Aveva 65 anni Sabrina Minardi, moglie di Renato De Pedis, boss della Banda della Magliana, assassinato il 2 febbraio 1990 in un agguato a Roma nei pressi di Campo de’ Fiori. È morta nel bolognese, durante il sonno: da una prima ricostruzione non ci sono stati segnali che lasciavano presagire la morte. Era stata dal parrucchiere, per prepararsi in vista di un incontro con alcuni conoscenti. Minardi è stata una testimone chiave del caso Emanuela Orlandi: insieme alla giornalista Raffaella Notariale scrisse il libro ‘La Supertestimone del caso Orlandi’ con la prefazione di Pietro Orlandi.

È morta Sabrina Minardi, moglie di De Pedis

Minardi era nata nel 1960. La sua testimonianza era stata preziosa: disse che “Renato e Sergio” misero sulla sua macchina “la ragazza” che le era apparsa subito “frastornata e confusa, piangeva, rideva, le avevano tagliato i capelli. Mi disse ‘mi chiamo Emanuela’”. Da li i due l’avrebbero portata nella casa al mare “dei miei genitori a Torvaianica. Renato mi disse che serviva solo per una notte, che era un’emergenza. Alla fine fu tenuta un paio di settimane”. Le sue dichiarazioni sembrano essere state ignorate. Non è mai stata infatti convocata dalla Commissione d’inchiesta che indaga sul caso di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

All’epoca dei fatti aveva 23 anni e, secondo i suoi racconti, fu testimone di molte delle imprese criminali della Banda della Magliana. Ha dunque vissuto l’organizzazione criminale e i suoi presunti collegamenti con il mondo della politica e gli ambienti vaticani di allora. Sulla sua morte interviene anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. In un post scrive: “Tre inchieste sulla vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi, ma nessuno ha mai ascoltato Sabrina Minardi. Mi spiace per la sua morte ho provato tante volte ad incontrarla, ma non ha mai voluto. Nessuno dal 2015 l’ha più ascoltata tra inchiesta Vaticana, Commissione e Procura. Tre inchieste cosa aspettavano a risentirla? E avere spiegazioni su alcuni punti; ritenuta molto attendibile da chi indagò all’epoca come l’ex capo della Mobile Rizzi, la sua vice Petrocca, la stessa Maisto, il magistrato che con Capaldo seguì le indagini, che credeva molto nelle sue dichiarazioni”. 

Marianna Soru

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