Esteri

È nato il nuovo governo dei Talebani: ecco chi sono

A 24 giorni dalla presa di Kabul, e la successiva proclamazione dell’Emirato islamico di Afghanistan, i talebani hanno trovato un accordo sulla composizione del nuovo governo, annunciato dal portavoce Zabihullah Mujahid in conferenza stampa. Nessuna donna nella compagine dei ministri ma vari nomi noti alle cronache: la carica di primo ministro andrà al mullah Mohammad Hassan Akhund, già capo del Consiglio direttivo dei talebani, la Rahbari Shura. Il suo vice sarà Abdul Ghani Baradar, tra i fondatori del movimento e negoziatore degli accordi del febbraio 2020 con gli Stati Uniti. Il nuovo primo ministro afghano nel governo dei Talebani, figura nella lista dell’Onu di persone designate come “terroristi o associati a terroristi“. Hassan è stato in passato consigliere politico del Mullah Omar, già leader dei Talebani, oltre che governatore di Kandahar e ministro degli Esteri negli anni del primo governo degli studenti coranici, tra il 1996 e il 2001. 

Governo dei Talebani: ecco chi sono

Abdul Ghani Baradar, co-fondatore dei talebani, negoziatore con gli Usa a Doha e capo politico in pectore degli studenti coranici, sarà il vice leader del nuovo governo a Kabul. Nato nel 1968 nella provincia di Uruzgan (Sud), cresciuto a Kandahar, ha combattuto contro i sovietici negli anni ’80. Considerato il genero del mullah Omar, è stato liberato su richiesta degli americani nel 2018 e ha firmato gli accordi di Doha. Dopo che i russi furono cacciati nel 1992 e il Paese venne travolto dalla guerra civile, Baradar istituì una madrasa a Kandahar con il suo ex comandante e presunto cognato, Mohammad Omar, deceduto nel 2013 e la cui morte è stata nascosta per due anni. Baradar è considerato l’artefice della vittoria militare del 1996, quando i talebani presero il potere, così come di quella odierna. Nei cinque anni di regime talebano, fino al 2001, ha ricoperto una serie di ruoli militari e amministrativi e quando l’Emirato cade, occupa il posto di vice ministro della difesa. Nel 2001, dopo l’intervento Usa e la caduta del regime talebano, Baradar avrebbe fatto parte di un piccolo gruppo di insorti pronti alla firma di un accordo con il quale riconoscevano l’amministrazione di Kabul, ma si e’ trattata di un’iniziativa infruttuosa. Nel 2010, quando è stato arrestato a Karachi, in Pakistan, Baradar era allora il capo militare dei talebani. Durante il suo esilio, durato in tutto 20 anni, ha saputo mantenere la leadership del movimento. Ascoltato e rispettato dalle diverse fazioni talebane, e’ stato successivamente nominato capo del loro ufficio politico, stabilito in Qatar, da dove Baradar ha portato avanti i negoziati con gli americani, che hanno portato al ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan e ai fallimentari negoziati di pace con il governo afghano.

Mawlawi Mohammad Yaqub, figlio del mullah Omar, avrà l’incarico di ministro della Difesa, mentre Sirajuddin Haqqani guiderà il dicastero dell’Interno. Figlio del celebre comandante della jihad anti-sovietica, Jalaluddin Haqqani, Sirajuddin è il numero 2 dei talebani e il leader della potente rete che porta il nome della sua famiglia. La rete Haqqani, fondata dal padre, è ritenuta terroristica da Washington, che l’ha sempre considerata una delle fazioni più pericolose per le truppe Usa e Nato durante due decenni. La rete è nota per il suo utilizzo dei kamikaze, che hanno messo a segno gli attentati tra i più devastanti perpetrati in Afghanistan negli ultimi anni. Sirajuddin Haqqani, è ricercato dall’Fbi. Sulla sua testa una taglia da cinque milioni di dollari a chiunque possa fornire informazioni utili alla sua cattura. E’ ricercato in relazione a un attentato del 14 gennaio 2008 contro il Serena hotel di Kabul nel quale sono rimaste uccise sei persone, tra cui un cittadino americano, Thor David Hesla. E in merito a un tentato omicidio del presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai sempre nel 2008. Qari Din Hanif è stato nominato a capo del ministero dell’Economia, Mawlawi Noor Mohammad Saqib è a capo di quello del Pellegrinaggio e degli affari religiosi e Mawlawi Abdul Hakim Sharie a quello della Giustizia. Il mullah Mohammad Esa Akhund guiderà il dicastero delle Miniere e del petrolio, il mullah Noorullah Noori quello dei Confini e degli affari tribali mentre Khalilurahman Haqqani sarà responsabile per i Rifugiati.

Mullah Hibatullah Akhundzada sarà la Guida suprema dell’Emirato islamico dei Talebani, come ha confermato in conferenza stampa il portavoce Zabihullah Mujahid, spiegando che Akhundzada ”guiderà i fedeli, darà la linea e sosterrà il governo”. Akhundzada è stato nominato leader dei Talebani  (“Ameer-ul-momineen”, il ‘comandante dei fedeli’) nel maggio del 2016  dopo l’uccisione in un raid di un drone Usa in Pakistan del predecessore, il mullah Akhtar Mansour, salito ai vertici del movimento nel 2015 a seguito della morte del mullah Omar che venne confermata passati due anni dal decesso. Rispettato come esperto di questioni religiose più che come comandante militare, Akhunzada era stato il capo della ‘giustizia’ talebana  all’epoca del regime (1996-2001) e oggi dovrebbe essere 60enne. Poco dopo la sua nomina al-Qaeda gli giurava fedeltà. Per la gerarchia del  movimento, ha l’ultima parola sulle questioni politiche, militari e religiose.

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