serie RPG nata nel 1986: un rifacimento fedele nell’animo e nel gameplay (anche troppo forse) rispettoso di uno dei giochi più influenti della storia, ma esteticamente tutto nuovo e bellissimo, eppure mai irriconoscibile. L’originale, pubblicato nel 1988 per NES, ha tracciato un solco indelebile nel quale innumerevoli altri titoli (non solo i sequel e gli spin off della saga stessa) si sono trovati a loro agio e hanno prosperato. Il successo sia all’epoca che ancor di più dopo ha ben poco di incredibile, ed è merito della sua narrazione epica ma semplice, del sistema di classi ben bilanciato, nonché delle grafiche promozionali e dei design curati nientemeno che da Akira “Dragon Ball” Toriyama.
Questa nuova versione, rilasciata a novembre 2024 e realizzata dagli studi di sviluppo Artdink, genitori di Triangle Strategy per capirci (ecco la recensione di Triangle Strategy su Nintendo Switch, l’avete letta?), non vuole stravolgere l’esperienza, bensì veicolare le atmosfere originali sfruttando uno tra gli stili visivi e grafici più eleganti, per l’opinione di chi vi scrive, dell’epoca moderna: l’HD-2D nato con Octopath Traveler. Tuttavia, anche se offre un tributo visivamente sbalorditivo e persino arricchito da alcune puntuali migliorie strutturali e narrative, non è una versione priva di difetti e, soprattutto, non è un titolo rimasto immune allo scorrere degli anni, o al confronto con i suoi stessi seguiti…

Dragon Quest III HD-2D Remake Recensione, la Storia di un Eroe senza Tempo
La trama di Dragon Quest III è una classica avventura fantasy “da videogioco”, di quelle che al lancio, sul finire degli anni ‘80, andava più che bene per motivare il viaggio epico dell’eroe verso il suo destino. Così, il giocatore deve affrontare una serie di prove, affrontare nemici e Boss, esplorare il mondo e i suoi meandri alla ricerca del suo arcinemico. Ci è infatti richiesto di sconfiggere il signore del male di turno, che prima si chiamava Baramos e ora, nel remake, è stato cambiato in Padramos (perché poi?). Il demone minaccia il mondo con la sua sola esistenza, ma giocando scopriremo che un male ancora più grande è sempre in agguato…
Il remake, quindi, non apporta modifiche sostanziali alla storia ma ne espande alcuni dettagli con dialoghi extra, principalmente relegati alla sfera della lore dei comprimari. Nulla di significativo comunque: qualche flashback che a volte nemmeno aggiunge nulla, ma faranno comunque piacere ai fan più incalliti. Il cuore della narrazione rimane fedele all’originale, rispettando ciò che ha reso il gioco “un classico”, ma correndo quindi il rischio di non stare al di sotto degli standard attuali per le storie di intrattenimento fantasy (videoludiche o meno). Sapete no? Gli intrecci complessi, i giochi politici, i doppi giochi e un numero più alto possibile di NPC o secondari con questioni irrisolte da esplorare. Semplice è meglio? Per alcuni sì, ma non per tutti.

Intendiamoci, non è che la trama di Dragon Quest III sia alla stregua di quella di Final Fantasy 1: eroi della luce VS il male, punto e a capo. Pur nella sua elementarità si sviluppa in un contesto epico e avventuroso, iniziando con il protagonista, un giovane eroe, che si risveglia il giorno del suo 16º compleanno con un pesante fardello. E’ infatti il figlio del leggendario guerriero Ortega, scomparso durante una missione per sconfiggere il malvagio Bara-ehm, Padramos, e questo compleanno “regala” al giovane un’eredità: il compito di completare l’impresa paterna. L’avventura si articola in un vasto mondo suddiviso in regioni con deserti, foreste e città, grotte ghiacciate, avvolte dal magma e tanto altro.
Durante il viaggio, il protagonista può reclutare fino a tre compagni, che però sono volutamente più “generici” e meno approfonditi di quanto ci aspetteremmo: neutri. Tutto l’impegno della sceneggiatura, così, può concentrarsi sul protagonista e sul suo nemico, che, senza fare spoiler (sì, lo sappiamo che il gioco ha 40 anni, ma proviamo comunque a non dire tutto tutto almeno nella recensione!), nasconde un segreto collegato alle storie dei precedenti Dragon Quest. Ottimo, dato che anche il primo e il secondo capitolo stanno per tornare in versione 2D-HD.

Benedetto il 2D-HD
Sia benedetto il 2D-HD: uno stile grafico con radici profondamente piantate nella storia dei videogiochi, quella pixel art che solo con fantasia e mestiere riesce a essere in grado di rappresentare qualunque ambientazione, personaggio, dettaglio. Fusa, intrecciata ma non soffocata dalla tecnologia moderna, dai sistemi di illuminazione più sofisticati che sfruttano particellari, riflessi, rifrazioni. Chi vi scrive è un grandissimo fan di questo stile, che combina sprite 2D con ambienti 3D ricchi di dettagli creando un’estetica che è allo stesso tempo nostalgica e attuale. Ne son passati di pixel sotto ai ponti però, da quando è stato pubblicato Octopath Traveler: il primo titolo con questo tipo di visual. Che passando per Octopath Traveler 2, Live a Life, Triangle Strategy e altri ancora (Eyuden Chronicle per esempio) arriva a vestire Dragon Quest 3… e gli calza a pennello.
Città e i dungeon sono luoghi mozzafiato, ma in generale la cura per i dettagli è straordinaria sempre: quando muove le foglie sugli alberi, quando ci acceca con i riflessi del sole sui corsi d’acqua e ci inquieta, donando un’aura misteriosa e cupa nei temibili dungeon. Anche il ciclo giorno-notte, che si pasce del 2D-HD rendendo ogni mappa degna di essere esplorata almeno due volte nei due tempi diversi, aggiunge infine un ulteriore livello di immersività. Senza contare che di giorno, le città sono animate da NPC intenti nelle loro attività quotidiane, mentre di notte si accendono le luci delle taverne e le strade si popolano di nuovi personaggi. L’alternanza oraria incide anche sul gameplay, perché alcuni mostri particolarmente potenti appaiono solo durante la notte, offrendo sfide uniche ma ricompense altrettanto preziose.
Menzione d’onore, ovviamente, per la colonna sonora che è stata riorchestrata in modo eccellente. Le tracce originali di Koichi Sugiyama erano magnifiche già con pochi Bit a disposizione, ma anche con strumenti reali non sono male, dai (si scherza, sono stupende). Ogni brano, dai temi epici delle battaglie alle melodie rilassanti delle città, è stato rifinito per adattarsi al nuovo stile estetico e non far “sentire” differenze qualitative tra gli improvement visivi e quelli audio, contribuendo a creare un’atmosfera che cattura perfettamente l’essenza dell’avventura.
Brani come Heavenly Flight e Into the Legend risuonano con una potenza emotiva amplificata, accompagnando i momenti più epici del gioco come e meglio di prima. Ottima anche l’aggiunta di effetti sonori ambientali e delle voci dei personaggi principali, che arricchiscono ulteriormente l’esperienza audio.

Gameplay invariato, ma con qualche aggiustatina
Che dire poi del gioco vero e proprio? Beh, se siete “nostalgici” degli RPG di una volta non avete scampo: amerete questo remake. Già perchè il sistema di gioco è lo stesso, identico e fedele alla formula originale, con combattimenti a turni e un sistema di classi altamente personalizzabile, ma non facile da adattare alle nostre esigenze in poco tempo e molto meno flessibile di quanto siamo abituati in epoca moderna.
Se non vi interessano gli aggiornamenti alla quality of life dei GDR di oggi, con classi che si mischiano facilmente fin dal primo istante di gioco, con livelli che salgono vertiginosamente e tanti strumenti utili per rendere ogni comprimario utile in infiniti modi differenti, siete a posto. La possibilità di creare una squadra unica scegliendo tra varie “vocazioni”, che includono guerriero, mago, prete e altre opzioni più peculiari come il mercante o il giullare, vi faranno tornare indietro nel tempo a quando la vvalidità di un GDR si misurava in “quante classi ha” e non in “come le posso combinare”.

Sappiate però che non considereremo questa “rigidità” un difetto: non avrebbe senso. Dragon Quest III HD-2D Remake non nasce con gli intenti di Final Fantasy Rebirth, per citarne uno, e non ha intenzione di cambiare le carte in tavola. Vuole solo renderle più belle possibile per le nuove generazioni, o meglio, per quella parte delle nuove generazioni intenzionata a provare il brivido dei titoli “spigolosi” di una volta. Comunque, il remake introduce ugualmente alcune migliorie alla qualità della vita irrinunciabili.
Parliamo di funzioni come l’auto-salvataggio, un sistema di obiettivi più chiaro e una minimappa leggibile, che rendono l’esperienza di sicuro più accessibile rispetto all’originale. Per la cronaca, è comunque possibile personalizzare ulteriormente il gameplay con opzioni che permettono di regolare la difficoltà e velocizzare i combattimenti. Lo ripetiamo: lungi dallo snaturare l’essenza del titolo, eliminano semplicemente alcune lungaggini che pure i creatori del gioco originale, se la tecnologia e i tempi glielo avessero consentito, non avrebbero mai introdotto.
Pure le meccaniche a turni dei combattimenti sono rimaste invariate, rispettando l’eredità del gioco originale. Lato “contenuti secondari, ci è anche piaciuta l’Arena dei Mostri: una modalità opzionale che consente di catturare e allenare creature incontrate durante l’avventura per poi farle combattere in un’arena dedicata. Questa modalità aggiunge profondità e varietà al gameplay, incentivando l’esplorazione per trovare mostri rari. Utili anche perché un nuovo tipo di classe apposita per il remake è presente ora nell’avventura: il domatore, che per attaccare sfrutta una selezione di colpi scelta tra quelli dei mostri sconfitti o catturati.

Dragon Quest III HD-2D Remake Recensione, si stava meglio prima? No!
Lasciamo stare l’ovvio miglioramento estetico e grafico, quello che rende il nuovo Dragon Quest 3 un sogno per tutti gli appassionati e la versione migliore del gioco finora sul mercato. Certo, volendo fare il gioco dei puristi si fa presto a dire che, rispetto alla versione NES, questo remake è quasi irriconoscibile dal punto di vista visivo. Ma è l’anima del gioco che conta, e quella è rimasta intatta. Gli elementi che hanno reso Dragon Quest III un caposaldo dei JRPG, la trama semplice ma avvincente e il sistema delle classi leggibili e poco intricate, sono dunque ancora presenti.
Siamo anche lieti della flessibilità introdotta riguardo il livello di sfida. Perché è vero che nell’originale il grinding e una più che attenta gestione delle risorse era imprescindibile, ma lo sappiamo tutti perché questi primi GDR erano così. Per “allungare” il gioco includendo nel tempo necessario a completarlo lungaggini inutili e spesso odiate sia dai giocatori che dai developer per esempio. O per via di limiti tecnici o delle interfacce macchina – giocatore con poche opzioni per “inventare” soluzioni migliori.
E poi, comunque, rispetto al titolo originale, il mondo di Dragon Quest III è sempre lo stesso, vastissimo overworld che pure rielaborato con il 2D-HD cela aree che richiedono minuti di cammino per essere attraversate, sessioni marittime con dozzine di incontri casuali pronti a rallentarci, e Boss così coriacei da farci dubitare di poterli buttar giù. O anche, le quest secondarie e i dialoghi con gli NPC non dispongono di marcatori che guidino direttamente il giocatore. Questa scelta incentiva l’esplorazione e l’attenzione ai dettagli, ma potrebbe scoraggiare chi è abituato a giochi moderni più guidati. Avete capito: vi basta non ritoccare la difficoltà con le opzioni disponibili, e siete a posto in ogni caso.
Dragon Quest III HD-2D Remake quindi è una celebrazione benvenuta e di grande qualità, per uno dei titoli più importanti della storia dei videogiochi. Offre un’esperienza visiva e sonora straordinaria, accompagnata da sottili migliorie al gameplay che, però, resta sostanzialmente invariato e perciò gustoso per chi vuole solo un pretesto per riprendere la spada in mano e salvare ancora una volta il regno dal male. Non ci sono molti modi per dirlo: Dragon Quest III HD-2D Remake è un regalo per i fan della serie e una porta d’ingresso perfetta per i neofiti, punto. Non è perfetto, ma il suo cuore batte forte come quello dell’originale, regalando un’avventura che rimarrà a lungo nella memoria di chi lo gioca.
Dragon Quest III HD-2D Remake Recensione
Testato su Xbox Series X (disponibile anche su PS5 e PC)
+Grafica HD-2D sbalorditiva: uno stile unico che combina nostalgia e modernità.
+Migliorie alla qualità della vita: salvataggi rapidi, minimappa e opzioni di difficoltà.
+Sistema delle classi: grande varietà e possibilità di personalizzazione.
+Colonna sonora orchestrale: arricchisce l’esperienza con musiche memorabili.
–Prestazioni non ottimali: cali di frame rate e problemi di testo.
–Accessibilità eccessiva: alcune funzioni moderne riducono la sfida.
–Gameplay datato: nonostante i miglioramenti, alcune meccaniche potrebbero sembrare superate a nuovi giocatori.
Voto: 8/10
di Lorenzo Mango




