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Duterte ordina di sparare “a morte” a chi viola la quarantena

La situazione nelle Filippine sta degenerando, l’emergenza coronaviurs non si ferma ed il presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha ordinato alle forze di Sicurezza di sparare “a morte” a chiunque causi “problemi” nelle aree chiuse a causa della pandemia di coronavirus.

Circa la metà dei 110 milioni di persone del Paese è attualmente in quarantena, compresi milioni in condizioni di povertà elevata, lasciati senza lavoro a causa di forti restrizioni alla circolazione. Il capo della Polizia, Archie Gamboa, non attuerà la decisione di Duterte.

Il messaggio di minaccia di Duterte

Durante un messaggio alla cittadinanza trasmesso in televisione: “Piuttosto che creare problemi, vi manderò nella tomba”. La minaccia è arrivata dopo l’arresto di 12 persone a Quezon City, sull’isola di Luzon, trovate a protestare contro il governo e a chiedere aiuti per superare l’emergenza. Ovviamente c’è preoccupazione nel Paese su come le fasce più povere della popolazione possano sopravvivere al mese di serrata imposto sull’isola di Luzon, la più grande dell’arcipelago nonché quella che ospita la capitale Manila. La maggior parte dei 48 milioni di persone che la abitano dipende infatti da lavori giornalieri, interrotti bruscamente in seguito alla chiusura decisa dalle autorità.

Di canto suo, il presidente Duterte ha promesso ai cittadini l’assistenza del governo, spiegando che “anche se in ritardo, arriverà e nessuno morirà di fame”. Nel messaggio televisivo il presidente ha poi avvertito che il rispetto delle misure di quarantena sarà severamente controllato: “Il mio ordine alla polizia e all’esercito è di sparare, se ci sono disordini o proteste. Piuttosto che creare problemi, vi manderò nella tomba”.

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