È l’ultima battuta, l’ultimo film pensato, scritto e diretto da Bradley Cooper, non è una finestra, ma una vera e propria immersione, cinetica e sensoriale tra le pieghe del matrimonio. Laura Dern e Will Arnett incarnano perfettamente i due poli di scontro di un amore di cui nè loro, nè noi, possiamo tracciare le coordinate. Un film tragicomico sulla riscoperta del sé, al di là della coppia.
L’arena di scontro dei sentimenti
In È l’Ultima Battuta?, Alex (Will Arnett) affronta la crisi di mezza età e un imminente divorzio, in cerca di un nuovo inizio nel mondo della stand-up comedy newyorkese, mentre Tess (Laura Dern) riflette sui sacrifici fatti per la famiglia. I due dovranno confrontarsi con la gestione condivisa dei figli, la propria identità e la possibilità che l’amore possa assumere una nuova forma. Il film è targato Searchlight Pictures, ed è diretto e prodotto dal candidato all’Oscar® Bradley Cooper. Nel cast: Will Arnett e la vincitrice dell’Oscar® Laura Dern, sono affiancati dalla candidata al premio all’Oscar® Andra Day, il candidato all’Oscar® Ciarán Hinds, Amy Sedaris e Sean Hayes. La sceneggiatura invece è stata scritta da Cooper, Arnett e Mark Chappell.
Scelte registiche e di scrittura
Quella che abbiamo di fronte è una sceneggiatura interessante, che inizia con la festa di compleanno del figlio, e poi riavvolge il nastro a ciò che l’ha preceduto. Il compleanno è quindi il referente simbolico del ritrovo di questo nucleo familiare. Un nucleo che per tutto il film fatica a restare unito, date le incomprensioni delle coppia.
Un altro dato interessante nella scaletta delle sequenze è il fatto di inserire in medias res lo spettatore. Tess si lava i denti e pronuncia il suo proposito di divorzio, incontrando gli occhi si suo marito solo attraverso lo specchio. Non ci è dato sapere i motivi di questa presunta fine tra i due e difatti li vediamo riflessi. Gli stessi personaggi, in questo modo, si guardano, sì, ma senza vedersi in profondità. Il resto del film, di cui secretiamo i dettagli, non è altro che la lenta e faticosa risalita di Alex sulle pendici ruvide della separazione. Ma assaporiamo anche la perdita di senso: non c’è nessuna ragione dichiarata di questo allontanamento, nessuna delusione profonda, e neanche nessuna spiegazione al loro amore. Forse perché in amore, sia in pace che in guerra, una vera e razionale ragione non c’è mai. Il film, così, ritaglia un’efficace zona grigia dei sentimenti, in cui lo spettatore può proiettare le sue personali emozioni. Non per questo può dirsi, E’ l’ultima battuta ?, un film concettuale e irrisolto. Ci sono dei ritratti molto realistici e veritieri sul senso di vertigine che ogni separazione comporta.
Una regia senza distanza di sicurezza
Non seguiamo i personaggi da dietro, come in Eyes Wide Shut, nè gli siamo dolcemente accanto come in Storia di un matrimonio, perché in È l’ultima battuta? non vuole prevalere un inseguimento peripatetico dei personaggi ma un superamento netto della distanza. Tra noi e loro non c’è uno spazio di sicurezza, e i volti sono ripresi, per lo più, a distanza molto ravvicinata. La scelta di regia è stata quella di attivare, tramite i primi piani, un’immedesimazione diretta nelle loro emozioni, soprattutto quelle di Alex. Come se potessimo capirli, stando loro più vicini, come se loro stessi potessero capire davvero il vortice in cui sono caduti.

I protagonisti di una storia sul dubbio
Alex e Tess sono due personaggi riuscitissimi, grazie alla brillante interpretazione dei due attori. Laura Dern esautora con un piglio nevrotico una donna responsabile, e in apparenza decisa di ciò che pronuncia; mentre Will Arnett, una vera stella rivelazione in questo film, è il protagonista al cui seguito ci posizioniamo noi spettatori; è l’uomo passivo, addosso a cui piombano gli eventi. Lo stesso Alex che però nella stand up comedy ritrova i suoi sogni di bambino, l’autostima e una cosa quasi vicina alla felicità. A corroborare le dinamiche naturali e spontanee tra gli attori c’è l’interpretazione di Bradley Cooper, deus ex-machina artistico e nel film migliore amico della coppia. Ubriaco, narciso, sarcastico, ritaglia uno spazio brioso e leggero in un film in cui la nostalgia e l’angoscia restano in agguato per tutta la durata. I personaggi sono così le pedine grigie, irrisolte e squisitamente umane di una storia sul matrimonio, che di categorizzabile non vuole avere proprio nulla.
Il finale del film e lo sguardo frontale
Il finale sigilla il tema centrale del film: la felicità dell’individuo all’interno della coppia, una risorsa necessaria per la felicità della coppia stessa. “Io non ero infelice del nostro matrimonio, ero infelice nel nostro matrimonio”. Quel ‘nel’ apre un orizzonte sconfinato sul concetto di felicità e di autodeterminazione che libera lo spettatore dall’angustia di questo film, in cui non batte il sole, e nessun battuta riesce davvero a far ridere. La nostalgia è così spenta dal balsamo del finale, in cui i due protagonisti capiscono che non erano insoddisfatti della loro relazioni, lunga quasi 30 anni, ma erano insoddisfatti mentre erano assieme, avendo trascurato i loro sogni e le loro vere ambizioni.
La distanza che prendono durante il film è stata a tutti gli effetti la medicina per guarire dalla loro reciproca frustrazione, scoprendo realmente cosa li rende felici. Alex ritrova la sua passione per la stand-up, e Tess per la pallavolo, di cui diventa allenatrice. Ritrovarsi come individui è la chiave per vedere l’altro, non per l’idea che è, ma per chi è veramente. Il quadro di Tess si gira di faccia, Alex è inquadrato frontalmente e i due si guardano veramente negli occhi, e forse mai più, attraverso uno specchio.
Sarà stata davvero l’ultima battuta di questo matrimonio, che come tutti, danza sul labile confine tra commedia e tragedia? Forse la risposta non è davvero importante, quanto piuttosto la consapevolezza acquisita di Alex a fine film. Quella di non essere mai stato, né solo, né debole, ma un uomo dalle mille risorse, che può permettersi, come preferisce, di essere felice.
Doriana Gatta




