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Educazione sessuale, un rifiuto politico

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Ora di italiano: presente. Matematica: presente. Arte: presente. Religione: presente. Ora di educazione sessuale: assente. Ah, la grande assente nel panorama educativo italiano. Ma perché l’educazione sessuale e sentimentale spaventa così tanto? Ma soprattutto chi spaventa?

Non ne hanno paura i giovani, che probabilmente affronterebbero l’ora di educazione sessuale prima ridendo a ogni “pene” e “vagina” sentito in aula, per poi crescere come individui coinvolti e consapevoli. Non ne hanno paura i genitori, che si sentirebbero sollevati dal dover insegnare ai figli il collegamento tra cavoli, impollinazione e cicogne – auguri comunque – perché ci sarebbe la scuola a rispondere alle domande in maniera preparata e aggiornata (sono troppo speranzosa forse?).

Ad averne paura sono i politici. Fa comodo, diciamolo, crescere un elettore che conosce solo nero e bianco. Perché la polarizzazione è semplice, lineare e non ha bisogno di grande investimenti intellettivi o economici. Come si può dire altrimenti, per essere più chiari? Ah sì, non ha bisogno di diritti. Il Ddl Zan vi ricorda qualcosa?

L’educazione sessuale è una materia politica, perché il corpo è politico, perché la parola “sesso” è politica (basta guardare alla storia recente degli scandali politici per renderci conto di questo). Accettare l’educazione sessuale e sentimentale nelle scuole vorrebbe dire crescere bambini, giovani ragazzi e infine adulti consapevoli. Vorrebbe dire far conoscere loro i sentimenti dell’amicizia e dell’amore con un filtro chiamato “educazione” e non “rappresentazione”. E poi che rappresentazione c’è in Italia, quella della tv generalista? Meglio di no. Vorrebbe dire, in conclusione, spostare la responsabilità delle violenze queerfobiche e la colpa dei femminicidi dall’educazione famigliare a quella impartita dallo Stato.

L’educazione sessuale svenduta come “teoria del gender”

Il discorso sulla fake news della “teoria gender” è servito a creare il sostrato sociale e culturale per delegittimare l’educazione sessuale. Per questo ora suona così assurdo o addirittura perverso e malato parlare di sesso ai bambini. Sesso e non porno, meglio sottolinearlo. No, per quanto Pro Vita & Famiglia ci regali perle come “Troppo spesso l’educazione affettiva e l’educazione sessuale si sono trasformate in lezioni di Kamasutra svilenti” questo non è mai davvero avvenuto.

Questa stessa dinamica l’abbiamo vista proposta nell’ultima stagione di Sex Education, serie televisiva di Netflix capace di raccontare ai giovani l’educazione sessuale come processo di crescita personale. Ecco, nella serie si sviluppano tematiche di ogni genere e tutte sono riconducibili a questa materia.

Poi (spoiler) un terrore di destra cala sulla scuola. La falsa informazione, la narrazione stantia sul sesso e la paura prendono il sopravvento. In un regime militarizzato, rappresentato da divise grigio topo, l’educazione sessuale viene usata per propagandare l’astinenza, il mito della fecondazione e perpetrare il binarismo di genere. Il clima di terrore, eretto dalla nuova preside, è sostenuto da una narrazione di guerra alle malattie, una guerra contro il nemico, cioè il sesso, che porta alla depravazione e alla mortificazione del corpo.

Siamo poi tanto lontani dalla realtà? Il dialogo con i giovani non esiste e anzi si vuole imporre alle nuove generazioni di non avanzare e neanche di stare fermi sul posto, ma addirittura di fare dei passi indietro rispetto alla rivoluzione sessuale e dei corpi di un cinquantennio fa.

Educazione sessuale in Europa: materia obbligatoria

Guardiamoci un po’ intorno. L’Italia è tra i pochi paesi europei a non aver introdotto l’educazione sessuale nelle scuole. Siamo accanto a ottimi compagni di banco: Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.

Forse è il caso di dare un’occhiata ai Paesi europei dove la materia è insegnata per renderci conto dei risultati che potremmo ottenere inserendo una sola ora a settimana di educazione sessuale nelle scuole di ogni ordine e grado.

L’insegnamento della materia “educazione sessuale” in alcuni paesi europei ha inizio fin dalle scuole primarie, o addirittura dall’asilo. Si chiama educazione sessuale anche in Olanda, per esempio, ma è divisa in programmi per due fasce di età. Il primo è chiamato “Relazioni e sessualità” e va dai 4 ai 12 anni; il secondo è “Long Live Love” ed è pensato per i ragazzi dai 13 ai 15 anni. Questi programmi insegnano a conoscere il proprio corpo, la differenza tra sé e gli altri, le differenze tra i corpi maschili e femminili; con il tempo si arriva a parlare di creare un’amicizia, innamorarsi e anche di abusi sessuali e malattie veneree.

L’Olanda dal 2010, anno in cui è stato introdotto lo studio dell’educazione sessuale, ha registrato il minor tasso di gravidanze adolescenziali in Europa. Un dato positivo, no? Oddio forse in Italia qualcuno sarebbe in grado di rispondere effettivamente “no”.

Sex education - Photo Credits: web
Sex education – Photo Credits: web

La materia “educazione sessuale” è inutile?

Ancora oggi si pensa che spetti ai genitori decidere quando esporre i figli a queste tematiche. Il rischio? Mancare il momento adatto per parlare con i figli e lasciarli liberi di vagare su internet senza una conoscenza basilare di ciò che si trova in rete. Secondo un rapporto del 2013, “Policies for Sexuality Education in the European Union”, avere un’educazione sessuale non confonderebbe di più i bambini, ma il contrario.

Tenere lontani i ragazzi dall’educazione sessuale, e quindi dal sesso, con bugie e oscurantismo hanno soltanto un effetto negativo. Sul rapporto si legge: “Gli esperti hanno affermato che un’educazione sessuale insufficiente porta a un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di Aids e malattie sessualmente trasmissibili”. Sorpresi? Non credo proprio. Ma allora bisogna vietare il sesso? No, quello si farebbe comunque. Il modo migliore è educare i giovani.

Ostacolare lo studio di una materia che spaventa i genitori solo per il nome “educazione sessuale“, come se significasse spingere i propri figli a fare sesso, rischia di confondere su cosa davvero sia questa materia. Un esempio lo abbiamo già visto con i due programmi olandesi, ma in generale di cosa parla questa materia?

Cosa insegna?

Alcuni argomenti sono assimilati dal programma di biologia, relegato al quarto o quinto anno delle scuole superiori e che spesso vengono trattati da un punto di vista totalmente scientifico. Alcuni docenti si prendono la responsabilità di affrontare e approfondire anche l’aspetto più sociale e sentimentale legato al corpo, ma non è così per tutti.

L’educazione sessuale vuole essere una guida al rispetto delle emozioni, al modo per affrontare i rifiuti, come difendere il consenso, accettare scelte diverse dalle proprie, come funziona la sessualità e i rapporti affettivi. Ma si parla soprattutto di prevenzione, di salute e malattie sessualmente trasmissibili.

Questi argomenti sono vagliati da esperti e distribuiti nel percorso di studio dall’asilo alle superiori. Saper parlare ai più piccoli, come anche incontrare il favore dell’ascolto dei ragazzi più grandi, è parte dell’insegnamento stesso della materia, che mette al centro del dialogo le curiosità e le domande dei futuri cittadini.

Il rapporto dell’Italia con l’educazione sessuale

La sessualità non è una questione privata che si può (o deve) trattare entro le mura domestiche. Il sesso non si fa da soli e bisognerebbe conoscere meglio un aspetto così comune della vita di ognuno.

Ci sono stati 16 progetti e oltre 300 atti parlamentati, tra interpellanze, interrogazioni e risoluzioni sull’educazione sessuale negli ultimi quarant’anni eppure, ancora oggi l’Italia non ha una legge. No, la presunta “teoria gender” non c’entra nulla, non si deve fare confusione. L’educazione sessuale riguarda tutti, nei tempi e nei modi opportuni.

L’assenza di educazione sessuale non è priva di conseguenze. In Italia, dal 2007, le vendite di profilattici sono calate del 13%. Questo non vuol dire che i giovani non facciano sesso, ma che lo facciano senza protezione. A riprova di questo dal 2000 a oggi sono aumentati i casi di sifilide, si parla del +400% e quelli di gonorrea sono raddoppiati. Investire sull’apprendimento sicuro di questi argomenti non è un errore, ma al contrario promuove la salute e migliora la qualità della vita. Ma soprattutto l’insegnamento del rispetto altrui e del concetto di consenso farebbero fare un passo avanti enorme nella lotta al fenomeno dell’omofobia e del femminicidio.

Oscurantismo, omertà e passione per l’ignoranza

Il titolo di questo paragrafo non annuncia nulla di buono, ma è il momento di dare voce a chi è contro lo studio dell’educazione sentimentale e sessuale. Le motivazione si possono leggere in due risposte alle dichiarazioni fatte dal Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, ovvero “è ora di andare avanti e di educare i giovani”. Finalmente, aggiungerei.

Di opinione diversa sono Paola Frassinetti ed Ella Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia:

Il ministro dell’Istruzione Bianchi dice che “è ora di andare avanti” sull’educazione sessuale e che “dobbiamo educare agli affetti e in questo ricade anche il sesso”. Noi crediamo invece che questi siano temi di cui non si devono occupare né Bianchi, né il Ministero perché di esclusiva competenza dei genitori e delle famiglie. […] Siamo, invece, favorevoli al ritorno dell’educazione civica.

Siamo in una sede di informazione, per questo eviterò di fare battute da cabaret, ma la prima reazione è quella. Questo perché pensare che il sesso sia “esclusiva competenze dei genitori” è un discorso davvero spaventoso e che vorrei controbilanciare con delle battute. Cercherò però di esporre i dubbi di questa pratica educativa casalinga. Penso ai giovani cacciati di casa per aver fatto coming out, alla violenza verbale, al perpetrarsi di modelli famigliari chiusi e basato su ruoli binari. Questa affermazione lascia intendere che tutti i genitori siano in grado di comprendere i propri figli, anzi di comprenderli e di saperli educare nel modo e con le informazioni corrette.

Concludiamo con la risposta di Pro Vita & Famiglia Onlus:

Troppo spesso l’educazione affettiva e l’educazione sessuale si sono trasformate in lezioni di Kamasutra svilenti, inni all’utero in affitto e lezioni sull’aborto facile o su come esplorare l’identità di genere. […] addirittura queste tematiche intime dovrebbero essere affrontate dalla prima elementare. Le famiglie sono stanche di questa invasione di campo dannosa per i figli: lasciate in pace i bambini e rispettate il primato educativo dei genitori!

Vorrei essere arrivata alla fine di questo articolo con un atteggiamento neutro, ma la realtà è che pensare di comparare l’opinione di una onlus che si chiama Pro Vita & Famiglia con i risultati che gli altri Paesi ottengono nel frattempo è svilente. Da una parte c’è l’educazione, dall’altra l’ignoranza. Da una parte c’è prevenzione, dall’altra l’oscurantismo.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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