2.000 paia di sandali a 800 euro (930 dollari) ispirati alle calzature dei popoli indiani. Questa l’idea di Prada che, grazie ad una collaborazione con gli Stati del Maharashtra e del Karnataka, ha stipulato accordo proprio con due enti sostenuti dallo Stato, risaltando l’artigianato locale indiano grazie alla tecnologia e know-how italiani.
Sandali “Made in India” per Prada (dopo le polemiche)

Una mossa strategica (forse) dopo la polemica insorta a seguito della produzione da parte della casa di moda di calzature ispirate alle popolazioni indiane. Circa sei mesi fa aveva presentato a Milano sandali che richiamavano calzature indiane del XII secolo, note come “Kolhapuri chappal”. Questo ha portato indignazione di artigiani e politici indiani. Il brand, infatti, era stato accusato di appropriazione culturale. Ora, la svolta: come ha detto Lorenzo Bertelli, “Combineremo le capacità del produttore originale con le nostre tecniche manifatturiere”. Bertelli è direttore marketing e responsabile della responsabilità sociale d’impresa.
E ha aggiunto: “Vogliamo fungere da moltiplicatore di consapevolezza per queste chappal”. Nate nel Maharashtra e nel Karnataka, le calzature sono realizzate a mano da persone appartenenti a comunità emarginate. Con questa collaborazione gli artigiani sperano che aumentino i redditi, attraendo le giovani generazioni al mestiere e preservi un patrimonio minacciato dalle imitazioni a basso costo e dal calo della domanda. Infatti Prerna Deshbhratar, direttrice generale di LIDCOM, ha detto che “Una volta che Prada avallerà questo artigianato come prodotto di lusso, l’effetto domino si attiverà e porterà a un aumento della domanda per questo mestiere”.
Marianna Soru





