Edward Gordon Craig: la scena incandescente

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Di Redazione Metropolitan

Senza dubbio annoverabile tra i fautori di una delle maggiori rivoluzioni teatrali del Novecento, Edward Gordon Craig propone un’archittetura assoluta che mette in atto un radicale decentramento della figura attoriale restituendo dignità al dinamismo della scena.

Uragani devastanti fra le sue mani, incendi, tumulti.

La scena si accartoccia, si piega, si spezza ciò che essa contiene.

Lo sbrindellarsi del teatro si profila dinanzi ai nostri occhi, l’iride si ricolma di macerie, di lava che agglutina, avvolge.

https://alchetron.com/Edward-Gordon-Craig (PHOTO CREDITS:ANSA.IT)

Dov’è l’ordigno? Dove il fulcro del vulcano che tutto dissolve?

Un uomo, Edward Gordon Craig, è fautore d’incendi.

 Dirotta la scena verso tumulti incandescenti, è ora lapillo che spezza l’organico, e raschia, visionario, l’incrostazione del materico, il vacillante antropocentrismo della scena.

Qualcosa è morto, risucchiato entro gli abissi vischiosi dello spazio.

Qualcosa esplode invece; si innalza dalla polvere, si accende lacerando il pulviscolo, dirotta i presunti baricentri.

https://www.gazetadopovo.com.br/caderno-g/teatro/vanguarda-visual-do-teatro-e-resgatada-4el8pno5dyui2pf07h7m5rij8 (PHOTO CREDITS: ANSA.IT)

Agli albori del Novecento, lo spazio si prende la sua rivincita spodestando l’uomo della sua centralità, ribaltando il limite labile del suo microcosmo.

Lo Screens, il palco mobile, il pannello cinetico creatore di suggestioni.

Ridotta fino ad allora ad oggetto accessorio, la scena è ora soggetto di nuovo dinamismo, foce di scosse rutilanti, spirito devastatore eppure vitale.

E’ nella creazione di una architettura assoluta che l’uomo-vulcano dispiega la sua lungimiranza; stravolti assistiamo al trionfo di una scena che si sposta in tutte le direzioni entro cui ogni configurazione appare ormai possibile.

Perso è il senso della mera rappresentazione.

https://theartstack.com/artist/edward-gordon-craig/st-matthew-s-passion-mod (PHOTO CREDITS: ANSA.IT)

Il Genio spinge oltre il suo sguardo, si rintana in un mondo onirico dove il teatro appare come unica autentica voce, tutto il resto sprofonda nell’indistinto.

E dunque si chiede: qual è il senso dell’uomo? Dove si colloca?

Sagome e fantasmi.

Figure spettrali, ombre.

Dinanzi all’incedere tonante di una radicale stilizzazione l’uomo è ora marionetta, i suoi movimenti raggrumati, distillati nell’atmosfera rarefatta che li piega.

https://theartstack.com/artist/edward-gordon-craig/steps-iii ( PHOTO CREDITS:ANSA.IT

Uber- Marionette, la figura inanimata, l’automa meccanico.

Sospinta da fili metallici è ridotta a puro strumento in balia dei venti, costretta, soffocata, sospinta dall’abnorme emozione.

Affermandosi come maggior teorico dell’arte scenica moderna Craig espone le sue teorie in più volumi tra i quali “The Art of the Theatre”, “Toward a new Theatre”, sono solo alcuni celeberrimi esempi.

 “The Mask”, The Marionette”, riviste da lui fondate durante il soggiorno a Firenze, contribuiscono alla loro divulgazione.

E’ però la molteplicità di interpretazioni sceniche da lui dirette a porsi come scossa concreta, lava dirompente, nucleo di ribaltamento; a partire da “ Con l’amore non si scherza – suo primo lavoro, esse  si susseguono, si liberano incessanti dalle grinfie di un testo fino ad allora vincolante.

Giorgia Leuratti